Nella notte a Catanzaro, una donna di 46 anni ha compiuto un gesto estremo lanciandosi dal terzo piano della sua abitazione insieme ai suoi tre figli. Il bilancio è straziante: la madre e due bambini (di 4 anni e appena 4 mesi) sono deceduti sul colpo, mentre la figlia maggiore di 6 anni è ricoverata in gravi condizioni. Sebbene i vicini descrivessero la donna come una persona riservata e religiosa, il sindaco Nicola Fiorita ha accennato a un “malessere invisibile” emerso nell’ultimo mese, dopo la nascita dell’ultimo figlio.
Paolo Crepet: “Il fallimento delle relazioni umane”
Lo psichiatra Paolo Crepet, intervistato dell’Adnkronos Salute, respinge con forza le letture sbrigative che parlano di “gesto d’impeto” o si soffermano sulla religiosità della donna. Secondo Crepet, il fulcro del dramma è la solitudine profonda: “Questa madre era semplicemente sola, profondamente sola. Il suo disagio non è stato intercettato da nessuno. Se avesse avuto anche solo un’amica presente, forse quel dolore sarebbe stato colto”. L’esperto sottolinea come la solitudine sia un fenomeno nazionale: “Siamo tutti sui social e abbiamo zero relazioni umane”. Crepet invita a non liquidare la vicenda con definizioni superficiali come “brava donna”, ricordando che siamo esseri umani e che l’elaborazione di un dolore insopportabile richiede tempo e vicinanza reale.
Claudio Mencacci: “L’ipotesi della depressione post-partum”
Lo psichiatra Claudio Mencacci, sentito dall’Adnkronos Salute, analizza il gesto sotto un profilo clinico, focalizzandosi sulla recente maternità della donna. In casi di depressione grave, può strutturarsi l’idea distorta che portarli via con sé sia l’unico modo per metterli al sicuro. “Scatta la convinzione di doverli proteggere dal presente e dal futuro: ‘Ti porto con me dove nessuno potrà farti male'”. Mencacci spiega che il genitore in questa sofferenza percepisce i figli come una propria estensione, temendo di lasciarli soli in un mondo percepito come insopportabile. Sebbene rari, questi eventi sono preceduti da segnali come la chiusura, l’isolamento e una paura eccessiva della realtà: “I segnali ci sono, ma bisogna essere in grado di riconoscerli”.






