C’è una Calabria che conquista, che incanta, che resta impressa nella memoria dei visitatori con la cortesia e l’ospitalità della sua gente. E c’è un’altra Calabria che frena, che disperde valore economico a causa di servizi insufficienti, trasporti inadeguati e squilibri territoriali.
Il nuovo report di analisi economico-territoriale di Unioncamere Calabria e Isnart, presentato nel quadro del Fondo di Perequazione 2023-2024 “Sostegno del Turismo”, racconta questa doppia faccia di una regione che nel 2024 ha registrato dati incoraggianti: 8,8/10 il voto medio dei turisti all’offerta complessiva (contro l’8,2 nazionale), oltre 17mila alloggi per affitti brevi (+10% sul 2023), 60 milioni di euro di indotto Airbnb, con stranieri disposti a spendere più di 100 euro al giorno.
“Il turismo non è solo economia ma identità, cultura e futuro per le nuove generazioni” ha sottolineato il presidente di Unioncamere Calabria Pietro Falbo, ricordando che “ogni visita non è solo vacanza ma diventa valore economico e promozione della nostra identità”.
La macchina dei numeri: spesa, presenze, impatto
Il cuore del rapporto Isnart è nei dati economici, che fotografano una Calabria in crescita ma ancora fragile. L’indagine, condotta su 1.000 turisti italiani e stranieri, rivela una forbice che non lascia spazio a interpretazioni: chi arriva dall’estero ha una capacità di spesa nettamente superiore. Gli stranieri spendono in media 66 euro al giorno per l’alloggio e altri 106 euro per ristoranti, prodotti tipici, eventi ed escursioni. Gli italiani, invece, si fermano a 53 euro per l’alloggio e 77 euro per le altre spese.
Il divario è evidente: il turista straniero vale quasi un terzo in più di quello italiano e genera un impatto economico decisamente più forte. È un dato che spiega la strategia delle istituzioni e delle imprese nel puntare sempre di più sulla promozione internazionale, intercettando un pubblico sensibile alla cucina calabrese, ai borghi medievali e ai paesaggi naturali ancora incontaminati. Ma, accanto all’entusiasmo per le performance, resta un nodo irrisolto: la Calabria continua a viaggiare a due velocità. Le presenze aumentano, ma il passo resta più lento rispetto alle regioni leader del turismo nazionale, e il rischio è che la crescita si trasformi in un’occasione mancata.
Province a confronto: l’Italia dentro i confini regionali
Il report entra nel dettaglio territoriale e racconta una Calabria che, più che una regione unitaria, assomiglia a un mosaico di economie turistiche. Catanzaro si conferma polo attrattivo grazie agli eventi e al mare, con una spesa media che sfiora gli 82 euro al giorno, pur avendo costi di alloggio tra i più bassi. Una combinazione che fa pensare a un turismo di passaggio, che spende volentieri fuori dall’albergo ma trova strutture a prezzi contenuti.
Diverso il quadro a Cosenza, che pur essendo tra le province più visitate per numero di arrivi, registra il dato più basso in assoluto: appena 33 euro al giorno di spesa complessiva. Significa che il territorio, pur attirando flussi, fatica a trasformarli in ricchezza diffusa. È l’immagine di un turismo quantitativo, non qualitativo.
A Crotone il mare resta il biglietto da visita principale e porta la spesa media a 64 euro giornalieri, un dato che però non basta a colmare il divario con le province più virtuose. Sorprende ma non più di tanto, invece, il caso di Vibo Valentia, che si posiziona come vera eccellenza e si conferma regina: i turisti lasciano sul territorio quasi 90 euro al giorno, con un indice di gradimento record pari a 9,2 su 10. Qui la ristorazione e l’ospitalità fanno la differenza, segnalando un modello virtuoso che unisce qualità e valore economico.
Chiude Reggio Calabria, che sfiora i 90 euro di spesa giornaliera e si conferma trainata dall’appeal dello Stretto, dal patrimonio culturale e da un’offerta sempre più integrata tra mare e città. Il quadro complessivo racconta una Calabria spezzata in cinque modelli diversi: un’Italia in miniatura dentro i confini regionali, dove a pochi chilometri di distanza cambiano completamente le logiche economiche e l’impatto del turismo.
Il boom (fragile) degli affitti brevi
Un altro tassello cruciale del report riguarda gli affitti brevi, che negli ultimi anni hanno trasformato il panorama dell’accoglienza. Nel 2024 la Calabria ha superato quota 17mila alloggi disponibili su Airbnb, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Le notti prenotate hanno superato le 564mila, generando un indotto da 60 milioni di euro. Numeri che parlano di un settore in forte espansione e che hanno permesso a molti piccoli proprietari di entrare direttamente nella filiera turistica.
Ma la fotografia non è tutta rosea. Le prenotazioni, nello stesso periodo, hanno registrato un calo dell’8,5% rispetto al 2023. Tradotto: cresce l’offerta, ma la domanda non corre allo stesso passo. Il rischio è evidente: una saturazione del mercato, con un effetto dumping sui prezzi e un impatto limitato sul tessuto imprenditoriale locale. Se non governato da politiche pubbliche mirate e da una regolamentazione che valorizzi la qualità, l’exploit degli affitti brevi rischia di trasformarsi in un boomerang. La Calabria, insomma, ha davanti un bivio: continuare a crescere sulla quantità o puntare a un turismo regolato, di qualità, capace di generare ricchezza duratura e occupazione stabile.
La fotografia del turismo calabrese nel 2024 passa anche attraverso il prisma degli affitti brevi, che hanno rivoluzionato l’accoglienza. Gli alloggi disponibili sulle piattaforme digitali hanno superato quota 17mila unità, con una crescita vicina al 10% rispetto all’anno precedente. In apparenza, un successo: più case, più opportunità, più scelta per chi decide di visitare la Calabria. E infatti il giro d’affari ha superato i 60 milioni di euro, grazie a oltre 564mila notti prenotate.
Ma i numeri, letti con attenzione, rivelano anche un rovescio della medaglia. Le prenotazioni sono calate dell’8,5% e questo significa che, a fronte di un’offerta sempre più ampia, la domanda non cresce con la stessa velocità. È il segnale di un mercato che rischia la saturazione, con un impatto reale sul territorio più contenuto di quanto ci si aspetterebbe. Se non accompagnato da politiche di regolamentazione e da un lavoro di qualificazione dell’offerta, l’exploit degli affitti brevi rischia di restare un fuoco di paglia, utile a gonfiare le statistiche ma incapace di produrre ricchezza stabile e occupazione qualificata.
Il profilo del turista: fedele, curioso e social
Il turista che sceglie la Calabria non è un viaggiatore distratto, ma un ospite che tende a tornare. Il 56% di chi arriva ha già visitato la regione in passato, un dato che vale il doppio rispetto alla media italiana. Si tratta dunque di un turismo della fedeltà, alimentato dalla forza del passaparola e dal ricordo positivo delle esperienze precedenti. La Calabria non si vende attraverso le grandi campagne pubblicitarie, ma si trasmette di voce in voce, con racconti personali e recensioni online. E infatti più di sette turisti su dieci lasciano un commento, un giudizio, una foto, contribuendo a costruire una reputazione digitale che diventa essa stessa strumento di attrazione.
Il report mostra anche un dato generazionale preciso: a dominare sono i Millennial, la cosiddetta Gen Y tra i 30 e i 44 anni. Non backpacker in cerca di avventure low cost, ma viaggiatori con status economico medio-alto, spesso laureati, che investono sulla qualità della vacanza. Seguono la Gen X e la Gen Z, ma sempre con una propensione alla spesa che ruota attorno all’enogastronomia e all’esperienza culturale. È una Calabria che non seduce più solo per il mare, ma che conquista con la sua identità profonda, offrendo autenticità a chi cerca un viaggio fuori dai circuiti standardizzati.
Cicloturismo, la scommessa verde che funziona a metà
Se il mare resta il marchio storico della Calabria, la vera sfida del futuro è il cicloturismo, incarnato dalla Ciclovia dei Parchi, premiata e riconosciuta anche a livello nazionale. I numeri parlano di un pubblico giovane, istruito, con reddito alto e grande attenzione alla sostenibilità. Sei turisti su dieci sono Millennial, quasi tutti lavorano stabilmente e più della metà ha una laurea. È il profilo di un viaggiatore esigente, che sceglie consapevolmente la Calabria per pedalare tra montagne, parchi e borghi.
Il giudizio complessivo è positivo, con un voto medio di 7,8 su 10. Ottime le valutazioni per la ristorazione e l’ospitalità locale, che oscillano attorno all’8. Ma il quadro si incrina quando si guarda ai trasporti locali, giudicati insufficienti: 6,5 per l’efficienza e 6,6 per i costi. Il dato più significativo resta quello tecnologico: oltre il 50% utilizza e-bike e pretende servizi all’altezza, dalle stazioni di ricarica all’assistenza tecnica. Qui la Calabria mostra le sue fragilità: l’infrastruttura è incompleta e rischia di tradire un segmento turistico in costante crescita, che in Italia vale già 89 milioni di presenze l’anno. Senza investimenti mirati, la “scommessa verde” rischia di restare incompiuta.
Oltre il mare: cultura, borghi, identità
Il report Isnart sfata definitivamente l’idea che la Calabria viva solo di mare e spiagge. I dati rivelano che oltre il 37% dei turisti visita cattedrali, conventi e chiese, più di un terzo si immerge nei centri storici e un quarto dedica tempo ai borghi. C’è una domanda crescente di autenticità, di esperienze legate alla storia e all’identità dei luoghi, che si affianca e in alcuni casi supera l’offerta balneare.
Non è un caso che quasi il 40% dei visitatori partecipi a escursioni e gite, alla ricerca di un contatto diretto con il territorio. Eventi religiosi, manifestazioni musicali, appuntamenti enogastronomici: tutto concorre a creare un mosaico che va ben oltre la stagione estiva. È la dimostrazione che la Calabria possiede un patrimonio culturale e paesaggistico in grado di alimentare un turismo destagionalizzato, capace di generare flussi anche nei mesi autunnali e primaverili. Una prospettiva che, se sostenuta da strategie adeguate, potrebbe trasformare il turismo in un vero motore di sviluppo strutturale.
Il rischio del gigante zoppo
Il quadro che emerge dal rapporto Unioncamere è fatto di luci e ombre. La Calabria è una regione che incanta i turisti e che ottiene giudizi di soddisfazione superiori alla media nazionale. Ma è anche una terra che rischia di disperdere il proprio potenziale a causa di infrastrutture carenti, trasporti inefficienti e servizi turistici fragili.
Il turismo già oggi muove milioni di euro e rappresenta la carta più concreta per il rilancio dell’economia regionale. Ma senza un modello integrato, capace di mettere insieme mare, borghi, natura e cicloturismo, la Calabria resterà un gigante zoppo: bellissima da ammirare, potentissima nei numeri, ma incapace di camminare con entrambe le gambe.








