17 Agosto 2026
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Mare sporco a Roccelletta, Legambiente: “Sul Corace criticità denunciate da anni”. Il nodo irrisolto del depuratore di Catanzaro

Dopo i valori fuori norma rilevati da Arpacal e il divieto temporaneo di balneazione, l’associazione richiama il risultato di Goletta Verde: la foce era risultata fortemente inquinata già tra giugno e luglio. “Ora bisogna individuare scarichi e cause della contaminazione”

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Il mare non conforme davanti a Roccelletta di Borgia, la concentrazione impressionante di Escherichia coli alla foce del Corace e il conseguente divieto temporaneo di balneazione non rappresenterebbero un’emergenza improvvisa. Per Legambiente Calabria sono piuttosto la conferma di una criticità conosciuta e denunciata da anni, sulla quale adesso occorre intervenire risalendo alle cause dell’inquinamento.

L’associazione ambientalista prende posizione dopo i risultati deicontrolli straordinari effettuati da Arpacal nel giorno di Ferragosto. Le analisi hanno classificato come non conformi due campioni di acqua marina: nel punto indicato come Lido Acquatica sono state rilevate 9.804 unità di Escherichia coli e 4.106 enterococchi intestinali ogni 100 millilitri; nel tratto del Cammello Grigio i valori hanno raggiunto rispettivamente quota 602 e 443.

Alla foce Fiumarella-Corace, in un campione classificato come acqua superficiale, l’Escherichia coli è arrivato a *100mila unità per 100 millilitri*. Per questa matrice i limiti di balneazione non sono applicabili, ma il numero descrive comunque una fortissima contaminazione microbiologica. Il Comune di Borgia ha quindi disposto, in via cautelativa, il *divieto temporaneo di balneazione* nei tratti interessati, in attesa dei nuovi risultati analitici.

“Non è un episodio isolato”

Per Legambiente sarebbe un errore considerare quanto accaduto a Ferragosto come un fenomeno occasionale. “Quello che emerge in questi giorni – sottolinea l’associazione – non può essere liquidato come un evento improvviso. La foce del Corace rappresenta da anni un punto critico e i risultati dei nostri monitoraggi hanno più volte evidenziato la necessità di intervenire sulle cause che determinano l’arrivo di contaminanti a mare”.

Nel quadro delle problematiche da affrontare, Legambiente inserisce anche “la situazione del depuratore di Catanzaro, ancora irrisolta”. Un riferimento che sposta l’attenzione dal solo tratto di mare interessato alle infrastrutture depurative, ai collettori, agli eventuali scarichi e alle altre fonti di pressione presenti lungo il bacino del Corace.

L’associazione non individua nella nota una responsabilità specifica né attribuisce la contaminazione a un singolo impianto. Chiede, però, che i controlli non si fermino alla costa e che le verifiche risalgano il corso d’acqua, fino a individuare la provenienza del carico batterico finito in mare.

Goletta Verde aveva già trovato la foce “fortemente inquinata”

Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, nell’ambito della quarantesima edizione di Goletta Verde, Legambiente aveva effettuato una serie di campionamenti lungo le coste calabresi. I risultati, presentati il 13 luglio a Villa San Giovanni, comprendevano anche il punto di Marina di Catanzaro in corrispondenza della foce del Corace, classificato come fortemente inquinato.

Un responso che, secondo l’associazione, si inserisce in una situazione già rilevata negli anni precedenti. La principale novità del monitoraggio 2026 riguarderebbe la posizione del punto di campionamento, risultato più spostato verso Roccelletta di Borgia rispetto al passato.

Il riferimento è alla modificazione dell’ultimo tratto della foce, che nel tempo si è orientata maggiormente verso il versante di Roccelletta. Una condizione che rende ancora più importante verificare come le acque del fiume e le correnti sottocosta distribuiscano sedimenti ed eventuali contaminanti nei tratti frequentati dai bagnanti.

“Goletta Verde non assegna patenti di balneabilità”

Legambiente respinge anche le polemiche che spesso accompagnano la pubblicazione dei risultati della sua campagna estiva. “I nostri monitoraggi – chiarisce – non hanno l’obiettivo di assegnare patenti di balneabilità ai territori, né intendono sostituirsi ai controlli ufficiali delle autorità competenti”.

Le valutazioni sulla balneabilità spettano infatti agli organismi pubblici e si fondano sui campionamenti ufficiali di Arpacal e sui conseguenti provvedimenti delle amministrazioni comunali. La funzione di Goletta Verde è differente: individuare e segnalare le situazioni potenzialmente critiche, soprattutto in prossimità delle foci dei fiumi, dei torrenti e dei canali di sbocco, dove possono concentrarsi gli effetti della cattiva depurazione e degli scarichi.

Per l’associazione, i risultati dei controlli ufficiali effettuati a Ferragosto dimostrerebbero proprio l’utilità di queste segnalazioni. Il punto non è stabilire soltanto se in una determinata giornata sia possibile fare il bagno, ma comprendere da dove arrivino gli apporti inquinanti e rimuoverne le cause.

“Non diciamo che tutta la costa sia inquinata”

Legambiente tiene anche a evitare generalizzazioni capaci di danneggiare ingiustamente l’immagine della Calabria e del suo mare. “Quando segnaliamo un punto fortemente inquinato non stiamo dicendo che tutta la costa calabrese sia inquinata e non stiamo cercando di danneggiare l’immagine della regione, tantomeno alla vigilia della stagione estiva”.

Segnalare una criticità, sostiene l’associazione, significa chiedere che venga affrontata e risolta. È un atto di responsabilità verso l’ambiente, i residenti, i turisti e gli stessi operatori economici che vivono grazie alla qualità del mare.

Anche i controlli Arpacal mostrano come il problema sia circoscritto. Nella stessa mattinata di Ferragosto, infatti, un campione prelevato più a sud, nei pressi del Camping Calabrisella, è risultato conforme. Questo non ridimensiona la gravità dei valori registrati vicino alla foce, ma impedisce di estendere automaticamente la contaminazione all’intero litorale.

“Le foci devono essere pulite”

Il cuore della posizione di Legambiente riguarda la condizione delle acque di transizione, cioè quelle zone delicate nelle quali i corsi d’acqua incontrano il mare. “Le acque di transizione e le foci devono essere pulite. Non possiamo considerare normale che un corso d’acqua arrivi al mare trasportando carichi di contaminanti”.

L’associazione chiede quindi di intervenire sulla qualità del Corace, sul sistema depurativo, sugli eventuali scarichi e su tutte le possibili fonti di pressione presenti nel territorio. Non basterà attendere che i successivi campionamenti certifichino il rientro dei valori: occorre capire che cosa abbia prodotto la contaminazione e impedire che il fenomeno si ripeta.

L’appello alle istituzioni: “Niente contrapposizioni”

Legambiente Calabria ribadisce la propria disponibilità a collaborare con gli enti competenti. “Non servono contrapposizioni, ma un lavoro serio e coordinato”.

L’appello è rivolto alla Regione Calabria, ai Comuni, ad Arpacal, alle autorità sanitarie e a tutte le strutture chiamate a controllare il territorio. L’obiettivo deve essere costruire un’indagine ambientale capace di collegare i dati rilevati in mare con la situazione dei corsi d’acqua e degli impianti presenti a monte.

“Noi continueremo a fare la nostra parte attraverso il monitoraggio, la denuncia delle situazioni problematiche e la collaborazione con le istituzioni”, assicura l’associazione.

Il divieto disposto dal Comune di Borgia rappresenta, per Legambiente, una misura di cautela necessaria in attesa degli ulteriori risultati. Ma non può diventare il punto finale della vicenda. Una nuova analisi conforme potrà consentire la revoca del provvedimento; non spiegherà, da sola, come sia stato possibile raggiungere concentrazioni batteriche tanto elevate. È questo il messaggio affidato alla nota: non limitarsi a gestire le conseguenze, ma individuare e rimuovere l’inquinamento alla radice. Perché il compito di Goletta Verde, conclude Legambiente, è accendere i riflettori
sui problemi per contribuire a risolverli, non nasconderli.

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