Non è soltanto un prodotto agricolo, ma un elemento riconoscibile dell’identità di un territorio. Il Pomodoro di Belmonte entra in una nuova fase del proprio percorso di tutela grazie alla registrazione del marchio collettivo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.
A comunicarlo è l’Associazione Pomodoro di Belmonte (A.P.B.), presieduta dall’agronomo Gennarino Magnone. Il marchio, identificato con il numero 302019000060384, è di proprietà dell’associazione e rappresenta uno strumento destinato a proteggere la denominazione da utilizzi impropri o non autorizzati.
La tutela riguarda direttamente l’intera filiera, con l’obiettivo di garantire maggiore chiarezza sia ai produttori sia ai consumatori. Provenienza, autenticità e tracciabilità diventano così elementi centrali nella valorizzazione del prodotto.
Dalla tutela giuridica alla ricerca scientifica
Alla protezione garantita dal marchio si aggiunge un ulteriore elemento: la caratterizzazione genetica dell’ecotipo realizzata dal Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, sotto la responsabilità scientifica del professor F. Sunseri.
La ricerca ha utilizzato nove marcatori microsatelliti SSR, consentendo di definire il profilo genetico dell’ecotipo analizzato. Un risultato che può essere considerato, in termini semplici, una sorta di carta d’identità molecolare del Pomodoro di Belmonte.
Si tratta di un elemento che affianca alla tutela della denominazione attraverso gli strumenti della proprietà industriale una base scientifica utile per l’identificazione e la verifica dell’autenticità del materiale vegetale, oltre che per la conservazione delle caratteristiche proprie dell’ecotipo.
Territorio, diritto e scienza per difendere l’identità del prodotto
Per l’A.P.B., la nuova fase di valorizzazione si sviluppa lungo tre direttrici: territorio, tutela giuridica e ricerca scientifica.
Il sistema di protezione è rivolto a tutti gli operatori della filiera, dai produttori ai vivaisti, passando per commercianti, mercati ortofrutticoli, grande distribuzione e piattaforme di commercio elettronico.
L’utilizzo del marchio e degli altri segni distintivi dovrà avvenire nel rispetto del disciplinare, del regolamento d’uso e delle norme che disciplinano la proprietà industriale.
La tutela, inoltre, non riguarda esclusivamente il pomodoro fresco. Nei limiti previsti, coinvolge anche sementi, piantine e materiale di propagazione commercializzati facendo riferimento alla denominazione protetta.
L’obiettivo: evitare confusione sul mercato
Il tema centrale è quello della reputazione costruita negli anni dal Pomodoro di Belmonte. L’associazione punta a evitare che il nome possa essere utilizzato per commercializzare prodotti non conformi o provenienti da altri territori, creando confusione per i consumatori e danneggiando gli operatori che rispettano le regole della filiera.
In questo contesto, l’A.P.B. richiama il Codice della Proprietà Industriale e le altre disposizioni applicabili nei casi in cui dovessero emergere ipotesi di contraffazione, frode in commercio o utilizzo di segni potenzialmente ingannevoli.
Gli eventuali abusi accertati potranno essere sottoposti agli organismi competenti, tra cui ICQRF, Carabinieri per la Tutela Agroalimentare e, nei casi previsti dalla legge, Autorità giudiziaria.
Magnone: “Difendiamo il lavoro dei produttori e l’identità di un territorio”
Per il presidente dell’Associazione Pomodoro di Belmonte, Gennarino Magnone, la registrazione del marchio rappresenta molto più di un risultato commerciale.
“Questo risultato – sottolinea Magnone – rappresenta un passaggio fondamentale nel lavoro che da anni portiamo avanti per tutelare il vero Pomodoro di Belmonte. Non difendiamo semplicemente un nome o un marchio commerciale: difendiamo il lavoro dei nostri produttori, l’identità di un territorio e una storia agricola che Belmonte ha saputo custodire e tramandare”.
Una prospettiva nella quale la protezione del prodotto coincide con la difesa del patrimonio agricolo e culturale legato al territorio di Belmonte Calabro.
“Chi acquista deve sapere cosa sta acquistando”
Il presidente dell’A.P.B. pone quindi l’accento sulla necessità di offrire ai consumatori strumenti concreti per riconoscere il prodotto autentico.
“La registrazione del marchio e il lavoro scientifico svolto sulla caratterizzazione genetica – prosegue – ci consegnano strumenti importanti per distinguere, tutelare e valorizzare il nostro prodotto. Chi acquista un Pomodoro di Belmonte deve poter sapere cosa sta acquistando, da dove proviene e chi lo ha prodotto. La qualità ha bisogno di regole, controlli e tracciabilità”.
Il marchio, dunque, non viene considerato dall’associazione come un punto di arrivo, ma come l’inizio di una fase ulteriore, nella quale coinvolgere direttamente produttori e vivaisti interessati ad aderire al sistema di tutela attraverso le procedure previste.
Una filiera più riconoscibile per creare valore sul territorio
La prospettiva indicata dall’Associazione è quella di costruire una filiera sempre più identificabile e controllata, capace di trasformare la peculiarità del Pomodoro di Belmonte in un’opportunità economica per il territorio e per gli stessi produttori.
La protezione del marchio assume così un significato che va oltre la semplice registrazione di un segno distintivo. Significa tutelare una produzione agricola, ma anche un patrimonio fatto di lavoro, conoscenze, memoria familiare e rapporto con la terra.
In un mercato nel quale i prodotti possono attraversare migliaia di chilometri prima di arrivare sulle tavole dei consumatori, poter riconoscere con certezza ciò che nasce da uno specifico territorio rappresenta, per l’Associazione Pomodoro di Belmonte, un valore da difendere e trasformare in una leva di valorizzazione e sviluppo locale.












