30 Luglio 2026
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La memoria di “Le Vernet”: i due calabresi che sfidarono il fascismo nei lager di Francia

La storia di Rosario Antonio Smorto e Paolo Suraci, dal campo d’internamento sui Pirenei ai vertici dell’antifascismo. Il legame dimenticato tra il campo francese e Ferramonti di Tarsia

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Durante la Seconda guerra mondiale il campo d’internamento di “Le Vernet”, al confine tra Francia e Spagna, ebbe come prigionieri politici, tra i tanti rinchiusi, gli italiani Rosario Antonio Smorto e Paolo Suraci. Entrambi calabresi della provincia di Reggio Calabria, il primo muratore di Bagaladi, il secondo ferroviere di Reggio Calabria.

Il gemello anziano di Ferramonti

Il campo di internamento di “Le Vernet”, che era il gemello anziano del campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, durò complessivamente quasi 5 anni nella sua fase principale come campo per rifugiati e repressivo (dal febbraio 1939 al giugno 1944), pur essendo stato originariamente aperto nel giugno 1918 durante la prima guerra mondiale. Il medesimo campo, situato a due chilometri da Le Vernet (Ariège) a poca distanza dal confine con la Spagna, ai piedi della catena dei Pirenei, è stato uno dei principali campi di internamento in Francia durante la seconda guerra mondiale. Il campo ha una storia complessa perché nel corso della sua esistenza, tra il 1918 e il 1945, è servito in periodi diversi a scopi molto diversi. Durante l’occupazione tedesca della Francia operò, al pari del campo di internamento di Gurs, come uno dei principali campi di transito per migliaia di ebrei, qui raccolti e poi trasferiti al campo di internamento di Drancy per essere alfine deportati nei campi di sterminio della Polonia. Il campo fu successivamente usato dagli alleati come campo di prigionia

Due calabresi eccelsi

Smorto, morto a 98 anni, nel 2007, a Castel d’Azzano (VR), è stato un dirigente comunista di primissimo livello, prima in Francia e poi in Italia. Mentre Paolo Suraci – scrisse il giornalista Pantaleone Sergi – “è considerato una delle più fulgide figure dell’antifascismo calabrese; soffrì carcere e confino, senza mai abiurare le sue idee comuniste”.

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