22 Luglio 2026
22 Luglio 2026
spot_img

Un milione dal Fondo giustizia al clan Condello di Reggio Calabria: terremoto al Tribunale di Milano, indagato uno storico funzionario

La Dda milanese svela il presunto tentativo di restituire 989mila euro confiscati a un uomo legato alla 'ndrangheta reggina. L'allarme scattato da Equitalia blocca la truffa, mentre scattano perquisizioni e controlli sui fascicoli del settimo piano

spot_img
spot_img

Un presunto canale diretto tra gli uffici giudiziari milanesi e i vertici della criminalità organizzata calabrese. È l’ipotesi di reato al centro dell’indagine della Procura della Repubblica di Milano, guidata da Marcello Viola, che vede iscritto nel registro degli indagati un funzionario amministrativo di 54 anni in servizio presso l’ufficio del Giudice per le indagini preliminari. Secondo le ricostruzioni formulate dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Stefano Ammendola, il dipendente avrebbe tentato di stornare 989mila euro giacenti all’interno del Fondo Unico Giustizia — parte di un ammontare complessivo di circa due milioni precedentemente sottoposto a confisca — per accreditarli a un quarantenne già condannato in via definitiva per associazione mafiosa. L’operazione, datata 22 giugno, sarebbe stata avviata mediante la compilazione e la sottoscrizione di un modulo di restituzione privo di qualsiasi provvedimento autorizzativo del giudice. A bloccare il trasferimento dei fondi è stata la richiesta di chiarimenti inoltrata il 15 luglio da Equitalia Giustizia alla presidenza della sezione Gip, anomalia che il giorno successivo ha fatto scattare le verifiche interne e il formale avvio degli accertamenti penali.

Le perquisizioni al settimo piano e i legami con la cosca Condello

L’inchiesta contesta le ipotesi di tentata truffa e falso, aggravate dalle finalità di agevolazione mafiosa. Il quarantenne beneficiario della disposizione figurava già negli atti per aver agevolato la latitanza ventennale del boss Domenico Condello, vertice dell’omonima consorteria reggina subentrato alla guida del gruppo dopo l’arresto del cugino Pasquale Condello, noto come “il Supremo”. Nei giorni scorsi i Carabinieri della sezione di polizia giudiziaria hanno eseguito decreti di perquisizione e sequestro all’interno dello studio occupato dal dipendente al settimo piano del Palazzo di Giustizia, ponendo i locali sotto sigilli. Il lavoratore, forte di un’esperienza ventennale nel presidio giudiziario milanese e considerato fino a oggi figura di comprovata affidabilità, si è difeso adducendo un mero problema di natura tecnica nella gestione informatica della pratica. Gli investigatori puntano ora a ripercorrere a ritroso l’intero storico delle procedure da lui gestite negli anni, al fine di verificare l’eventuale presenza di ulteriori irregolarità su altri beni sequestrati o confiscati.

La posizione della presidenza e le verifiche interne

Sulla vicenda sono intervenuti ufficialmente con una nota i vertici degli uffici giudiziari milanesi, Ezia Maccora e Fabio Roia, rispettivamente presidenti della sezione Gip e del Tribunale di Milano. I due magistrati hanno dichiarato che la dirigenza dei loro uffici sta «doverosamente collaborando con la Procura della Repubblica a cui l’anomalia è stata tempestivamente comunicata, verificando parallelamente eventuali criticità nella gestione amministrativa di somme in sequestro». L’attività d’indagine coordinata dal pm Stefano Ammendola prosegue con l’esame dei supporti informatici e dei documenti acquisiti durante le perquisizioni per raccogliere ulteriori elementi di prova in ordine alle responsabilità contestate.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor