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26 Maggio 2026
26 Maggio 2026
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Quando la notte canta: Sant’Onofrio rinnova la sua anima nella novena del Santo Natale (FOTO-VIDEO)

Tra fede, memoria e comunità in cammino, il rito dei Novenari attraversa generazioni, unisce il paese e riporta a casa — almeno con il cuore — tutti i santonofresi nel mondo

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Si è conclusa a Sant’Onofrio, la Novena del Santo Natale, uno dei riti più profondi e identitari della tradizione locale, capace di rinnovarsi ogni anno senza mai perdere il legame con le proprie radici. Nel cuore del Vibonese, questo appuntamento non rappresenta soltanto un momento liturgico, ma un vero e proprio patrimonio collettivo fatto di fede, memoria e appartenenza.

Giovani novenari

Per nove notti consecutive, dalla tarda sera fino alle prime luci dell’alba, le strade del paese — dal centro storico alle campagne — sono state attraversate dal suono antico dei canti natalizi. Una musica che non è semplice accompagnamento, ma linguaggio condiviso, capace di unire generazioni e di trasformare il paese in una comunità in cammino. Protagonisti di questa edizione sono stati Francesco Barbieri, Francesco Stinà, Onofrio Italiano, Domenico Defina, Pino Trecozzi e Daniele Mattioli, giovani Novenari che con dedizione e rispetto hanno raccolto un’eredità preziosa. Con chitarre, fisarmoniche e flauti, hanno dato voce a una tradizione che vive nel gesto ripetuto, nel passo lento, nella notte condivisa. La Novena dei Novenari è però molto più di un evento musicale: è un rito di comunità. Le famiglie aprono le porte delle loro case, offrono un ristoro caldo, accolgono i suonatori come parte della propria storia. Gli anziani ascoltano con emozione, i bambini seguono incuriositi, imparando senza accorgersene un linguaggio che parla di identità e continuità. È in questi gesti semplici che la tradizione si rinnova e trova la sua forza.

SantOnofrio novena 2025 due

Tradizione arricchita

Particolarmente intensa e carica di significato è stata la notte del 22 dicembre, autentico cuore simbolico di questa edizione. Una serata speciale che ha visto il ritorno dei Novenari storici, protagonisti di questo rito sin dagli anni Ottanta fino a oggi, riuniti in un ideale passaggio di testimone. Sei generazioni diverse si sono avvicendate, dimostrando come questa tradizione non conosca interruzioni, ma si trasmetta nel tempo come un bene condiviso. Per l’occasione, la Novena si è arricchita di una partecipazione straordinaria di strumentisti: tre fisarmoniche, quattro chitarre, cinque flauti e un alzarino hanno accompagnato i canti, dando vita a un momento di rara intensità emotiva. Una giornata dedicata in modo particolare agli emigrati santonofresi, a chi vive lontano ma continua a riconoscersi in questi suoni, e al ricordo di chi non c’è più, soprattutto di coloro che questa Novena l’hanno suonata o ascoltata almeno una volta nella vita, portandola per sempre con sé. Oggi la tradizione supera anche i confini fisici del paese: grazie ai social network, le Novene vengono seguite in tempo reale dagli emigrati in Italia e all’estero. Video, immagini e commenti costruiscono un ponte ideale che rende Sant’Onofrio più vicino, rafforzando un senso di appartenenza che non conosce distanza.

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Più di una consuetudine

Ogni mattina, al termine del percorso notturno, i Novenari si sono ritrovati in chiesa per la messa dell’alba, celebrata da don Lucio Bellantoni. Un momento di raccoglimento che ha rappresentato il centro spirituale della Novena, dove il canto popolare incontra la liturgia e il tempo presente dialoga con la memoria. La Novena dei Novenari di Sant’Onofrio continua così a essere molto più di una consuetudine natalizia: è un simbolo vivo di identità collettiva, una tradizione che appartiene a chi la suona, a chi la ascolta e a chi la custodisce nel ricordo. Finché, nella notte, ci sarà qualcuno disposto a cantare, Sant’Onofrio continuerà a riconoscersi nella propria voce.

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