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11 Giugno 2026
11 Giugno 2026
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Sit-in allo Jazzolino: comitati in trincea per una sanità pubblica dignitosa a Vibo Valentia (FOTO)

Ospedali depauperati, carenza di personale e fondi insufficienti. La protesta si intensifica e partono denunce contro l’Asp

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Anche questo sabato lo spiazzo antistante l’ospedale “G. Jazzolino” di Vibo Valentia si è trasformato in un vero e proprio campo di battaglia per una sanità più efficiente. Il sit-in organizzato dai comitati Costa degli Dei, San Bruno e Osservatorio Civico Città Attiva è diventato un urlo collettivo contro le scelte politiche e manageriali che, secondo i manifestanti, stanno penalizzando il Sistema sanitario pubblico calabrese. Protagonista assoluta della protesta la presidente dell’Osservatorio Città Attiva, Daniela Primerano, che denuncia la gestione che decide chi deve vivere o morire. La sanità vibonese, affermano i comitati, è ormai sotto assedio.

Richieste chiare e reiterate

Da quasi tre anni i sit-in mensili hanno posto sul tavolo richieste precise: stop ai tagli, reintegro delle risorse per garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA), fine dei conflitti di interesse tra sanità privata e amministrazioni pubbliche, e contestazione del Piano di rientro, definito illegittimo per gli squilibri strutturali che penalizzano la Calabria. I comitati chiedono uno stanziamento pro-capite in linea con la media regionale e misure di riequilibrio per un accesso equo alle cure, denunciando il depauperamento dello Jazzolino e la quasi chiusura dei presidi di Tropea e Serra San Bruno.

Fondi Covid insufficienti e criticità territoriali

Il recente decreto commissariale assegna a Vibo 7,6 milioni di euro dai fondi Covid residui, una cifra superiore ad altre province. Per i comitati, però, non basta: le risorse, sostengono, arrivano solo dopo le mobilitazioni e sono destinate soprattutto a liste d’attesa e progetti non meglio definiti, senza rafforzare strutturalmente ospedali e territorio. Criticità anche nella prossimità delle cure: aree come Vibo Marina, Mesima, Poro e Serre rimangono scoperte, con la necessità di avere AFT funzionanti e Case di Comunità operative.

Altro tema delicato è la migrazione interna dei pazienti: l’Asp di Vibo Valentia spende ogni anno circa 40 milioni di euro per cure erogate fuori provincia, mentre i 7,5 milioni stanziati risultano insufficienti a garantire l’assistenza di base su tutto il territorio.

Denunce e iniziative legali

Il sit-in di questa mattina ha registrato toni più duri. I comitati hanno annunciato il deposito di denunce al Comando provinciale dei carabinieri per interruzione di pubblico servizio, prendendo di mira la sospensione dell’attività operatoria di urologia e proctologia dell’ospedale di Tropea, attribuita alla carenza di anestesisti, giudicata frutto di condotte omissive. Gli esposti saranno inoltrati anche alla Corte dei Conti, con l’obiettivo di accertare responsabilità sulla mancata erogazione dei LEA e sulla violazione del diritto alla salute.

Una partita aperta

Al sit-in hanno preso parte associazioni impegnate per una Sanità pubblica dignitosa e la rappresentanza provinciale del Sindacato Medici Italiani, già intervenuto con diffide per le gravi disfunzioni nel nosocomio di Tropea. Tra decreti, fondi tampone e repliche istituzionali, i comitati promettono di non arretrare: la Sanità non è un favore, ma un diritto, ribadiscono con forza.

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