3 Novembre 2026
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Rahel, l’appello del Centro antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza: “Non devi giustificarti, noi ci siamo”

Le operatrici si rivolgono pubblicamente alla studentessa dell’Università della Calabria, scomparsa dal 20 ottobre. Senza giudizi né richieste di spiegazioni, intendono offrirle ascolto, sostegno e protezione

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Un appello pubblico, costruito attorno a poche parole e a un principio preciso: nessun giudizio e nessun obbligo di dare spiegazioni. Le donne del Centro antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza hanno scelto di rivolgersi direttamente a Rahel, la studentessa dell’Università della Calabria di cui non si hanno notizie dal 20 ottobre.

L’iniziativa nasce dalla volontà di farle sapere che, qualora ne avesse bisogno, “esiste un luogo disposto ad accoglierla e ad ascoltarla”. Non un invito a raccontare ciò che è accaduto, né una richiesta di chiarimenti sulla sua situazione, “ma un’offerta di aiuto che lascia alla giovane la libertà di decidere se e quando avvicinarsi”.

Nell’appello, le operatrici chiariscono fin dall’inizio la propria posizione: “Ci rivolgiamo direttamente a te, Rahel, con rispetto e senza alcun giudizio”. Una dichiarazione che accompagna tutto il messaggio e che evita di formulare supposizioni sulle ragioni della sua assenza o sulle eventuali difficoltà che potrebbe attraversare.

“Non devi giustificarti”: l’offerta di ascolto e protezione

Il punto centrale dell’iniziativa è la disponibilità a ascolto, sostegno e protezione, senza imporre condizioni. Il Centro antiviolenza precisa di “non conoscere le circostanze personali della studentessa e di non voler interpretare la sua situazione attraverso ipotesi o ricostruzioni”.

L’aiuto proposto non presuppone “che Rahel debba raccontare la propria storia, spiegare le proprie scelte o prendere decisioni immediate”. La possibilità di rivolgersi alle operatrici resta “aperta anche soltanto per parlare o trovare un ambiente nel quale sentirsi accolta”.

“Se hai bisogno di parlare, di essere ascoltata, di trovare protezione o semplicemente uno spazio in cui sentirti accolta e al sicuro, noi ci siamo”, scrivono le rappresentanti del Centro.

È soprattutto il rispetto dei tempi e della volontà individuale a caratterizzare l’appello. “Non devi giustificarti, né sentirti obbligata a fare qualcosa”, si legge nel messaggio. Una precisazione che ribadisce come chiedere aiuto non comporti necessariamente il dovere di fornire spiegazioni o assumere impegni.

Il Centro Roberta Lanzino: “Siamo qui, per te”

Nella parte conclusiva, le operatrici tornano sul significato della loro iniziativa: far arrivare alla studentessa la consapevolezza che può contare su una possibilità concreta di accoglienza, qualora decida di averne bisogno.

“Vorremmo solo che tu sapessi che esiste un luogo in cui puoi trovare ascolto, sostegno e una mano tesa, ogni volta che ne sentirai il bisogno”, scrivono.

Il messaggio si inserisce nel contesto della mobilitazione seguita alla scomparsa di Rahel, senza aggiungere interpretazioni sulle circostanze della vicenda. Il Centro sceglie infatti di mantenere il proprio intervento su un piano distinto dalle ricostruzioni e dalle ipotesi, concentrandosi esclusivamente sulla disponibilità a offrire supporto.

La frase che chiude l’appello sintetizza questa posizione: “Siamo qui, per te”. Un messaggio rivolto alla studentessa, nel quale la possibilità di essere ascoltata viene lasciata interamente alla sua volontà.

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