Sono cinque le persone indagate nell’inchiesta sulla gestione del servizio di conferimento e trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani del Comune di Cotronei, relativa al periodo compreso tra il 2020 e il 2022. I carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro hanno notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, emessi dalla Procura della Repubblica di Crotone, nei confronti dell’ex sindaco, di due dipendenti comunali e di altrettanti imprenditori.
I nomi degli indagati
I destinatari dell’avviso di conclusione indagini sono Nicola Belcastro, 59 anni, di Cotronei, ex sindaco del Comune; Gaetano Scavelli, 41 anni, e Antonio Urso, 52 anni, entrambi di Cotronei e dipendenti comunali del settore Urbanistica; gli imprenditori Andrea Pariano, 47 anni, di Crotone, e Francesca Aceto, 52 anni, di Cotronei. La Procura contesta agli indagati, a vario titolo, le ipotesi di reato di falso ideologico in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture, inquinamento ambientale, truffa aggravata ai danni della Pubblica amministrazione e corruzione per l’esercizio della funzione.
L’inchiesta sulla gestione dei rifiuti organici
L’indagine è stata condotta dai carabinieri della Stazione di Cotronei attraverso l’acquisizione di documenti, l’esame degli atti amministrativi, l’ascolto di persone informate sui fatti, consulenze tecniche e approfondimenti contabili. Gli accertamenti si sono concentrati sulla gestione del servizio comunale di conferimento e trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani. L’attività investigativa avrebbe consentito di ricostruire le procedure adottate e le singole condotte che la Procura attribuisce ai cinque indagati.
Percolato sul terreno e contaminazione del fosso
Uno dei principali filoni dell’inchiesta riguarda le condizioni dell’impianto e le conseguenze prodotte sull’ambiente. Secondo la ricostruzione degli investigatori, si sarebbe verificata una sistematica contaminazione delle acque superficiali del fosso Valle Sbarra, insieme allo sversamento di eluato e percolato direttamente sul terreno. A determinare la dispersione dei liquidi sarebbe stata, secondo l’impostazione accusatoria, l’inadeguatezza delle strutture di contenimento. I muri perimetrali dell’impianto sarebbero stati realizzati con semplici blocchetti di cemento, ritenuti facilmente permeabili e quindi non idonei a impedire la fuoriuscita delle sostanze.
Le verifiche sugli atti e sull’impiego delle risorse pubbliche
L’indagine, coordinata dalla Procura di Crotone guidata dal procuratore Domenico Guarascio, ha approfondito anche gli aspetti amministrativi e contabili connessi all’affidamento e all’esecuzione del servizio. Gli accertamenti hanno riguardato la regolarità degli atti pubblici, il rispetto degli obblighi assunti nella fornitura del servizio e il corretto utilizzo delle risorse comunali. Sarà ora la Procura, dopo avere esaminato le eventuali memorie e richieste degli indagati, a decidere se chiedere il rinvio a giudizio o procedere diversamente.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. L’avviso di conclusione consente agli indagati di prendere visione degli atti e di esercitare le proprie facoltà difensive. Le responsabilità potranno essere accertate esclusivamente con una sentenza definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.











