2 Agosto 2026
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Strage di Bologna, i due calabresi uccisi dalla bomba: Maria Idria e Francesco Antonio erano solo in viaggio

Alle 10.25 del 2 agosto 1980 l’esplosione che provocò 85 morti e 200 feriti. Tra le vittime una donna di Rossano e un ferroviere in pensione che viveva a Reggio Calabria

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Alle 10.25 il tempo si fermò. L’orologio della stazione di Bologna continua ancora oggi a segnare quell’ora, diventata il simbolo di una delle pagine più dolorose della storia italiana. Sabato 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala d’attesa di seconda classe. La strage provocò 85 morti e 200 feriti. Tra quelle 85 vite spezzate c’erano anche Maria Idria Avati, che viveva a Rossano, e Francesco Antonio Lascala, ferroviere in pensione residente a Reggio Calabria. Non erano a Bologna per partecipare a un appuntamento pubblico. Non avevano scelto di fermarsi in città. Erano semplicemente in viaggio per raggiungere le loro famiglie.

Maria Idria voleva guardare il paesaggio dal finestrino

Maria Idria Avati in Gurgo aveva 80 anni e abitava a Rossano Calabro. Doveva raggiungere il Trentino insieme alla figlia. Avrebbe preferito partire al mattino. Voleva osservare il paesaggio dal finestrino, seguire con lo sguardo il viaggio lungo l’Italia. Accettò invece di partire di notte insieme alla figlia. Il loro treno accumulò due ore di ritardo e arrivò a Bologna soltanto intorno alle 10. Dopo il lungo viaggio Maria Idria si sedette nella sala d’attesa, mentre la figlia si allontanò per pochi minuti per raggiungere la toilette. Alle 10.25 esplose la bomba. La figlia tornò indietro e trovò la madre ancora viva, gravemente ferita. Riuscì ad aiutarla a salire su un’ambulanza. Maria Idria fu trasportata all’ospedale Maggiore, ma i medici non riuscirono a salvarla.

Francesco Antonio e quella coincidenza perduta

Francesco Antonio Lascala aveva 56 anni. Era sposato, aveva tre figli e viveva a Reggio Calabria con la moglie e il figlio quindicenne. Aveva lavorato come centralinista per le Ferrovie dello Stato ed era ormai in pensione. Quel 2 agosto stava andando a Cremona per trascorrere alcuni giorni con una delle figlie. Il suo treno arrivò a Bologna con tre ore di ritardo. Francesco Antonio perse la coincidenza e fu costretto ad aspettare il treno delle 11.05. Mancavano appena quaranta minuti alla partenza. Era appassionato di pesca e, secondo le ricostruzioni dedicate alla sua memoria, aveva portato con sé anche le canne da pesca. Un bagaglio normale, preparato per alcuni giorni in famiglia. La bomba lo uccise prima che potesse ripartire.

Due ritardi e una manciata di minuti

Maria Idria arrivò a Bologna con due ore di ritardo. Francesco Antonio con tre. Lei rimase sola nella sala d’attesa per pochi minuti. Lui aveva perso la coincidenza e aspettava il treno successivo. Le loro storie mostrano la dimensione più crudele della strage: una somma di coincidenze, ritardi ferroviari e gesti quotidiani che li portò nello stesso luogo e alla stessa ora. Non sono soltanto due nomi nell’elenco delle vittime. Maria Idria era una madre che voleva guardare l’Italia scorrere dal finestrino. Francesco Antonio era un padre e un nonno che stava andando a trovare la figlia.

La memoria che riguarda anche la Calabria

A 46 anni dalla strage, ricordare Maria Idria Avati e Francesco Antonio Lascala significa restituire un volto e una storia alle vittime calabresi. Alle 10.25 Bologna osserva il silenzio e ricorda. Anche Rossano e Reggio Calabria appartengono a quella memoria. Perché quel viaggio, iniziato al Sud, non arrivò mai alla sua destinazione.

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