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6 Maggio 2026
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L’ombra di Sylvester su Catanzaro: il “vulnerabile” che caccia le donne. Il paradosso di un’impunità scritta nella legge

Dalla quindicenne presa a schiaffi alle molestie in pieno giorno: il caso del nigeriano col permesso umanitario che tiene in scacco una città. Mentre le vittime denunciano, le divise si arrendono: "Senza un fatto grave non possiamo intervenire"

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Non c’è pace tra i vicoli di Catanzaro, dove la libertà di movimento per le donne sembra essere diventata un privilegio revocabile. Il servizio di Annalisa Grandi per Fuori dal Coro di ieri sera su Rete 4, il programma televisivo condotto da Mario Giordano, ha documentato la parabola di Sylvester, immigrato nigeriano regolare sul suolo italiano grazie a un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Un titolo che, alla luce dei fatti, suona come una beffa: l’uomo è accusato di aver seminato il panico, arrivando a colpire anche in pieno giorno. Tra gli episodi più gravi, quello di una donna che sarebbe stata molestata in pieno giorno e “salvatasi” grazie all’intervento di un passante che lo ha avrebbe “messo in fuga” e di una ragazzina di 15 anni, che, invece , sarebbe stata afferrata per un braccio e presa a schiaffi mentre si recava al doposcuola. Le educatrici hanno descritto una scena straziante: “È arrivata piangendo e terrorizzata”. Per la giovane il tragitto si è concluso in ospedale, per il suo aggressore, invece, la libertà di continuare a circolare.

Il muro di gomma istituzionale: “Aspettano il morto?”

Davanti alle denunce formali presentate ai Carabinieri, la risposta dello Stato appare raggelante nella sua burocratica impotenza. Secondo quanto riferito dai militari ai genitori delle vittime, l’attuale quadro normativo impedirebbe un intervento restrittivo immediato: “Se non accade un fatto grave non possiamo intervenire”. Una frase che ha innescato l’ira dei residenti. Una delle donne intervistate, che ha assistito a scene di nudità pubblica presso la mensa e al possesso di armi bianche, ha sintetizzato il sentimento comune con un interrogativo brutale: “Aspettano che ci scappi il morto?”.

Il paradosso del “soggetto vulnerabile” e il delirio dell’impunità

Mentre il parroco locale tenta la via della mediazione definendo Sylvester un “soggetto vulnerabile”, la realtà dei fatti parla di un uomo che confonde la violenza con il corteggiamento. Interpellato dalla giornalista, l’uomo non ha mostrato alcun segno di ravvedimento, anzi, ha ribaltato la narrativa con dichiarazioni deliranti: “Non ho colpa se alle donne e alle ragazze piacciono gli uomini di colore. Se vuoi fidanzarti con me non devi tradirmi. La quindicenne? Voleva essere la mia fidanzata, anche io se voglio sposarmi devo trovare una ragazza”.

Tra proposte oscene rivolte all’inviata (“Vuoi fare sesso con me?”) e tentativi di vittimizzazione (“Mi state infastidendo, volete fregarmi”), Sylvester incarnerebbe il cortocircuito di un sistema d’accoglienza che non prevede strumenti di controllo o cura per chi, pur protetto dallo Stato, ne calpesta le leggi fondamentali.

Sicurezza e diritti: un equilibrio spezzato

Il caso di Catanzaro solleva un tema caro al dibattito sulla sicurezza urbana: il limite tra la tutela dei diritti dei migranti e il diritto alla sicurezza dei cittadini. Se un coltello in mano e un’aggressione a un minore non costituiscono “fatto grave” per far scattare misure cautelari, il rischio è che il territorio scivoli verso forme di autogestione della rabbia. Sylvester, nel frattempo, continua a camminare per le strade, convinto che il suo diritto di “trovare moglie” passi attraverso la forza e il terrore.

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