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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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Cooperative avanti, imprese indietro: il quadro dell’economia sociale calabrese nel rapporto di Bcc Mediocrati

Il report fotografa un’adesione discreta all’economia sociale, con la governance come punto di forza e la misurazione dell’impatto come principale fragilità

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Secondo il primo rapporto Bcc Mediocrati-Confcooperative, molte imprese riconoscono il ruolo positivo dell’economia sociale ma faticano a tradurre la consapevolezza in azioni concrete, evidenziando un divario culturale e operativo ancora significativo. Lo studio mette in luce punti di forza, criticità e le aree dove la Calabria deve investire per rendere il proprio sistema economico più resiliente e inclusivo.

Consapevolezza diffusa ma traduzione operativa limitata

Oltre sette imprese calabresi su dieci riconoscono all’economia sociale un impatto concreto sul benessere e sullo sviluppo sostenibile dei territori, mentre circa un terzo dichiara di conoscerne già i principi di base. Il sistema cooperativo si conferma più avanzato rispetto alle imprese profit, sia sul piano culturale sia operativo. Tuttavia, solo sei imprese su dieci traducono questi valori in scelte strategiche strutturate, evidenziando un divario ancora da colmare.

Principi centrali, applicazione disomogenea

Secondo lo studio, al centro dell’agire imprenditoriale emergono persona, lavoro e sostenibilità ambientale, ma la loro applicazione resta disomogenea. La transizione ecologica procede a ritmo lento e la governance inclusiva non è ancora una pratica diffusa. Criticità significative riguardano anche il benessere organizzativo, con appena un’impresa su quattro che ha attivato misure strutturate di welfare aziendale, mentre la parità di genere nei consigli di amministrazione resta debole, con forti differenze settoriali e territoriali.

Isec e prospettive di sviluppo

L’Indice di sviluppo dell’economia sociale e civile (Isec) rileva un’adesione complessivamente discreta, con un punteggio di 46 su 100. La governance emerge come punto di forza, mentre la misurazione dell’impatto rappresenta l’area più fragile. Lo studio evidenzia come un clima di fiducia prudente e un moderato pessimismo frenino investimenti e crescita, rendendo urgente trasformare il potenziale espresso in cambiamento strutturale.

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