Il sogno come punto di partenza, la realtà come terreno su cui costruire il futuro. È questo il filo conduttore dell’edizione 2026 del Premio Casato Prime Donne, in programma sabato 19 settembre alle posizione di rilievo. La sua parte più giovane è diventata, dopo la pausa 10.30 al Teatro degli Astrusi di Montalcino.
Al centro della cerimonia ci sarà Sandra Misale, scienziata originaria di Palmi, in Calabria, oggi alla guida del laboratorio che porta il suo nome alla Johns Hopkins University di Baltimora, dove conduce attività di ricerca nel campo della lotta al cancro.
Accanto alla scienziata saranno premiati Francesca Ciancio e Andrea Cuomo, giornalisti che si sono distinti nella divulgazione di Montalcino, del suo territorio e dei suoi vini, con la partecipazione attiva del Consorzio del Brunello.
Ma il Premio non guarda soltanto a chi ha già raggiunto una posizione di rilievo. La sua parte più giovane è diventata, dopo la pausa imposta dalla pandemia, un vero e proprio incubatore di talenti: una spinta rivolta a ragazze e ragazzi che stanno costruendo il proprio futuro e che, attraverso il loro percorso, possono diventare esempio e stimolo per la comunità.
Tredici storie, tredici modi di inseguire un sogno
Sono 13 i giovani talenti coinvolti nell’edizione 2026: studenti del Liceo Linguistico Lambruschini e dell’Istituto Agrario Ricasoli di Montalcino, una giovane artista del Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna di Siena, quattro allieve della LAO – Le Arti Orafe Jewellery School di Firenze, una studentessa della Scuola di Alta Formazione Tessieri e tre allievi dei corsi 2026 del Chigiana-Mozarteum Baroque Program.
Formazioni differenti, accomunate da una stessa idea: l’eccellenza non è un punto di arrivo, ma un esercizio quotidiano.
«La crescita personale passa sempre attraverso la passione e il sacrificio, nel continuo tentativo di migliorare se stessi», è il principio che accompagna l’iniziativa.
E le storie dei giovani premiati lo dimostrano in modo concreto.
Taisiia Makohon: quando il sogno diventa una fuga dalla guerra
Nata a Kyiv nel 2006 in una famiglia di artisti, Taisiia Makohon vive oggi a San Quirico d’Orcia e frequenta il Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna di Siena.
La sua opera, “Un escamotage”, nasce da un’esperienza generazionale difficile da raccontare e ancora più difficile da trasformare in arte: la guerra vista da vicino e la necessità di lasciare improvvisamente alle spalle l’età della giovinezza.
L’artista si è ispirata a “La Liberté guidant le peuple” di Eugène Delacroix, reinterpretando il concetto di sogno come una via di fuga da una realtà che la mente fatica ad accettare.
Il sogno, dunque, non come evasione frivola, ma come meccanismo di sopravvivenza e possibilità di immaginare un altrove.
La musica barocca incontra tre giovani interpreti
Tre borse di studio sono state assegnate ad altrettanti giovani toscani che hanno frequentato i corsi 2026 del Chigiana-Mozarteum Baroque Program.
Maria Tortorelli, soprcolo, porta invece un’esperienza già maturata in ambito orchestrale nazionale e internazionale, oltre alla partecipazione a ensemble professionali e progetti discografici. Alla Chigiana ha seguito il corso di violino barocco della maano e linguista di Massa Carrara, ha già partecipato a concorsi e selezioni nazionali e si è esibita come solista. Alla Chigiana ha frequentato il corso di canto barocco del maestro Lisandro Abadie.
Giulia Serio, flautista di Montecatini Terme, ha studiato traversiere con il maestro Marcello Gatti, all’interno del programma dedicato alla musica barocca.
Amedeo Scorcelletti, violinista barocco specializzato nel repertorio tra XVI e XVIII secolo, porta invece un’esperienza già maturata in ambito orchestrale nazionale e internazionale, oltre alla partecipazione a ensemble professionali e progetti discografici. Alla Chigiana ha seguito il corso di violino barocco della maestra Elisa Citterio.
Tre percorsi diversi, un comune rapporto con la musica: studio rigoroso, ricerca e interpretazione personale.
“Dalle origini al sogno”: la storia di Sandra Misale diventa una torta
Anche la pasticceria entra nel racconto del Premio.
Alessandra Pinto, 20 anni, di Bagno a Ripoli, è allieva del corso di pasticceria della Scuola Tessieri. Sotto la guida dei docenti Francesca Benedettelli e Fabio Centoni ha realizzato la torta dedicata alla vincitrice Sandra Misale.
Il dolce si intitola “Dalle origini al sogno” e traduce in ingredienti e forme il percorso della scienziata.
Ci sono gli agrumi e le mandorle del Sud Italia, il croccantino alla nocciola che richiama Torino e quindi New York, fino alla mousse esterna di cheesecake. La monoporzione, bianca e dalla forma essenziale, richiama invece il tema scelto per l’edizione 2026: il sogno.
È una storia raccontata attraverso il gusto: dalle origini alla ricerca, dalla memoria alla conquista di un obiettivo.
Quattro orafe e quattro interpretazioni della realtà
Alla LAO – Le Arti Orafe Jewellery School di Firenze, fondata nel 1985 da Giò Carbone e nata dalla tradizione dell’apprendistato artistico reinterpretata in chiave contemporanea, il sogno diventa materia.
Alessandra Di Natale, fiorentina, dopo la maturità classica ha scelto l’oreficeria, specializzandosi nelle tecniche tradizionali della lavorazione dei metalli preziosi. La sua opera, “L’ingombro della realtà”, mette in scena la distanza tra ciò che si desidera e ciò che è possibile: una struttura rigida, simile a una gabbia, racchiude un elemento organico che rappresenta il desiderio e l’inconscio.
Arianna Belmonte, originaria di Riccione, con un passato al liceo artistico Federico Fellini e diverse esperienze lavorative, ha scelto di trasformare l’oreficeria nella propria professione. La spilla “Sognare ad occhi aperti” utilizza la figura dell’occhio per evocare il sogno, mentre due stelle comunicanti e un’agata sfaccettata richiamano il cosmo e l’iride.
Elena Bastanzio, fiorentina e diplomata al liceo linguistico, ha intitolato la propria creazione “Caducità”. Il gioiello rappresenta il momento in cui il sogno finisce e la fantasia lascia spazio al brusco ritorno alla realtà: il corpo viene metaforicamente trafitto e risvegliato.
Infine Matilde Tambosi, originaria di Rovereto e proveniente da studi sociosanitari, ha scelto di cambiare direzione e formarsi nell’oreficeria prima a Milano e poi a Firenze. La sua spilla, “Il sogno e la realtà”, riflette sul confine sottile tra mondo immaginario e dimensione concreta.
L’intento è trasformare quel confine in una possibilità: attraverso l’introspezione, diventare artefici della propria realtà e non semplici spettatori.
Un Premio nato dalle donne, rivolto al futuro
Il Premio Casato Prime Donne nasce nel 1999 per iniziativa della giornalista Rai Ilda Bartoloni, che ridisegnò il precedente Premio Barbi Colombini, creato 18 anni prima da Francesca Colombini.
La nuova formula mise al centro la figura della “Prime Donna”, una personalità capace di rappresentare un esempio nel percorso verso la parità di genere.
Nel corso degli anni il Premio ha accompagnato la crescita della reputazione di Montalcino attraverso la valorizzazione di articoli, servizi radiotelevisivi e immagini dedicati al territorio e soprattutto al Brunello.
Dopo la parentesi del Covid, la manifestazione ha aggiunto una nuova dimensione: quella dell’incubatore di giovani talenti, con l’obiettivo di sostenere studenti capaci e creare un circuito virtuoso nel quale l’eccellenza individuale possa diventare stimolo collettivo.
Un progetto che va oltre la cerimonia
Il Premio fa parte di un progetto più ampio che comprende la cantina Casato Prime Donne, presentata come la prima cantina italiana con un organico interamente femminile, il Brunello Prime Donne, selezionato da un panel di quattro degustatrici internazionali, e il percorso dedicato alle Prime Donne tra i vigneti e gli spazi della cantina.
Qui le dediche delle vincitrici convivono con installazioni artistiche lungo un itinerario pensato anche come esperienza meditativa.
Una continuità ideale tra vino, cultura, arte, scienza e formazione.
Le Prime Donne dal 2000 a oggi
Nel corso degli anni il riconoscimento è stato assegnato a figure provenienti da mondi molto diversi: dalla scrittrice Francesca Sanvitale nel 2000 a Paola Capriolo, Marta Morazzoni, Carla Fracci, Kerry Kennedy, Samantha Cristoforetti, Ilaria Capua, Sandra Savaglio, Sara Gama, Federica Bertocchini, fino alle vincitrici delle edizioni più recenti.
Nel 2025 il Premio è andato a Darya Majidi, imprenditrice tecnologica e presidente di UN Women Italy; nel 2024 a Maria Canabal, fondatrice del Parabere Forum; nel 2022 a Elena Testi e nel 2019 ad Alessandra Paola Ghisleri.
L’edizione 2026 aggiunge ora il nome di Sandra Misale a questa storia.
E accanto a lei mette in primo piano una generazione che sta ancora cercando la propria strada. È forse questo il significato più attuale del Premio: non celebrare soltanto chi è arrivato, ma riconoscere chi sta imparando a costruire il proprio futuro.













