31 Luglio 2026
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Ruspe in azione a San Ferdinando, addio alla baraccopoli del degrado. Mantovano: “Si apre una pagina nuova”

L'intervento straordinario, coordinato dal governo attraverso i poteri del decreto Caivano, segna il superamento dell'accampamento abusivo nella piana di Gioia Tauro

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La macchina delle demolizioni è entrata ufficialmente in funzione questa mattina nell’area industriale del porto di Gioia Tauro, sancendo l’avvio delle operazioni di abbattimento definitivo e superamento della storica baraccopoli dei migranti di San Ferdinando. Le ruspe hanno iniziato a spianare l’accampamento di fortuna, nato originariamente come tendopoli gestita dal Comune e spintosi nel corso del tempo fino a un insediamento spontaneo in cui hanno trovato riparo momentaneo migliaia di braccianti impiegati nella raccolta delle arance. La svolta operativa, che dà attuazione diretta alle misure straordinarie derivate dal modello Caivano, è stata assistita direttamente dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, affiancato dal commissario straordinario di governo, il prefetto Fabio Ciciliano, e dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.

L’operazione odierna si inserisce all’interno di una più ampia cornice di interventi infrastrutturali e di rigenerazione sociale ed ambientale promossi dal governo per sanare una ferita aperta del territorio. Per anni l’insediamento di San Ferdinando, oltre a negare i diritti minimi e la dignità elementare a centinaia di lavoratori, si è configurato come una costante emergenza di ordine pubblico e di carattere igienico-sanitario. Il piano di ripristino della legalità prevede l’immediato ricollocamento delle ultime cento persone rimaste nel sito, destinate in parte agli alloggi della struttura di contrada Serricella nel vicino comune di Rosarno.

La linea del governo e i dettagli sugli alloggi per i lavoratori regolari

La presenza delle istituzioni centrali nella piana di Gioia Tauro ha inteso rimarcare il cambio di passo gestionale rispetto alle politiche abitative e lavorative dedicate alla popolazione immigrata regolarmente impiegata nei campi. Il sottosegretario Mantovano ha sottolineato il valore simbolico e pratico delle operazioni in corso, tracciando le tappe del percorso di inserimento coordinato dall’ufficio del commissario di governo.

L’esponente dell’esecutivo ha delineato l’architettura della nuova accoglienza e la rottura con le criticità del passato: “Oggi si apre una pagina completamente nuova. Queste baracche verranno distrutte e, al loro posto, sono già disponibili delle abitazioni a pochi chilometri da qui, che hanno già visto l’insediamento di 116 migranti regolari con un altrettanto regolare contratto di lavoro”. Mantovano si è poi soffermato sulla sostenibilità del modello: “Ciascuno di loro ha spiegato pagherà un regolare canone di affitto, circa 70 euro a persona, perché i moduli sono mediamente di sei persone. Quindi il canone complessivo è abbastanza prossimo a quello di mercato. Tutti i servizi saranno assicurati e questo permetterà di muoversi in una dimensione di civiltà”. Il piano prevede una capienza estesa nel breve periodo: “A breve saranno sistemati fino a 400 migranti nei vari insediamenti curati dall’ufficio del commissario”.

Mantovano ha rivendicato il rifiuto dell’inerzia amministrativa e ha evidenziato la sinergia istituzionale che ha consentito l’intervento: “Le condizioni che abbiamo visto sono quelle che voi state documentando da anni e cadono sotto una voce di estremo degrado che ha connotato questo territorio e che oggi viene eliminato. Se c’è una parola cancellata dal vocabolario di questo governo è rassegnazione, nei confronti dello sfruttamento del lavoro, nei confronti di condizioni di inciviltà in cui per anni i migranti regolari sono stati costretti a vivere. Oggi, grazie all’applicazione del decreto legge di fine 2024 che riprende la positiva esperienza di Caivano e alla collaborazione con la Regione, con gli enti territoriali, le aziende sanitarie e al lavoro di coordinamento e di impulso che è stato fatto dal commissario di governo, Fabio Ciciliano, si apre una pagina completamente nuova”.

“Lo smantellamento e l’allontanamento dei migranti” è una operazione “abbastanza agevole” ma “la cosa importante è garantire a questi lavoratori stagionali futuro e dignità. L’intero progetto vale 2,4 milioni e prevede lo smantellamento, il conferimento in discarica e la bonifica del campo. Poi c’è la riqualificazione degli insediamenti di Rosarno e Taurianova, così come ci sono i fondi per la realizzazione di una fattoria solidale che è in fase di avanzata progettazione e prenderà avvio tra qualche settimana, ovviamente pronta per la prossima stagione di raccolta”. Così il prefetto e commissario di governo, Fabio Ciciliano, presente a San Ferdinando ai lavori di rimozione della tendopoli. “Il ragionamento – ha aggiunto – deve riguardare il lungo periodo con una accoglienza di diverse centinaia di persone. E’ chiaro, però, che questa è una accoglienza di tipo temporaneo. Le persone che verranno a lavorare in maniera stabile in questa regione avranno la possibilità di rendersi stabili grazie ai servizi sociali dei Comuni e grazie alla Regione Calabria. Le imprese agricole, inoltre, dovranno avere la capacità di accogliere questi migranti stagionali”.

Occhiuto e la lotta al caporalato: “Pagina da chiudere definitivamente”

L’intervento di bonifica dell’area rappresenta un punto di svolta anche nelle politiche regionali di integrazione e contrasto allo sfruttamento lavorativo nel settore primario. La giunta regionale considera la rimozione delle baracche come il presupposto indispensabile per ricostruire una filiera agricola etica, basata sul rispetto dei diritti dei lavoratori e sul coinvolgimento attivo dei sindaci del comprensorio.

Il governatore Roberto Occhiuto ha sottolineato la portata storica dell’abbattimento dell’insediamento abusivo: “Questa pagina a San Ferdinando deve chiudersi definitivamente, non deve più riaprirsi, perché è una vergogna nazionale che la Calabria ha ospitato, purtroppo, per trent’anni”. Il presidente della Regione ha poi dettagliato la visione strategica per la gestione dell’accoglienza: “Oggi le ruspe stanno abbattendo tutto ma credo che questa volta, grazie al lavoro di coordinamento fatto dalla Prefettura, al lavoro svolto dai sindaci insieme al governo, che ha utilizzato tutti gli strumenti straordinari del decreto Caivano, insieme alla Regione, possiamo costruire un sistema integrato di azioni per includere davvero questi braccianti. Non basta accogliere, bisogna davvero fare una inclusione che dia la possibilità a queste persone di vivere una vita civile”.

In merito al sostegno economico fornito per rendere effettivo il cambiamento, Occhiuto ha ricordato l’orientamento dei fondi pubblici messi a disposizione dall’esecutivo nazionale: “Vorrei che la Calabria potesse rappresentare un esempio emblematico anche da questo punto di vista. Per questo abbiamo investito risorse, provenienti dal governo nazionale, per accompagnare i braccianti nei luoghi di lavoro, per dare loro la possibilità di essere alloggiati”. Infine, la riflessione del governatore si è concentrata sulle piaghe strutturali da estirpare nel territorio regionale: “Il caporalato si annida nei trasporti dei braccianti sui luoghi di lavoro, nella disponibilità di case, dove a volte vivono in 10-12 nella stessa casa e questo non è giusto, non è degno di un paese civile. Sono molto felice che la Calabria abbia avuto dei sindaci che hanno dimostrato questa sensibilità lavorando sul campo insieme alla Prefettura, al governo e alla Regione”.

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