23 Agosto 2026
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Il boom delle case vacanza, la Calabria fuori dal villaggio: il turista risparmia e la spesa entra nei paesi

Appartamenti e B&B conquistano famiglie e gruppi di amici che cercano maggiore libertà e prezzi più sostenibili. Un turismo che compra nei supermercati, mangia nei ristoranti e scopre il territorio

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La chiave dell’appartamento in tasca, la colazione al bar del paese, la spesa nel supermercato, il pane comprato al forno e la cena scelta all’ultimo momento in una trattoria dell’entroterra. È il volto del nuovo turismo calabrese, sempre meno disposto a trascorrere l’intera vacanza dentro il perimetro di un villaggio e sempre più attratto da appartamenti, B&B, residence e case vacanza.

Il fenomeno non riguarda soltanto il prezzo. Cambia il modo di vivere il territorio e, soprattutto, il percorso seguito dal denaro speso dal turista. Nel villaggio con pensione completa o formula “all inclusive”, una parte rilevante della spesa rimane concentrata all’interno della struttura: pernottamento, colazione, pranzo, cena, bar, animazione, spiaggia e intrattenimento. Chi sceglie una casa vacanza, invece, distribuisce gli acquisti tra alimentari, ristoranti, stabilimenti balneari, parcheggi, servizi, escursioni e attività commerciali. Non significa automaticamente che le case vacanza producano più Pil dei villaggi turistici. Significa però che possono allargare maggiormente la ricaduta economica sul territorio, facendo arrivare una parte della spesa anche alle piccole attività che non lavorano direttamente con le grandi strutture ricettive.

La crescita dell’ospitalità fuori dagli alberghi

I numeri mostrano che non si tratta più di una nicchia. Secondo i dati raccolti dalla Banca d’Italia, nel 2024 la Calabria disponeva di 851 alberghi, oltre 3.200 strutture extra-alberghiere e quasi 200mila posti letto. In dieci anni è cambiata anche la composizione dell’offerta. I posti letto negli affitti gestiti in forma imprenditoriale sono passati dal 2,2% del 2014 all’8% del 2024. Quelli dei B&B sono cresciuti dallo 0,8 al 5%. Una trasformazione silenziosa, accelerata dalle piattaforme digitali e dalle nuove esigenze delle famiglie.

Per una coppia il villaggio può continuare a rappresentare una scelta conveniente. Ma per una famiglia con due o tre figli, oppure per un gruppo di amici, il conto cambia. Il prezzo viene calcolato sull’intero appartamento e non su ogni singola persona. Si può cucinare, dividere le spese, scegliere quando mangiare fuori ed evitare di pagare servizi che magari non vengono utilizzati. La casa vacanza offre inoltre spazi più grandi, orari liberi, maggiore autonomia e una gestione più flessibile dei bambini. Elementi che, soprattutto nei soggiorni di una o due settimane, possono pesare quanto il prezzo.

Il villaggio offre tutto. E prova a trattenere il turista

Il successo dei villaggi turistici nasce da un modello preciso: offrire al cliente tutto ciò di cui ha bisogno senza costringerlo a uscire. Piscina, spiaggia, animazione, ristorante, pizzeria, bar, spettacoli, attività sportive, miniclub ed escursioni organizzate. È una formula comoda, particolarmente apprezzata dalle famiglie che cercano una vacanza senza imprevisti e senza dover programmare ogni giornata. Ma il modello economico funziona anche perché la struttura cerca legittimamente di trattenere al proprio interno la maggiore quantità possibile della spesa del cliente.

Chi ha già pagato pensione completa, ombrellone e animazione avrà meno ragioni per fare colazione nel paese, comprare prodotti in una bottega, cenare in un ristorante esterno o rivolgersi a un operatore locale per un’escursione. Non è una colpa. È il funzionamento stesso del villaggio.

Le grandi strutture producono occupazione, acquistano beni e servizi, pagano fornitori e consentono alla Calabria di accogliere migliaia di persone nei periodi di punta. Ma possono creare una sorta di economia turistica recintata, nella quale il visitatore arriva, soggiorna e riparte avendo avuto pochi rapporti con il territorio circostante. Può essere stato in Calabria per una settimana senza essere mai entrato in un panificio calabrese, senza avere cenato in un ristorante del paese e senza avere visitato un centro storico distante appena pochi chilometri.

Con l’appartamento il denaro cambia strada

La casa vacanza produce un percorso differente. Il turista deve comprare acqua, frutta, pane, carne, pesce e prodotti per la colazione. Va al supermercato, ma può anche entrare nella salumeria, nel forno o nel mercato rionale. Non avendo il pranzo già compreso, sceglie liberamente tra rosticcerie, pizzerie e ristoranti. Deve trovare una spiaggia, pagare un parcheggio, affittare un ombrellone, prenotare una gita in barca o acquistare un biglietto per una visita guidata.

La stessa somma che nel villaggio viene versata in anticipo a un unico soggetto può quindi essere distribuita tra decine di attività differenti. È questo il vero vantaggio economico del cosiddetto turismo diffuso. Non necessariamente più Pil in termini assoluti, perché anche la spesa nel villaggio genera valore, ma una distribuzione più ampia del valore aggiunto e degli incassi. Il turista in appartamento ha quindi più occasioni per mettere direttamente in moto l’economia del paese nel quale soggiorna.

Il turista libero scopre una Calabria più grande

C’è poi un effetto che non entra immediatamente nei conti. Chi non ha pranzo, cena e animazione programmati è generalmente più libero di muoversi. Può lasciare la costa per visitare un borgo, raggiungere un ristorante nell’entroterra, partecipare a una festa patronale o acquistare prodotti direttamente da un’azienda agricola. La vacanza non coincide più soltanto con la spiaggia davanti alla struttura.

Il turista che soggiorna in una casa a Parghelia può cenare a Tropea, comprare il pesce a Vibo Marina, visitare Pizzo e trascorrere una giornata nelle Serre. Chi affitta un appartamento sullo Ionio può spostarsi tra mare, borghi e Sila. Questo tipo di visitatore vive maggiormente la quotidianità calabrese. Incontra residenti, percorre le strade, scopre i problemi ma anche i servizi, le tradizioni e i prodotti del territorio. Diventa potenzialmente anche un ambasciatore più credibile. Al ritorno non racconterà soltanto la piscina o l’animazione della struttura, ma il ristorante trovato per caso, il paese visitato la sera, il commerciante conosciuto e il prodotto portato a casa. Il valore del brand Calabria passa anche da queste esperienze non programmate.

Il prezzo dei villaggi e la convenienza delle case

La percezione di villaggi diventati troppo costosi ha favorito il cambiamento. Le tariffe di agosto possono raggiungere livelli difficili da sostenere per una famiglia, soprattutto quando il prezzo viene moltiplicato per tre o quattro persone. La casa vacanza consente invece di dividere il costo dell’alloggio e di decidere quotidianamente quanto spendere.

Il confronto, però, deve essere corretto. Nel prezzo del villaggio possono essere compresi pasti, spiaggia, piscina, animazione, pulizie e attività per i bambini. Nell’appartamento molte di queste voci devono essere pagate separatamente. Una casa apparentemente più economica potrebbe quindi non esserlo dopo avere aggiunto ristoranti, stabilimento balneare, parcheggi, consumi e pulizie finali. La convenienza dipende dal numero di persone, dalla durata del soggiorno, dal periodo e dalle abitudini. La vera differenza è la possibilità di scegliere. Il villaggio vende un pacchetto; la casa vacanza vende libertà. Ed è questa libertà che sposta la spesa fuori dalla struttura e dentro il territorio.

Il rischio del sommerso e delle case fantasma

La crescita degli affitti brevi presenta anche un lato oscuro. La Calabria possiede circa 1,4 milioni di abitazioni e oltre il 40% non risulta occupato da residenti. Eppure nel 2025 gli alloggi privati non imprenditoriali regolarmente registrati erano poco più di 7.300: appena 12,5 ogni mille abitazioni non occupate, contro una media italiana di 52.  Questo divario non dimostra automaticamente l’esistenza di evasione. Ma segnala una zona grigia molto ampia.

Una parte delle case potrebbe essere utilizzata soltanto dai proprietari o dai familiari. Un’altra potrebbe essere vuota o inagibile. Ma è plausibile che una quota dell’offerta turistica sfugga alle registrazioni, alle comunicazioni degli ospiti e alla tassazione. Il turismo diffuso produce benefici soltanto se è regolare, sicuro e misurabile. Servono il Codice identificativo nazionale, il cosiddetto Cin, la registrazione degli ospiti, il rispetto delle norme urbanistiche e di sicurezza, la dichiarazione dei redditi e il pagamento dell’imposta di soggiorno quando prevista. Altrimenti si crea una concorrenza sleale nei confronti di alberghi, villaggi, B&B e proprietari che rispettano le regole. E si rende impossibile conoscere il numero reale dei turisti presenti sul territorio.

Non è una guerra tra villaggi e appartamenti

La crescita delle case vacanza non deve diventare una battaglia ideologica contro i villaggi. La Calabria ha bisogno di entrambi. I villaggi possono attrarre tour operator internazionali, garantire grandi numeri, assumere personale e offrire servizi difficili da organizzare per una piccola struttura. Le case vacanza possono distribuire i flussi, sostenere i commerci di prossimità e portare visitatori anche nei comuni privi di grandi alberghi. Il problema nasce quando uno dei due modelli diventa dominante senza regole.

Un territorio composto soltanto da villaggi rischia di trasformarsi in una successione di recinti turistici scollegati dai paesi. Un territorio affidato esclusivamente agli affitti brevi rischia di perdere abitazioni per i residenti, alimentare il sommerso e non garantire standard adeguati. La politica turistica dovrebbe quindi smettere di limitarsi al conteggio degli arrivi e cominciare a misurare dove finisce la spesa. Quanti euro restano nelle imprese locali? Quanti raggiungono ristoranti, negozi, produttori e servizi? Quanto lavoro stabile viene creato? Quante strutture operano regolarmente? Quanti turisti escono dal luogo nel quale dormono? Sono queste le domande che permetterebbero di capire quale turismo produce davvero più valore per la Calabria.

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