Un profondo clima di tensione e commozione ha attraversato Cosenza, dove circa trecento persone hanno preso parte ad un corteo per chiedere verità e giustizia sulla morte di Mohamed Amin Bessioud (LEGGI), il venticinquenne di origini tunisine deceduto nei giorni scorsi dopo essere precipitato dal terzo piano della sua abitazione durante un controllo dei carabinieri.
Alla manifestazione hanno sfilato esponenti della società civile, rappresentanti politici e il vescovo dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, monsignor Giovanni Checchinato, unitisi al presidio promosso dai collettivi locali per stringersi intorno alla famiglia e pretendere chiarezza sulle dinamiche dell’accaduto.
La madre: “Lo hanno lasciato saltare”
A scuotere ulteriormente la piazza sono state le parole della madre, Nabila, che ha rotto il silenzio denunciando quanto accaduto sotto i suoi occhi. “Mio figlio non ai è lanciato da solo, lo hanno lasciato saltare davanti ai miei occhi e poi lo hanno calpestato mentre moriva“. La donna, indicata come unica testimone oculare dei fatti, ha puntato il dito contro presunte intimidazioni, tentativi di prelevamento forzato ai suoi danni finalizzati ad un ricovero psichiatrico.
Il ricordo commosso e la perdita di fiducia nelle istituzioni
Nel corso del suo intervento, Nabila ha voluto tracciare un ritratto del figlio, ricordandone il percorso universitario e sportivo tra l’Italia e la Francia, oltre ai passati problemi giudiziari dai quali il giovane stava cercando di uscire per rifarsi una vita. La madre, infine, ha espresso una profonda sfiducia nei confronti delle istituzioni, denunciando un clima di pesanti pressioni e soprusi subiti tra le mura domestiche.











