3 Settembre 2026
3 Settembre 2026
spot_img

La storia di Ivan Tavella, affetto da distrofia e ostaggio della burocrazia. Appello a Mattarella: “La sua vita vale più di una fattura”

Vive a Parma per esigenze sanitarie ma risiede nel Vibonese: il rimpallo sulle competenze mette a rischio la continuità dell’assistenza. L’Osservatorio Città Attiva scrive al Quirinale

spot_img
spot_img

Signor Presidente, ci rivolgiamo a Lei con la consapevolezza che la Presidenza della Repubblica rappresenta, per milioni di cittadini, il presidio più alto dei valori sanciti dalla nostra Costituzione”. E’ la richiesta di attenzione istituzionale per la situazione di Ivan Tavella e per la tutela del diritto all’assistenza che l’ Osservatorio Civico Citta’ Attiva di Vibo Valentia indirizza al Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Una situazione drammatica

L’Osservatorio aggiunge: “Le scriviamo per sottoporre alla Sua attenzione la drammatica situazione di Ivan Tavella, la cui vicenda è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica attraverso una serie di articoli di stampa, ad opera di diverse testate giornalistiche calabresi. Ivan Tavella è affetto da distrofia muscolare di Duchenne in fase avanzata e dipende in maniera continuativa dall’assistenza personale e da apparecchiature elettromedicali indispensabili alla sua vita quotidiana, compresa la ventilazione meccanica. Ciò che desta particolare preoccupazione non è soltanto la gravità delle sue condizioni, ma il fatto che la continuità dell’assistenza necessaria alla sua sopravvivenza, sia diventata oggetto di un complesso intreccio burocratico e amministrativo tra diverse istituzioni e territori. Da una parte vi sono le esigenze concrete di una persona gravemente disabile, che non possono essere sospese, rinviate o subordinate ai tempi della burocrazia. Dall’altra vi sono amministrazioni che, attraverso comunicazioni, richieste e precisazioni sulle rispettive competenze, sembrano non essere riuscite a garantire una soluzione stabile e tempestiva. Ivan vive a Parma per le sue necessità sanitarie, pur mantenendo la residenza in Calabria, nella Provincia di Vibo Valentia”.

“La morte non può essere una via d’uscita”

Dice ancora l’Osservatorio: “Ed è proprio in questo spazio tra residenza, domicilio, competenze territoriali, aziende sanitarie e amministrazioni comunali, che sembra essersi smarrita la cosa più importante: la persona. Ivan. Un uomo che non può semplicemente aspettare che gli uffici chiariscano a chi spetti pagare una fattura. È proprio questo l’aspetto che riteniamo meriti l’attenzione delle più alte istituzioni della Repubblica: quando una persona dipende da un’assistenza continuativa e da dispositivi salvavita, una controversia amministrativa non può tradursi in un rischio concreto per la sua salute, per la sua dignità e per la sua stessa sopravvivenza. La vicenda è diventata ancora più drammatica quando Ivan, sentendosi privato delle condizioni necessarie per poter vivere dignitosamente, ha manifestato la volontà di ricorrere alla procedura di suicidio medicalmente assistito. Una decisione, questa, che dovrebbe rappresentare per le istituzioni un motivo di profonda riflessione. Non si può permettere che un cittadino arrivi a considerare la morte come unica via d’uscita da una situazione nella quale ciò che chiede è, prima di tutto, poter continuare a vivere con l’assistenza necessaria e con la propria dignità. La Costituzione, all’articolo 32, tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. L’articolo 3 impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza delle persone. E l’articolo 2 richiama i doveri di solidarietà che devono caratterizzare una comunità democratica”.

“Le chiediamo qualcosa di diverso”

Il sodalizio conclude: “È alla luce di questi principi che Le chiediamo, Signor Presidente, di voler prestare la Sua autorevole attenzione alla vicenda di Ivan Tavella e, per quanto rientra nelle Sue prerogative, di favorire una verifica istituzionale affinché le amministrazioni competenti assicurino senza ulteriori ritardi la continuità dell’assistenza di cui egli necessita. Non Le chiediamo di sostituirsi agli organi amministrativi o sanitari, né di interferire nelle loro competenze. Le chiediamo qualcosa di diverso: che una vicenda nella quale un cittadino gravemente disabile rischia di rimanere schiacciato tra competenze, procedure e responsabilità amministrative, non venga lasciata cadere nel silenzio. Chiediamo che qualcuno, ai massimi livelli dello Stato, ricordi a tutte le Istituzioni coinvolte che dietro ogni pratica amministrativa c’è una persona. E nel caso di Ivan Tavella quella persona non può permettersi di aspettare. È una richiesta di dignità e di rispetto dei diritti fondamentali. Confidando nella Sua sensibilità istituzionale e nella Sua attenzione verso le persone più fragili, La ringraziamo per quanto potrà essere fatto affinché Ivan Tavella non venga lasciato solo davanti a una burocrazia che, qualunque siano le ragioni e le competenze in gioco, non può mai prevalere sul diritto fondamentale della persona a ricevere l’assistenza di cui necessita”.

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor