A guardarli da lontano sembrano uomini imprigionati dentro grandi campane di rami. Camminano lentamente, a piedi scalzi e con il torso scoperto, mentre le spine sfiorano e incidono la pelle. Sul petto stringono l’immagine di San Rocco e lungo le strade di Palmi avanzano tra preghiere, tamburi e migliaia di persone. Sono gli “spinati”, i protagonisti di uno dei riti religiosi più intensi e impressionanti della Calabria. Ogni anno, il 16 agosto, accompagnano in processione la statua di San Rocco, compatrono e protettore della città, indossando la “spalas”, una struttura conica composta da rami pungenti di ginestra selvatica intrecciati tra loro. Ma ciò che agli occhi di un visitatore può apparire come una prova estrema o una rappresentazione spettacolare è, per chi vi partecipa, qualcosa di profondamente diverso. Non è folklore costruito per il pubblico, non è una gara di resistenza e non è un’esibizione del dolore. È lo scioglimento di un voto. Dietro ogni spinato c’è una storia che spesso rimane segreta: una malattia superata, una persona cara salvata, un figlio atteso per anni, un pericolo scampato oppure una grazia ancora invocata. Il corpo diventa così la parte visibile di una promessa stretta in silenzio tra il fedele e il santo.
Il 16 agosto, il giorno di San Rocco in Calabria
Il culto di San Rocco è profondamente radicato in Calabria. Il pellegrino francese, tradizionalmente invocato contro la peste e le malattie contagiose, viene festeggiato in numerosi centri della regione con processioni, fiere, pellegrinaggi e riti votivi. Il 16 agosto le statue del santo attraversano borghi e città, accompagnate dalle bande musicali, dai tamburinari e dai fedeli rientrati appositamente dai luoghi dell’emigrazione. In molti paesi, la festa di San Rocco coincide ancora oggi con il ritorno a casa di intere famiglie: è il giorno in cui le strade si riempiono, le abitazioni chiuse durante l’anno riaprono e le generazioni si ritrovano attorno allo stesso rito.
Tra tutte le celebrazioni calabresi, quella di Palmi conserva però una forza particolare. Qui fede, penitenza e memoria collettiva si incontrano nel corteo degli spinati, un rito che richiama l’attenzione non soltanto dei credenti, ma anche di antropologi, fotografi e studiosi delle tradizioni popolari. La festa non può essere compresa limitandosi all’immagine delle spine. Per i palmesi è un legame che attraversa i secoli e riunisce la città attorno al suo protettore.
Una devozione diventata più forte durante la peste
La presenza del culto di San Rocco a Palmi è documentata già nel XVI secolo. Una visita pastorale del 1586 riferisce dell’esistenza di una chiesa dedicata al santo e di una confraternita che ne curava la venerazione. La devozione acquistò una forza ancora maggiore nel 1656, quando una devastante epidemia di peste colpì il Regno di Napoli e interessò anche la Calabria. Secondo la tradizione religiosa locale, i palmesi si rivolsero a San Rocco chiedendo protezione e liberazione dal morbo. Da quel momento il rapporto con il santo divenne parte dell’identità della città. San Rocco non era soltanto una figura da celebrare una volta all’anno, ma il protettore al quale affidare la salute, le sofferenze e le paure della comunità. La festa del 16 agosto è la prosecuzione di questo patto. È il giorno nel quale le promesse private diventano un cammino pubblico e la città accompagna chi ha deciso di ringraziare il santo attraverso il sacrificio della processione.
Cos’è la “spalas” indossata dagli spinati
L’elemento più riconoscibile del rito è la “spalas”, la pesante cappa di spine portata dai penitenti durante il percorso. Viene realizzata utilizzando rami pungenti di ginestra selvatica, tradizionalmente raccolti nelle campagne e lungo i costoni del monte Sant’Elia. I rami vengono legati e intrecciati attorno a una struttura formata da canne, salici o altri elementi flessibili, fino a ottenere una sorta di grande campana conica. La parte più stretta poggia sulla testa del penitente, talvolta protetta internamente da un piccolo anello di stoffa. Da lì la struttura scende lungo le spalle e avvolge il corpo fino alla vita. Le spine restano a contatto con la pelle e, durante il cammino, possono provocare graffi e piccole ferite.
La preparazione della spalas è già parte del voto. Non si tratta di un oggetto acquistato o di un costume consegnato poco prima della processione. Tradizionalmente viene costruita dal penitente con l’aiuto dei familiari, spesso alla vigilia della festa. Anche questo momento appartiene alla dimensione intima del rito. Le mani intrecciano i rami, sistemano la struttura e preparano ciò che il giorno successivo accompagnerà il fedele lungo le strade della città.
Il cammino a torso nudo e a piedi scalzi
Durante la processione gli spinati procedono a torso nudo e, secondo la tradizione, a piedi scalzi. Le braccia sono raccolte davanti al corpo per stringere sul petto un’immagine di San Rocco. Non urlano e non cercano l’attenzione del pubblico. Camminano mantenendo un passo regolare, accompagnati dai familiari e dagli altri fedeli. Ciascuno porta con sé una motivazione personale che non è obbligato a raccontare. Alcuni partecipano per ringraziare il santo dopo una guarigione. Altri chiedono protezione per un familiare. Altri ancora rinnovano una promessa tramandata all’interno della propria casa.
Le donne partecipano solitamente indossando una corona di spine, richiamo alla Passione di Cristo, anche se la tradizione non esclude la possibilità di portare l’intera spalas. Il dolore fisico non è il fine del rito. È il linguaggio attraverso il quale viene resa concreta una rinuncia, una preghiera o una riconoscenza. Per questo gli spinati non possono essere ridotti a una semplice attrazione folkloristica.
La processione che attraversa Palmi
Il momento centrale della festa è la solenne processione della statua di San Rocco, che tradizionalmente prende avvio nel pomeriggio dalla chiesa di Maria Santissima Immacolata e San Rocco. La statua attraversa le vie cittadine su una base processionale portata a spalla, preceduta e seguita da un corteo che si allunga progressivamente. Il percorso tradizionale supera i sette chilometri e può durare oltre quattro ore.
Davanti e attorno al santo si muovono i fedeli, le confraternite, i portatori e il corteo degli spinati. Dai balconi vengono lanciati fiori e petali, mentre le strade risuonano delle preghiere e della musica. Nel tratto conclusivo la processione può trasformarsi in un lungo fiume umano nel quale non si riesce più a distinguere l’inizio dalla fine. È allora che la promessa individuale degli spinati diventa parte di un rito collettivo: il voto di uno viene accolto e accompagnato dall’intera città.
Gli ex voto che raccontano malattie e guarigioni
La spalas non è l’unica forma di ex voto legata a San Rocco. All’interno della chiesa sono custodite altre testimonianze della devozione popolare, donate nel corso degli anni come ringraziamento per una grazia ricevuta. Particolarmente significativi sono gli ex voto in cera modellati a forma di parti anatomiche. Occhi, gambe, braccia, cuori e altri organi rappresentano simbolicamente la parte del corpo colpita da una malattia o sottoposta a un intervento.
Ci sono poi figure di bambini, offerte per ringraziare il santo dopo una nascita desiderata o per invocarne la protezione. Ogni piccolo oggetto conserva una storia familiare che spesso non è stata scritta, ma soltanto affidata alla memoria. Accanto agli ex voto in cera esiste il cosiddetto “Tesoro di San Rocco”, formato da oggetti e doni in metallo prezioso lasciati dai fedeli nel corso del tempo. Non sono semplici decorazioni: rappresentano la traccia materiale di paure superate, speranze realizzate e promesse mantenute.
I tamburi, Mata e Grifone
La festa di Palmi non è fatta soltanto di silenzio e penitenza. Fin dal mattino la città viene attraversata dal suono dei tamburi e dal ballo dei Giganti Mata e Grifone, le grandi figure di cartapesta diffuse nella tradizione popolare della Calabria meridionale e dell’area dello Stretto. I Giganti ruotano e danzano sopra la folla, accompagnati dal ritmo incalzante dei tamburinari. Il loro passaggio annuncia la festa e richiama bambini, famiglie e visitatori nelle strade.
La dimensione civile, le luminarie, la banda, la fiera e gli spettacoli convivono con quella religiosa senza cancellarla. È una sovrapposizione tipica delle grandi feste meridionali: il paese celebra il proprio santo, ma nello stesso momento celebra anche sé stesso, la propria storia e il ritorno dei suoi emigrati.
Non uno spettacolo, ma una promessa
Fotografie e video degli spinati possiedono inevitabilmente una grande forza. Le strutture di rami, i corpi scoperti e la folla rendono il rito immediatamente riconoscibile. Ma fermarsi all’immagine più impressionante significa perdere il senso della celebrazione. La spalas non viene indossata per stupire chi osserva. Ogni spina rappresenta una promessa personale che incontra la memoria collettiva di Palmi.
Dietro il penitente che avanza può esserci un reparto d’ospedale, una diagnosi temuta, un incidente superato, una madre che ha pregato per il figlio o una famiglia che non ha dimenticato una grazia ricevuta. È questo che la città accompagna il 16 agosto. Non il dolore cercato per esibizione, ma la volontà di dare un peso fisico alla riconoscenza e alla speranza. Quando la statua rientra in chiesa e il rumore dei tamburi si allontana, le ferite sulla pelle degli spinati restano visibili ancora per qualche tempo. Il voto, invece, continua oltre la processione.












