Una dura risposta dello Stato contro le intimidazioni della criminalità organizzata nel cuore di Reggio Calabria.
Su richiesta del procuratore Giuseppe Borrelli e dei sostituti della Dda Sara Amerio e Marco Antonio De Pasquale, il Gip Giuseppe Saverio Santagati ha disposto la custodia cautelare in carcere per il 54enne Diego Rosmini, noto con il soprannome di “Dieguccio ricarica”.
L’uomo è ritenuto l’autore dell’incendio che ha distrutto il furgone del caseificio “Delizie della Natura”, un’azienda simbolo della resistenza civile, di proprietà dei fratelli Demetrio e Pasquale Praticò, imprenditori da tempo iscritti all’associazione antiracket “Reggio Libera Reggio”.
La notte del rogo in pieno centro storico
L’attentato dinamitardo e incendiario risale alla notte del 7 ottobre 2025, quando in via Fra’ Gesualdo Melacrinò l’indagato avrebbe dato alle fiamme un Peugeot Boxer aziendale.
L’incendio ha rischiato di trasformarsi in una strage a causa della rapidità con cui il fuoco si è propagato nella zona circostante. Le fiamme hanno infatti avvolto un’altra vettura (una Fiat 500), un Renault Master, danneggiando gravemente il portone e l’intera facciata di un edificio adiacente e mettendo in serio pericolo l’incolumità dei residenti della palazzina.
Il profilo dell’indagato e il peso del cognome
Nonostante l’uomo non abbia ancora riportato condanne definitive per l’articolo 416-bis, gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia tracciano un profilo di assoluto rilievo criminale.
Diego Rosmini è l’ultimo dei figli maschi di Consolato Rosmini, storico capoclan ucciso nel 1986 durante la sanguinosa seconda guerra di mafia reggina. Le indagini si poggiano anche sulle pesanti dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che descrivono l’indagato come “una delle colonne portanti del sodalizio”, tanto da spingere il Gip a qualificarlo nell’ordinanza come un vero e proprio “esponente di spicco dell’omonima cosca”.
Incastrato dalle telecamere: la fuga in bicicletta
L’identificazione del presunto boss da parte degli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria viene definita “inequivocabile” grazie all’analisi approfondita dei filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona.
I video hanno immortalato l’autore dell’attentato mentre arrivava sul posto a bordo di una bicicletta. Le immagini mostrano la sequenza in cui l’uomo si avvicina al mezzo, versa del liquido infiammabile per appiccare il fuoco e poi si allontana rapidamente. Nei giorni successivi la Polizia di Stato ha rintracciato il mezzo a due ruote presso l’abitazione di Rosmini, ricostruendo l’esatto percorso compatibile con quello registrato dalle telecamere.
“Un chiaro avvertimento della ‘ndrangheta”
Oltre ai concreti rischi di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, il Gip ha ravvisato la sussistenza di granitici indizi di colpevolezza. Sebbene il movente specifico sia ancora in fase di accertamento, l’atto ha assunto una valenza nitidamente e profondamente intimidatoria.
Per i giudici, infatti, l’azione mirava deliberatamente a lanciare un avvertimento di stampo ‘ndranghetista a due imprenditori schierati apertamente contro il racket delle estorsioni, un gesto eclatante studiato per riaffermare il controllo asfissiante della criminalità organizzata sull’intero territorio cittadino.









