Nuovi presunti atti intimidatori contro l’imprenditore Domenico De Lorenzo, presidente di Confcommercio Servizi Calabria Centrale, vittima di estorsione e di ’ndrangheta e parte offesa nel procedimento penale denominato “Olimpo”. Nella giornata del 9 giugno 2026, De Lorenzo ha presentato formale denuncia alla Stazione dei carabinieri di Tropea dopo una serie di danneggiamenti subiti dalla propria BMW Serie 8 Cabrio. Gli episodi, secondo quanto riferito, sarebbero avvenuti nel territorio tropeano tra il mese di maggio e i primi giorni di giugno. Dalla denuncia emergono diversi danneggiamenti culminati con il ritrovamento di residui combusti e cenere nelle immediate vicinanze del veicolo. Una circostanza che sarà ora oggetto degli approfondimenti investigativi da parte dei carabinieri.
Una vicenda lunga oltre dieci anni
L’imprenditore collega l’episodio a una vicenda più ampia che, secondo quanto ricostruito, dura da oltre un decennio. De Lorenzo negli anni avrebbe subito minacce di morte, intimidazioni, pressioni, aggressioni, telefonate anonime, danneggiamenti e furti nelle attività imprenditoriali. Una lunga sequenza di episodi che avrebbe inciso profondamente sulla sua vita personale e professionale, costringendolo anche ad allontanarsi dalla Calabria e a ricostruire altrove il proprio percorso umano e imprenditoriale.
Il ritorno in Calabria
Negli ultimi anni De Lorenzo ha deciso di tornare a investire nella propria terra d’origine, avviando nuovi progetti imprenditoriali e recuperando beni di famiglia. Una scelta che nasce dalla convinzione che la Calabria possa costruire sviluppo e occupazione sulla legalità e sul lavoro onesto. Gli ultimi episodi si verificano in una fase delicata, segnata dal rilancio delle sue attività sul territorio e dalla prosecuzione delle vicende giudiziarie nelle quali De Lorenzo è parte offesa. In particolare, l’imprenditore originario di Tropea si è costituito parte civile nel troncone ordinario del maxi processo che si sta definendo in primo grado davanti al Tribunale collegiale di Vibo e denominato “Maestrale”, scaturito dalla maxi operazione congiunta nella quale sono confluiti anche gli atti di altre due inchieste “Olimpo” e “Imperium”. De Lorenzo risulta parte civile anche nel filone abbreviato giunto al secondo capitolo giudiziario dinnanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro.
“Nessuno riuscirà a farmi rinunciare alla mia terra”
“Ho detto no quando sarebbe stato più semplice tacere. Ho pagato un prezzo enorme sotto il profilo umano, economico e imprenditoriale. Ho subito minacce, intimidazioni, danneggiamenti e perdite che hanno cambiato profondamente la mia vita. Eppure non ho mai smesso di credere nei valori della libertà, della dignità e della legalità”, ha dichiarato l’imprenditore che ha sottolineato: “Sono tornato in Calabria perché amo questa terra e perché credo che la parte migliore della nostra regione sia composta da cittadini onesti, imprenditori coraggiosi, professionisti seri e istituzioni che ogni giorno lavorano per il bene comune. “Nessuno riuscirà a convincermi che ho sbagliato a denunciare. Nessuno riuscirà a farmi rinunciare alla mia terra”.
Il ringraziamento allo Stato
De Lorenzo sottolinea inoltre di non essersi mai sentito abbandonato dalle istituzioni. “Se oggi continuo a guardare al futuro con fiducia è anche grazie alla vicinanza dello Stato. Ho sempre trovato donne e uomini delle Forze dell’Ordine, della Magistratura e delle Istituzioni che hanno svolto il proprio dovere con professionalità, coraggio e grande senso dello Stato”. “A loro va il mio più sincero ringraziamento. Non finirò mai di essere grato a chi, in questi anni difficili, mi è stato accanto dimostrando concretamente che lo Stato c’è e che la legalità non è una parola vuota. La mia vicenda non riguarda soltanto me. Riguarda tutti coloro che credono che la Calabria possa liberarsi definitivamente dalla paura e costruire il proprio futuro sulla libertà, sul lavoro, sul rispetto delle regole e sulla dignità delle persone”.









