Un ombrellone stagionale pagato per tre mesi, ma trovato più volte occupato da altri bagnanti. Poi la protesta, gli insulti e l’allontanamento dallo stabilimento. Lorenzo Papasodero e Domenico Sculco affidano a un’intervista con Lino Polimeni il racconto di quanto sarebbe accaduto in un lido di Soverato. Una vicenda già denunciata sui social e ora ricostruita davanti alle telecamere, con i due clienti che mostrano la ricevuta relativa al pagamento di 300 euro per il servizio stagionale. La loro versione dovrà naturalmente essere verificata dalle autorità e confrontata con quella dei gestori dello stabilimento.
“Il nostro posto era spesso occupato”
Papasodero, tenore spesso fuori dalla Calabria per motivi professionali, spiega di avere scelto l’abbonamento stagionale proprio per poter raggiungere il mare senza dover programmare anticipatamente le proprie giornate. “Da luglio – racconta – è capitato diverse volte di trovare altre persone sotto il nostro ombrellone. Anche quando ero fuori, alcuni amici mi mandavano fotografie per farmi vedere che il posto era occupato”.
Alle loro prime rimostranze, secondo quanto riferito, sarebbe stato chiesto di comunicare preventivamente i giorni di assenza. Una richiesta respinta dai due clienti: “Se pago un ombrellone per l’intera stagione devo poter arrivare quando voglio, anche nel tardo pomeriggio”. Quando il posto risultava già assegnato ad altri, Papasodero e Sculco sarebbero stati sistemati in ombrelloni differenti, dalla prima fino alle file più arretrate.
Il 9 agosto e l’incontro con gli altri bagnanti
L’episodio più grave sarebbe avvenuto nel pomeriggio del 9 agosto, durante una giornata particolarmente affollata per la tradizionale processione della Madonna a mare. Papasodero e Sculco raccontano di essere arrivati intorno alle 17.30 e di avere trovato cinque persone sotto il proprio ombrellone. “Quei ragazzi erano mortificati quanto noi – spiegano – e ci hanno detto di avere regolarmente pagato il posto. Avrebbero ricevuto l’ombrellone dopo le 14, perché allo stabilimento pensavano che noi non saremmo più arrivati”. È stato a quel punto che i due clienti hanno contestato nuovamente la gestione del servizio, annunciando l’intenzione di rivolgersi alle autorità qualora la situazione si fosse ripetuta.
“Insultati e mandati via davanti a tutti”
La discussione sarebbe degenerata poco più tardi. Secondo la ricostruzione fornita durante l’intervista, il gestore dello stabilimento li avrebbe raggiunti dopo il bagno, iniziando a inveire contro di loro. “Ci ha chiamati pezzi di merda e ci ha ordinato di andare via – sostiene Papasodero –. Siamo stati strattonati e insultati davanti a tutti. Alcune persone si sono alzate dagli ombrelloni e sono intervenute per fermarlo”. I due precisano che non ci sarebbe stata una vera aggressione fisica, ma parlano di un atteggiamento particolarmente aggressivo: “Siamo stati trattati come se fossimo dei ladri, quando eravamo noi ad avere pagato”.
Dopo l’accaduto avrebbero provato a contattare la Guardia di Finanza, senza trovare nell’immediato una pattuglia disponibile, per poi recarsi dai carabinieri e presentare denuncia.
La contestazione sui social
Papasodero e Sculco riferiscono inoltre che, attraverso alcuni commenti pubblicati su Facebook, la moglie del gestore avrebbe respinto le accuse, sostenendo che i due non avessero pagato il servizio. Una ricostruzione che contestano mostrando la documentazione in loro possesso: “Se non avessimo pagato, perché ogni volta che trovavamo il nostro posto occupato ci veniva assegnato un altro ombrellone?”.
L’appello di Polimeni al sindaco
Nel corso dell’intervista, Lino Polimeni ha chiesto al sindaco di Soverato, Daniele Vacca, di prendere posizione sulla vicenda e ha invocato controlli da parte delle autorità competenti. “È un episodio che danneggia l’immagine di una città turistica come Soverato”, ha affermato Polimeni, annunciando ulteriori approfondimenti sulla gestione degli stabilimenti balneari e delle locazioni estive. Papasodero e Sculco chiedono ora che venga fatta piena chiarezza: “Non possiamo accettare di essere stati umiliati pubblicamente dopo avere pagato un servizio. Ci siamo rivolti alle autorità perché siano accertate tutte le responsabilità”.
Calabria7 resta disponibile a raccogliere e pubblicare integralmente la versione del gestore dello stabilimento citato.












