La macchina della giustizia napoletana torna a mostrare il fianco a gravissime criticità strutturali proprio all’indomani dell’ennesima maxi operazione contro il narcotraffico della camorra nel quartiere Bagnoli. A rilanciare l’allarme è il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che accende i riflettori su numeri imponenti: sono circa 1.300 le richieste di misura cautelare ancora in attesa di essere esaminate, a fronte di una scopertura d’organico nel Tribunale di almeno dieci giudici per le indagini preliminari. Una situazione di stallo che rischia di paralizzare l’attività investigativa e che si preannuncia ancora più complessa con la prossima entrata in vigore della riforma Nordio sul Gip collegiale, destinata a richiedere l’impiego simultaneo di tre magistrati per la decisione sulle misure cautelari.
“Circa 1150 sono solo per procedimenti di competenza della Direzione distrettuale Antimafia. Ci sono richieste ferme anche da due anni. La carenza di organico non è un fatto di oggi se adesso mancano 10 gip, l’anno scorso ne mancavano 8. Cambia poco. C’è bisogno di nuovi giudici perché la produzione della Procura di Napoli è aumentata. E allora bisogna attrezzare l’ufficio gip, riempiendo le piante organiche da parte del Csm e da parte del ministero”.
La proposta sugli orari e il confronto con gli altri tribunali
Il procuratore di Napoli è tornato a difendere con fermezza anche la necessità di una riorganizzazione dei tempi della giurisdizione, sollecitando l’estensione delle udienze nelle fasce pomeridiane e replicando alle polemiche sollevate dall’avvocatura. Rispondendo alle perplessità circa i carichi di lavoro di legali e magistrati, il capo della Procura partenopea ha richiamato l’attuazione dei protocolli già siglati con le rappresentanze forensi, ricordando come la programmazione del calendario per fasce orarie permetta di ottimizzare i ruoli ed evitare inutili attese nei corridoi del palazzo di giustizia.
“Alcuni si sono arrabbiati, dicono che l’avvocato non può stare dalle 9 alle 16 in tribunale. Non è vero, perché se solo l’avvocato che ha parlato si fosse letto il protocollo che è stato sottoscritto, ricordo non solo dal Consiglio degli avvocati ma anche delle Camere Penali, avrebbe letto che sono previste le fasce orarie di inizio dei processi. È falso dire che si aspetta dalle 9, perché se si rispetta quel protocollo c’è un calendario. Perché allora nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si fa udienza di pomeriggio? È vero, i giudici devono fare anche le camere di Consiglio, lo so bene. Mica a Santa Maria Capua Vetere non fanno le camere di Consiglio? Quindi si possono fare anche a Napoli e si può lavorare tranquillamente di pomeriggio come si fa in quasi tutti i tribunali d’Italia”.
Il blitz al rione Traiano e lo spaccio “just in time”
Il duro atto d’accusa sull’ufficio Gip è arrivato a margine della conferenza stampa relativa al blitz condotto dai carabinieri contro la rete di narcotraffico legata al clan Petrone-Puccinelli. All’incontro con i media hanno preso parte, assieme a Gratteri, il procuratore aggiunto Sergio Amato, il generale dei carabinieri Biagio Storniolo e i vertici dell’Arma della compagnia di Bagnoli. L’inchiesta ha svelato una fiorente attività nelle piazze di spaccio del rione Traiano capace di generare un volume d’affari stimato in circa 450mila euro al mese. Nel corso dei sequestri i militari hanno sigillato 55mila euro in contanti, un Rolex da 11mila euro e una preziosa collana di diamanti.
Particolare ed evoluto anche il sistema logistico ideato dalla criminalità organizzata per eludere i controlli delle forze dell’ordine, definito dagli inquirenti come uno spaccio “just in time”: “la droga era custodita altrove e veniva trasferita solo poco prima della cessione”. Gli stupefacenti venivano stoccati all’interno di bunker sotterranei ricavati nelle cantine dei complessi di edilizia popolare, sottratte abusivamente ai legittimi assegnatari e schermate da impianti di videosorveglianza avanzati. “Penetrarlo non è stato facile”, ha confermato il tenente colonnello Giuseppe Musto, comandante del Gruppo Carabinieri di Napoli, evidenziando le difficoltà operative superate dalle squadre d’intervento.












