Nato a Catanzaro il 17 gennaio 1923, Ettore Arena fu uno dei giovani ufficiali italiani che, dopo l’8 settembre 1943, scelsero la via più rischiosa: quella della Resistenza armata. Arruolato nella Regia Marina come allievo elettricista a Venezia e in servizio a Pola, riuscì a rientrare fortunosamente a Roma, dove viveva la sua famiglia, figlio di Luigi Arena e Maria Calabretta.
Nella capitale occupata entrò in una organizzazione clandestina, assumendo un ruolo di comando con il grado di Tenente. Si occupò di azioni di sabotaggio e della custodia di armi, operando nel cuore di una città sotto il controllo nazista.
La cattura, il processo e la fucilazione
Tradito da una delazione, Arena venne arrestato nel dicembre 1943. Processato dalle autorità di occupazione, fu condannato a morte per attività antitedesca. Il 3 febbraio 1944 venne fucilato a Forte Bravetta, insieme ad altri dieci appartenenti alla stessa formazione, da un plotone composto da agenti della Polizia Africa Italiana, alle dipendenze del Comando tedesco. Aveva appena 21 anni.
L’onorificenza e il riconoscimento dello Stato
Al termine della guerra, allo Stato italiano non sfuggì il valore del suo sacrificio. A Ettore Arena venne inizialmente concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare, poi commutata nella Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, la massima onorificenza italiana.
Arena è uno dei sei decorati con Medaglia d’Oro nativi di Catanzaro, insieme ad Aldo Barbaro, Melchiorre Iannelli, Stefano Pugliese, Ercole Scalfaro. Tutti decorati alla memoria, ad eccezione di Pugliese.
Una via per colmare un vuoto lungo decenni
Per anni, la Federazione di Catanzaro dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare ha chiesto che la città rendesse finalmente omaggio a Ettore Arena. Era infatti l’unico decorato con Medaglia d’Oro, appartenente alla Federazione, privo di un’intitolazione pubblica.
Oggi quel vuoto è stato colmato. L’Amministrazione Comunale di Catanzaro, cui va il ringraziamento ufficiale dell’Istituto, ha recentemente deliberato l’intitolazione di una via nella zona di Giovino. Un atto reso possibile anche grazie all’autorizzazione del Prefetto di Catanzaro.
“Un atto di giustizia storica“
“Non si tratta solo di una targa, ma di un atto di giustizia storica e morale – sottolinea la Federazione del Nastro Azzurro -. Dare un nome a una strada significa consegnare quella memoria ai cittadini, ai giovani, al futuro”.
Il sodalizio, patriottico, apolitico e apartitico, nato per custodire la memoria nazionale e il ricordo dei Caduti e dei Decorati, auspica ora che “si possa presto tenere una cerimonia commemorativa ufficiale in occasione della scopertura della targa”.
La memoria come responsabilità civile
Ottantadue anni dopo la sua morte, Ettore Arena torna simbolicamente a camminare nella sua città. Non come un nome del passato, ma come una coscienza civile che interroga il presente. Perché le città, come le persone, si riconoscono anche da chi scelgono di ricordare.









