Nel pieno degli accertamenti sulla strage di Amendolara, emergono nuovi elementi sul contesto lavorativo che ruotava attorno alle vittime. A intervenire pubblicamente è l’imprenditore Zuccarella, che respinge ogni addebito e sostiene la piena regolarità dei rapporti di lavoro intrattenuti dalla sua azienda con gli operai coinvolti nella vicenda.
“Rapporti regolari e lavoratori già cessati“
Secondo quanto dichiarato dall’imprenditore nel corso di un’intervista rilasciata al blogger Filippo Mele, tutte le procedure relative ad assunzioni, visite mediche, orari di lavoro, riposi e retribuzioni sarebbero state svolte nel rispetto delle norme vigenti.
Zuccarella afferma inoltre che, “dopo la diffusione delle notizie sulla tragedia, l’azienda avrebbe verificato la posizione dei lavoratori interessati. Da tali controlli, sostiene, sarebbe emerso che gli operai coinvolti non risultavano più alle dipendenze dell’impresa da circa una settimana prima dell’incidente. Per questo motivo, aggiunge, l’azienda non sarebbe in grado di sapere per quale datore di lavoro stessero eventualmente prestando attività il giorno della tragedia”.
Il nodo delle buste paga da 350 euro
Tra gli aspetti finiti all’attenzione pubblica figurano alcune buste paga che riporterebbero importi vicini ai 350 euro, una circostanza che ha alimentato interrogativi sulle condizioni retributive dei lavoratori.
Anche su questo punto l’imprenditore fornisce una propria ricostruzione. Secondo Zuccarella, “le somme indicate sarebbero riconducibili a un numero limitato di giornate lavorative effettuate nel periodo di riferimento. Nell’intervista a Filippo Mele, l’imprenditore sostiene infatti che l’importo corrisponderebbe alla retribuzione maturata per pochi giorni di attività”.
Nella stessa occasione dichiara inoltre “che la sua azienda avrebbe riconosciuto compensi superiori ai minimi previsti dai contratti”, sostenendo che, diversamente, “sarebbe stato difficile reperire manodopera disponibile a svolgere quel tipo di lavoro”.
Trasporto dei lavoratori e rischio caporalato
Uno dei temi più delicati dell’inchiesta riguarda il possibile ruolo dei sistemi di trasporto della manodopera, spesso considerati dagli investigatori un elemento centrale nei fenomeni di caporalato.
Su questo fronte Zuccarella rivendica “l’assenza di responsabilità da parte dell’azienda qualora i lavoratori dichiarino di raggiungere autonomamente il luogo di lavoro”. L’imprenditore distingue “il caso in cui il trasporto venga organizzato direttamente dal datore di lavoro con mezzi aziendali dalle situazioni in cui gli spostamenti sarebbero frutto di accordi privati tra gli stessi lavoratori”. “In quest’ultimo scenario – sostiene – l’azienda non avrebbe strumenti per conoscere nel dettaglio le modalità con cui vengono organizzati i trasferimenti”.
“Nessuna contestazione e fiducia negli investigatori“
Zuccarella afferma “di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale da parte della magistratura o delle forze dell’ordine e di non essere destinatario di contestazioni nell’ambito dell’indagine”.
L’imprenditore sottolinea inoltre “di essere stato sottoposto in passato a controlli da parte degli organi competenti senza che fossero rilevate irregolarità”. Pur esprimendo rammarico per quanto accaduto, ribadisce di “avere piena fiducia nel lavoro degli inquirenti e negli sviluppi dell’indagine”.
Le domande sulle possibili reti criminali
Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il tema dell’eventuale presenza di organizzazioni criminali riconducibili alla comunità afghana.
Zuccarella prende nettamente le distanze da questa ipotesi, dichiarando “di non avere alcuna conoscenza dell’esistenza di simili strutture né rapporti con ambienti criminali”. Aggiunge inoltre che “un datore di lavoro non può conoscere ogni dettaglio del passato delle persone assunte e che le verifiche sulla regolarità della presenza sul territorio nazionale spettano alle autorità competenti”.
L’inchiesta prosegue
Le dichiarazioni dell’imprenditore si inseriscono in una fase ancora aperta dell’inchiesta sulla strage di Amendolara. Gli investigatori stanno approfondendo non solo le responsabilità delle persone già arrestate, ma anche il contesto lavorativo nel quale si muovevano le vittime, compresi i meccanismi di reclutamento della manodopera e le eventuali relazioni tra i diversi soggetti coinvolti. Gli accertamenti risultano tuttora in corso e saranno gli sviluppi investigativi a chiarire i diversi aspetti della vicenda.









