Due donne uccise a distanza di pochissime ore. Non si tratta di casi isolati, di episodi banali o delitti passionali. Sono, però, la conferma di un problema che continua a colpire la Calabria e tutta Italia.
A Trebisacce e ad Amendolara si piange Ornella Forastefano, 46 anni, massacrata di botte e lasciata morire in ospedale per i traumi riportati. Per la sua morte è stato fermato al porto di Bari il compagno 42enne, Elvis Metvelaj, bloccato mentre tentava di imbarcarsi e fuggire all’estero.
Nelle stesse ore, a Villaggio Frassa (Corigliano-Rossano), la 72enne Carmela Bifano veniva finita a colpi di pietra in un campo agricolo. Per l’omicidio è finito in stato di fermo il marito 80enne, la cui versione dei fatti è crollata di fronte al lavoro degli inquirenti della Procura di Castrovillari. Due generazioni diverse, la stessa identica matrice: la violenza consumata da chi diceva di amarle o di condividerne la vita.
Oltre i numeri del Viminale
Il recente Dossier del Viminale prova a rassicurare l’opinione pubblica parlando di cali percentuali: nel primo semestre del 2026 le donne uccise in Italia sono scese a 34 (di cui 8 catalogate sotto il nuovo reato di “femminicidio” ex art. 577-bis introdotto a fine 2025), rispetto alle 54 dello stesso periodo del 2025. Ma le statistiche sono una magra consolazione quando si parla di vite umane, e soprattutto nascondono una verità scomoda: l’ambito familiare-affettivo rimane una trappola mortale dove matura l’80% degli omicidi.
In Calabria la situazione è diversa e complicata. La diminuzione dei reati su scala nazionale si scontra con una realtà regionale fatta di isolamento, carenza di presidi e una cronica scarsità di fondi destinati ai Centri Antiviolenza e alle case rifugio. Quando una donna decide di denunciare o di interrompere una relazione malata, spesso si ritrova sola in territori doppiamente ostili.
L’urgenza di una rivoluzione culturale: il possesso non è amore
Non bastano l’ergastolo codificato dal codice penale né l’introduzione di nuove definizioni giuridiche se l’intervento arriva sempre dopo l’estremo gesto. È significativo che la parola più cercata sul portale Treccani nel 2026 sia proprio “femminicidio“, segnale di un’attenzione mediatica e sociale altissima.
L’Istat lo ha ribadito chiaramente in Commissione d’inchiesta: la violenza contro le donne affonda le radici in “una cultura di genere distorta e stereotipata” e nel persistente squilibrio di potere tra uomini e donne. In Calabria, la pretesa di dominio, il controllo asfissiante e il senso di possesso maschile continuano ad esserci, come abbiamo visto negli ultimi giorni in particolare. Finché la prevenzione non entrerà prioritariamente nelle scuole, nelle famiglie e nelle istituzioni della nostra regione, continueremo a scrivere e a contare i cadaveri.












