27 Luglio 2026
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Morte di Alessio Pio, l’autopsia: “Ucciso da una grave infezione”. La Procura esclude errori nelle cure a Catanzaro

La morte sarebbe stata provocata da un'infezione di natura microbica o polimicrobica ancora da identificare. Gli atti trasmessi alla Procura di Vibo, che indaga sulla vicenda e dovrà adesso ricostruire origine e modalità dell'infezione

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Arriva dall’autopsia il primo punto fermo nell’inchiesta sulla morte di Alessio Pio, il bambino di appena 18 mesi di Zungri deceduto il 22 luglio all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro dopo un rapidissimo aggravamento delle sue condizioni.

I primi esiti dell’esame autoptico tracciano un quadro clinico drammatico e, soprattutto, spostano il baricentro dell’inchiesta: il piccolo sarebbe morto a causa di un grave processo infettivo-infiammatorio sistemico, a carattere settico, che aveva ormai coinvolto diversi organi vitali.

A comunicarlo ufficialmente è la Procura della Repubblica di Catanzaro, sulla base dei “reperti macroscopici autoptici” e dei “primi risultati microbiologici”. Un dato viene già chiarito dagli inquirenti: non sarebbero emerse criticità nella gestione sanitaria del bambino all’ospedale Pugliese-Ciaccio

Resta invece ancora da risolvere la domanda decisiva: quale microrganismo abbia provocato l’infezione e, soprattutto, dove e come Alessio Pio l’abbia contratta.

Il responso dell’autopsia: un’infezione sistemica devastante

Le parole utilizzate dalla Procura di Catanzaro sono estremamente precise. Secondo i primi accertamenti, il decesso sarebbe “da ricondurre ad un grave processo infettivo-infiammatorio sistemico, a carattere settico, con interessamento multiorgano“.

L’infezione, dunque, non avrebbe interessato un singolo distretto dell’organismo. Il quadro rilevato durante l’autopsia avrebbe riguardato, in particolare, gli apparati pleuro-polmonare, pericardio-cardiaco e meningo-encefalico

In termini più semplici, il processo infettivo avrebbe assunto una dimensione generalizzata, coinvolgendo polmoni, cuore e sistema nervoso centrale, fino a determinare un quadro settico incompatibile con la sopravvivenza.

La natura dell’agente responsabile, però, non è stata ancora definitivamente stabilita. La Procura parla infatti di un quadro “microbico ovvero polimicrobico“, precisando che la sua natura è tuttora “in corso di valutazione”.  Ed è probabilmente proprio questo il terreno sul quale si concentreranno adesso gli approfondimenti microbiologici: stabilire se a provocare la morte sia stato un unico agente infettivo oppure una combinazione di microrganismi.

Nessuna criticità nelle cure al Pugliese-Ciaccio

C’è poi un secondo elemento di particolare rilevanza investigativa. Gli accertamenti svolti a Catanzaro avrebbero consentito di escludere elementi di criticità nella gestione sanitaria del piccolo all’ospedale Pugliese-Ciaccio, dove Alessio Pio era stato trasferito e dove poi è morto. È la stessa Procura di Catanzaro ad affermarlo nel comunicato, annunciando contestualmente la trasmissione del procedimento alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia “per le opportune valutazioni”. 

Un passaggio importante perché restringe, almeno sulla base degli elementi finora disponibili, il perimetro degli accertamenti: la ricerca delle cause e delle eventuali responsabilità dovrà concentrarsi soprattutto su ciò che è avvenuto prima dell’arrivo del bambino nell’ospedale del capoluogo regionale.

Questo non significa, naturalmente, che siano state già individuate responsabilità altrove. Significa invece che, allo stato, non sono emersi elementi che facciano ritenere inadeguata l’assistenza prestata a Catanzaro.

L’inchiesta torna a Vibo: da ricostruire l’origine dell’infezione

Il fascicolo giudiziario aperto a Catanzaro viene dunque trasmesso a Vibo Valentia, dove è già in corso l’inchiesta sulla vicenda. Ed è qui che resta aperto il capitolo più complesso.

Alessio Pio frequentava la Family Baby School di Tropea, struttura nella quale nei giorni precedenti e successivi alla tragedia altri bambini avevano manifestato disturbi gastrointestinali e sintomi che avevano richiesto controlli e, in alcuni casi, il ricovero. La struttura è stata sottoposta a sequestro nell’ambito degli accertamenti disposti dalla magistratura vibonese. 

L’Asp di Vibo Valentia aveva inoltre ricostruito l’elenco dei bambini che avevano frequentato la struttura, avviando un monitoraggio sanitario. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi, sarebbero stati 38 i piccoli interessati dalla ricognizione epidemiologica

Uno degli ultimi bambini sottoposti a controllo era stato trasferito precauzionalmente al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro dopo aver manifestato sintomi iniziali di gastroenterite. Il commissario straordinario dell’Asp, Angelo Vittorio Sestito, aveva però rassicurato sulle sue condizioni, definite buone, sottolineando che la situazione risultava sotto controllo. 

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