3 Settembre 2026
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L’alba del 3 settembre 1943, il giorno in cui la guerra arrivò in Calabria: lo sbarco degli Alleati a Reggio

Ottantatré anni fa le truppe britanniche e canadesi attraversarono lo Stretto e misero piede sul continente europeo con l’operazione Baytown. Poche ore dopo l’Italia firmava segretamente l’armistizio

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Il cielo sopra lo Stretto cominciò a illuminarsi quando era ancora notte. Erano circa le 2.30 del 3 settembre 1943 quando l’artiglieria alleata aprì il fuoco contro le postazioni presenti lungo la costa reggina. Dalla Sicilia partirono navi, mezzi da sbarco, uomini e carri armati. La guerra, dopo aver travolto l’isola, stava per attraversare quei pochi chilometri di mare che la separavano dal continente. Alle 4.50, secondo la ricostruzione dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, i primi soldati britannici e canadesi raggiunsero le coste di Reggio Calabria. Cominciava l’operazione Baytown, il primo sbarco alleato nell’Italia continentale.

Nelle stesse ore, lontano dalle spiagge calabresi e nel più assoluto segreto, il governo Badoglio si preparava a firmare la resa. Il 3 settembre 1943 fu così una giornata sospesa tra due guerre: quella che l’Italia fascista stava perdendo e quella che, contro l’occupazione tedesca, doveva ancora cominciare.

La guerra attraversa lo Stretto

La Sicilia era caduta nelle mani degli Alleati il 17 agosto 1943, dopo una campagna durata poco più di un mese. La tappa successiva era la penisola italiana. Il piano prevedeva una prima operazione in Calabria, seguita dallo sbarco principale a Salerno e dall’occupazione del porto di Taranto. A guidare l’avanzata attraverso lo Stretto era l’Ottava Armata britannica del generale Bernard Montgomery. L’azione venne affidata al XIII Corpo d’armata, comandato dal generale Miles Dempsey e formato soprattutto dalla Prima Divisione di fanteria canadese e dalla Quinta Divisione britannica. Ai canadesi spettava il compito di occupare Reggio Calabria e il vicino aeroporto. I britannici dovevano invece spingersi verso Villa San Giovanni e controllare il tratto settentrionale della costa dello Stretto. La cronologia del National WWII Museum indica proprio il 3 settembre come l’inizio dell’operazione anfibia su Reggio Calabria e, quindi, della campagna alleata sulla penisola.

Britannici e canadesi sulle spiagge di Reggio

Le prime unità raggiunsero le spiagge nella zona di Reggio, Gallico e Catona. Le immagini conservate dall’Imperial War Museums mostrano i fanti mentre scendono dai mezzi da sbarco e avanzano sulla costa calabrese. L’accoglienza militare fu molto diversa da quella che gli Alleati temevano. Sulle spiagge ci fu una resistenza limitata. Le truppe tedesche avevano già iniziato a ripiegare verso nord, lasciando dietro di loro strade interrotte, ponti distrutti e campi minati per rallentare l’avanzata.

La Prima Divisione canadese riuscì così a entrare rapidamente a Reggio. Un’altra fotografia dell’archivio britannico mostra un soldato alleato mentre passa accanto a una scritta ancora visibile su un muro: “Viva il Duce”. È forse l’immagine che racconta meglio quella giornata. Il vecchio regime era ancora scritto sulle pareti, mentre i suoi eserciti si stavano dissolvendo. Poco più tardi, i carri armati Sherman e la fanteria iniziarono a muoversi verso nord. La documentazione militare canadese ricostruisce una prima avanzata praticamente senza opposizione nella città, seguita però dalle difficoltà provocate dalle demolizioni tedesche e dalla conformazione del territorio calabrese.

Una città già ferita dalle bombe

Quando gli Alleati arrivarono, Reggio Calabria era una città stremata. Durante il 1943 era stata sottoposta a ripetuti bombardamenti aerei per la presenza dello snodo ferroviario, dei porti, dell’aeroporto e di altre infrastrutture militari considerate strategiche. Le bombe avevano colpito abitazioni e quartieri popolari, provocando vittime e costringendo molti reggini a lasciare la città. L’operazione Baytown non irruppe quindi in una Calabria estranea alla guerra. La guerra era già entrata nelle case, nelle stazioni e nei rifugi antiaerei molto prima che i primi soldati mettessero piede sulle spiagge. Lo sbarco segnò tuttavia un passaggio decisivo: per la prima volta le forze alleate si trovavano sul territorio continentale italiano e potevano iniziare la risalita della penisola.

L’armistizio firmato in segreto

Mentre britannici e canadesi avanzavano a Reggio, a Cassibile, in Sicilia, si consumava un altro passaggio destinato a cambiare la storia italiana. Alle 17.15 del 3 settembre, il generale Giuseppe Castellano, per conto del governo Badoglio, firmò l’armistizio con il generale statunitense Walter Bedell Smith, rappresentante del comandante alleato Dwight Eisenhower.

La firma rimase segreta per cinque giorni. Soltanto la sera dell’8 settembre Eisenhower e Badoglio annunciarono pubblicamente la cessazione delle ostilità. Per le forze armate italiane, prive di disposizioni chiare, cominciarono ore di caos. L’esercito tedesco avviò immediatamente l’occupazione del Paese e il disarmo dei reparti italiani. Il paradosso di quel 3 settembre resta impressionante: mentre a Reggio gli Alleati invadevano ancora formalmente un Paese nemico, quello stesso Paese aveva già sottoscritto la resa. I soldati e la popolazione, però, non lo sapevano.

La Calabria come porta d’ingresso alla penisola

Sei giorni dopo, il 9 settembre, gli Alleati sarebbero sbarcati anche a Salerno con l’operazione Avalanche e a Taranto con l’operazione Slapstick. Lo scontro decisivo si sarebbe spostato più a nord, facendo finire progressivamente lo sbarco calabrese ai margini del grande racconto nazionale. Eppure fu proprio dalla costa reggina che iniziò l’invasione dell’Italia continentale. La Calabria divenne il primo corridoio dell’avanzata alleata, con le colonne britanniche e canadesi impegnate a risalire una regione attraversata da strade difficili e segnata dalle distruzioni.

L’operazione Baytown non fu una grande battaglia campale. I tedeschi evitarono di concentrare le proprie forze sullo Stretto e preferirono ritirarsi verso le linee difensive predisposte più a nord. Ma il valore storico dello sbarco rimane intatto: il 3 settembre 1943 la guerra cambiò direzione e la penisola italiana diventò uno dei principali fronti europei.

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