“Una parte della storia della politica italiana non ha mai accettato il 25 aprile”. Con questa affermazione lo storico delle organizzazioni criminali Enzo Ciconte ha aperto il suo intervento al Festival Trame 2026 di Lamezia Terme, in occasione della presentazione del volume “Storia dell’altra Italia” (Laterza), in dialogo con il giornalista Gianfranco Manfredi.
L’incontro ha offerto una lettura complessiva della storia repubblicana italiana, interpretata attraverso una chiave di lettura centrata su violenza politica, conflitto ideologico e trasformazioni degli equilibri istituzionali.
Dal dopoguerra alla Guerra fredda: la frattura politica dell’Italia
Nel suo intervento, Ciconte colloca l’analisi nel contesto del secondo dopoguerra, segnato dal passaggio dall’antifascismo all’anticomunismo, definito come asse centrale della nuova fase politica italiana. In questo scenario, l’Italia si sarebbe trovata – secondo la ricostruzione proposta – in una condizione di “sovranità limitata”, influenzata dal contesto della Guerra fredda e da una forte contrapposizione tra blocchi internazionali.
Una fase in cui, sempre secondo lo storico, si sarebbero stratificati equilibri politici e istituzionali complessi, destinati a incidere profondamente sulla storia successiva del Paese.
Il filo delle stragi: da Portella della Ginestra agli anni ’90
Ciconte ricostruisce un lungo arco temporale che attraversa alcune delle pagine più drammatiche della storia italiana: dalla strage di Portella della Ginestra (1947) a Piazza Fontana, dalla strage di Bologna (1980) fino agli attentati di Capaci e via D’Amelio, culminando nelle stragi del 1993.
Secondo questa lettura, questi eventi non rappresenterebbero episodi isolati, ma tasselli di un unico quadro segnato da tensioni politiche, strategie eversive e tentativi di condizionamento dell’assetto democratico.
Al centro dell’interpretazione vi è l’idea di una continuità storica tra diverse stagioni della violenza, legate da dinamiche comuni e da obiettivi di destabilizzazione.
Poteri occulti e Stato: la sovranità sotto pressione
Nel suo ragionamento, lo storico richiama anche il ruolo della strategia della tensione e l’eventuale intreccio tra apparati deviati, settori dello Stato, logge massoniche e organizzazioni criminali. Un sistema opaco che, nella ricostruzione proposta, avrebbe contribuito a ridurre la piena esercitabilità della sovranità democratica, incidendo sugli equilibri istituzionali della Repubblica.
L’analisi si concentra sulla difficoltà dello Stato di mantenere una linea unitaria nella gestione dei conflitti interni, soprattutto nelle fasi di maggiore instabilità politica.
Una lettura unitaria della storia repubblicana
Nel passaggio conclusivo, Ciconte invita a considerare l’insieme degli eventi non come frammenti separati, ma come parte di una traiettoria storica continua. Una prospettiva che mira a mettere in relazione violenza politica, trasformazioni istituzionali e dinamiche sociali, per comprendere le radici profonde delle tensioni che hanno attraversato – e in parte ancora attraversano – la storia italiana contemporanea.









