28 Luglio 2026
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Morte di Mohamed Amin Bessioud a Cosenza, c’è l’esposto alla Procura: “Si faccia luce sulle modalità del controllo”

L'avvocato Osvaldo Rocca chiede approfondimenti medico-legali nell'autopsia per verificare l'eventuale uso delle manette prima della caduta. Nel mirino dei legali anche i continui accertamenti e le perquisizioni notturne subiti dal 25enne

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Sulla morte del venticinquenne Mohamed Amin Bessioud la famiglia intende andare fino in fondo e chiede la massima trasparenza sull’operato delle forze dell’ordine. L’avvocato Osvaldo Rocca, legale che assiste i familiari del giovane, ha annunciato la presentazione di una denuncia formale depositata presso la Procura della Repubblica di Cosenza. L’obiettivo primario dell’azione giudiziaria è ricostruire nei dettagli le modalità operative adottate dagli agenti durante il controllo sfociato poi nel tragico evento.

L’autopsia e il nodo dell’uso delle manette

Un punto centrale dell’iniziativa legale riguarda i riscontri che dovranno emergere dagli accertamenti medico-legali. Il difensore della famiglia ha reso noto di aver inoltrato una sollecitazione formale al pubblico ministero titolare del fascicolo affinché, in sede di esame autoptico, vengano effettuate verifiche mirate sulla salma del venticinquenne. In particolare, la difesa chiede di analizzare con precisione gli eventuali segni presenti sul corpo e sui polsi della vittima, allo scopo di confermare o smentire l’impiego delle manette nelle fasi della perquisizione. Si tratta di un elemento che al momento trova riscontro soltanto in alcune indiscrezioni diffuse da testimoni presenti nei pressi del luogo della caduta, ma che non risulta ancora attestato dagli atti ufficiali, dei quali la difesa non ha tuttora ricevuto notifica.

Lo stato di agitazione e i precedenti controlli

La ricostruzione fornita dalla difesa evidenzia come il giovane stesse attraversando una fase complessa della propria vita personale. L’avvocato Osvaldo Rocca ha spiegato che “il giovane, seguito dal Csm e dal Serd per un percorso di recupero che gli stava consentendo di superare precedenti problemi giudiziari e di tossicodipendenza, si trovava in uno stato di forte agitazione al momento dei fatti”. L’esposto presentato alla magistratura non si limiterà a richiedere chiarezza sulle ultime fasi del fermo, ma accenderà i riflettori anche sulla frequenza delle verifiche a cui il ragazzo era stato sottoposto nel periodo precedente. Secondo quanto riferito dallo stesso venticinquenne ai propri familiari e alla fidanzata, nei mesi antecedenti si sarebbero verificate continue perquisizioni e controlli notturni. Le risposte definitive sulla dinamica di quanto accaduto e sulle eventuali responsabilità sono ora affidate alle indagini delegate dalla Procura e agli esiti degli esami medico-legali.

Le parole di Nabila

Dal canto suo Nabila, la mamma del giovane morto sottolinea: “Io credevo nelle giustizia ma oggi purtroppo non è più così, per com’è morto mio figlio”.  La donna pronunciato queste parole nel corso della manifestazione del collettivo La Base, organizzata per chiedere verità su una tragedia che presenta ancora molti aspetti da chiarire

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