11 Settembre 2026
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“La cultura è la prima cosa”: Gino Santo racconta i 27 anni dell’Autunno Musicale a Cosenza

Il direttore artistico presenta la nuova stagione della rassegna cosentina: ogni sabato per tre mesi al Museo dei Brettii e degli Enotri. "Il pubblico ormai ci chiede per strada quando iniziamo"

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Sta per aprirsi la 27ª edizione dell’Autunno Musicale, la rassegna che dal 26 settembre animerà per tre mesi i sabati sera di Cosenza. A raccontarne il filo conduttore, i segreti della lunga tenuta e le ambizioni per il futuro è il direttore artistico Gino Santo.

“Ventisette edizioni, non ne abbiamo mai saltata una”

Il tratto che più caratterizza la rassegna, spiega Santo, è la sua continuità: “La stagione compie 27 anni e non ha mancato mai un’edizione, sono di continuo”. Il format, spiega, si basa su una scelta precisa: appuntamenti settimanali, sempre lo stesso giorno, sempre lo stesso luogo, per una durata complessiva di tre mesi. “Questo ha fatto sì che ci fosse una fidelizzazione naturale nel pubblico, perché la gente si aspetta la stagione ormai come evento continuo”, racconta. Al punto che, dice sorridendo, “quando la gente mi vede per strada dice: quando iniziamo?”. Un appuntamento scandito con precisione quasi rituale: “Ogni sabato, a partire dal primo sabato d’autunno fino all’ultimo sabato d’autunno, arriviamo a dicembre”.

Sul piano dei contenuti, il filo conduttore resta lo stesso fin dalla prima edizione: portare a Cosenza artisti di livello internazionale nell’ambito della musica da camera, “che si esibiscono, vengono da diversi paesi stranieri per offrire a Cosenza una stagione sempre di alta qualità”.

“La cultura non è un settore secondario, è la prima cosa”

Costruire una stagione concertistica di questo livello in Calabria, ammette Santo, non è semplice: “Oggi è difficile perché è difficile il settore della cultura. È un settore che ha difficoltà enormi, perché sappiamo bene che non è considerato qualcosa di primario”. Un’impostazione che il direttore artistico contesta con decisione: “Questo è sbagliato perché la cultura è la prima cosa. Noi andiamo avanti e crediamo che la cultura sia la cosa più importante dell’essere umano. Tutti i popoli sono passati alla storia grazie alla cultura”. Da qui l’impegno quotidiano della rassegna: “Questa difficoltà che c’è, naturale, noi cerchiamo di abbatterla proprio perché riteniamo che sia fondamentale”.

Sfatare il mito della musica classica “noiosa”

Uno dei nodi centrali dell’intervista riguarda il pubblico giovane e il presunto elitarismo della musica da camera. Santo respinge l’idea con nettezza: “C’è un grande errore, una grande confusione che si fa quando si effettua l’equazione musica classica uguale noia: non c’è niente di più sbagliato”. Una distorsione che, secondo il direttore, ha radici storiche precise: “Questo accade perché negli anni ’60 degli scellerati nell’ambito della musica classica pensavano che bisognava creare un qualcosa appunto per un’élite, rompendo completamente con quello che era avvenuto fino a quel momento”. Un esperimento, aggiunge, “fallito fortunatamente”, perché “tutte le volte che il pubblico di qualsiasi tipo, di qualsiasi età, di qualsiasi estrazione sociale si avvicina, si rende conto di questo errore. Basta ascoltare una volta un concerto di musica classica per capire quanto questo sia sbagliato”. Il risultato, sostiene, si vede già oggi nella platea dell’Autunno Musicale: “Il nostro pubblico è un pubblico sia di giovani che di adulti e di tutte le estrazioni sociali”.

Il Museo dei Brettii e degli Enotri, “luogo ideale”

Anche la scelta della sede, per Santo, è tutt’altro che secondaria. La stagione si svolge al Museo Civico dei Brettii e degli Enotri, che il direttore definisce “il luogo ideale perché è un luogo di cultura e quindi fare una manifestazione culturale è già un vantaggio”. A questo si aggiungono, spiega, caratteristiche acustiche significative. Ma il valore aggiunto, sottolinea, è soprattutto simbolico, in contrapposizione ai format più effimeri diffusi oggi: “Rompe con quello che ci si aspetta adesso, cioè degli eventi soprattutto di piazza che sono effimeri perché si tengono una sera e il giorno dopo non è rimasto niente sul territorio, mentre invece in un luogo di cultura la gente effettivamente si immerge già nella cultura espressa dal luogo per poi fruire di quella che è una manifestazione culturale importante”.

Contaminazioni di genere, dal jazz al pop

Negli anni la rassegna ha aperto anche a linguaggi diversi dalla musica classica. “La stagione è di per sé variegata, è una stagione che ha sempre avuto l’idea di allargare quelli che sono i confini di quello che si possa pensare e immaginare”, racconta Santo, per il quale “la musica è considerata importante a 360 gradi”. Non mancano infatti, accanto ai musicisti del panorama classico internazionale, artisti di altri generi: “L’inaugurazione, per esempio, il 26 settembre si inizia proprio con una formazione che suona musica pop, musica jazz“, scelta che contribuisce, spiega, a tenere fede all’idea originaria della rassegna, “quella cioè di considerare la musica una, purché sia di qualità, e non musica commerciale che nasce e muore nello stesso istante”.

I criteri di selezione: “Prima il livello, poi il programma”

Alla domanda su cosa guidi, da direttore artistico, la scelta di un musicista o di un concerto da inserire in cartellone, Santo indica un doppio criterio: “La cosa principale è il livello, il livello artistico appunto del musicista, e poi quello che è il programma che esso offre”. È la combinazione dei due elementi, sostiene, ad aver reso possibile nel tempo la crescita della rassegna: “Il programma unito al livello fa sì che noi siamo riusciti nel tempo ad offrire proprio qui sul territorio di Cosenza un evento unico, perché il pubblico è aumentato anche per questo motivo”.

“L’orgoglio è facile: durare 27 anni non lo pensavamo nemmeno noi”

Guardando indietro ai risultati raggiunti, il direttore non nasconde la soddisfazione: “L’orgoglio è facile perché già durare 27 anni è un qualcosa che neanche noi pensavamo che si potesse riuscire”. Un dato che considera la prova più concreta della bontà del lavoro svolto: “Il pubblico è in aumento e questo sicuramente ci riempie di orgoglio, ma ci dà anche l’idea che quello che è stato fatto è stato fatto bene”. Più sfumata, invece, la risposta sulle cose ancora da migliorare: “Non sappiamo effettivamente cosa possa mancare. Noi lavoriamo sempre per fare questo evento ogni anno e resistere. Ecco, questa è la nostra idea, quella di resistere cercando di assicurare tutto quello che succede, resistere a tutte le avversità”. Avversità che, ammette, non si potranno mai eliminare del tutto: “Non possiamo nemmeno dire che non ci saranno mai, quelle ci saranno sempre. Quindi ci manca quello che manca sempre, ma noi siamo riusciti poi a creare quello che effettivamente volevamo”.

Un possibile punto di riferimento per la cultura cosentina

Sul ruolo che la rassegna può giocare nella crescita culturale della città, Santo rivendica per Cosenza una tradizione già solida – “c’è un teatro di tradizione, qui è nato Alfonso Rendano, ci sono tante attività importanti di tante realtà” – ma segnala anche un limite nella programmazione culturale: “Quello che forse manca è un’attenzione principale verso quello che potrebbe essere di significativo sul territorio, e non invece cercare di produrre degli eventi che sono singoli e che sono considerati così, da fare solo perché si pensa di soddisfare un episodio in quel momento, in quel luogo”. Il consolidamento di ciò che già esiste, per Santo, dovrebbe essere la priorità, e l’Autunno Musicale potrebbe fare da apripista: “Magari l’Autunno Musicale potrebbe essere un riferimento, perché sono 27 anni che effettivamente si è riusciti a creare questo appuntamento. Potrebbe essere un traguardo da mettere un po’ in vetrina”.

Il futuro: non un nome, ma l’attenzione del pubblico

Guardando ai prossimi cinque o dieci anni, Santo non indica un artista o un progetto specifico, ma punta su un obiettivo più ampio: continuare a esistere e a crescere. “Fra 5 anni credo e spero di essere ancora qui nell’organizzare questa stagione”, dice, ricordando che in 27 edizioni la rassegna ha già ospitato musicisti arrivati “dall’America, dall’Africa, dall’Europa, dall’Asia”. Più che un nome nuovo, ciò che il direttore si augura è la conferma di un rapporto ormai consolidato con il pubblico: “Quello che noi fra 5 anni speriamo che ci sia, e siamo convinti che ci sarà con il lavoro che stiamo facendo, è l’attenzione da parte del pubblico che ci fa capire ogni anno quanto necessita di questa manifestazione”. Un unicum, rivendica, nel panorama regionale: “È uno dei pochi, se non l’unico, ad avere queste caratteristiche in Calabria: quasi 4 mesi continuativi, ogni sabato, nello stesso posto, alla stessa ora”. Una regolarità che permette al pubblico, conclude, di pianificare la propria partecipazione con largo anticipo, “perché sa bene che questo avverrà anche l’anno prossimo, fra 2 anni”, sempre nello stesso luogo, sempre di sabato, per tutta la durata dell’autunno.

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