Pippo Callipo all’attacco contro il Corap e l’abbandono delle zone industriali calabresi. L’imprenditore vibonese denuncia: “Sicurezza inesistente e infrastrutture al collasso, eppure ci chiedono 11mila euro di corrispettivi per servizi mai resi”. “Su ogni palo telecamere ma nessuna funzionante. Abbiamo subito due furti e diversi tentativi”, spiega. “Un corrispettivo presuppone un servizio, una prestazione, un beneficio concreto. A fronte di cosa dovremmo pagare?” chiede.
“Io resto in Calabria”: investimenti a Gioia Tauro e Lamezia
“Alcuni anni addietro, di comune accordo con i miei figli Giacinto e Filippo Maria, ho compiuto scelte coerenti con la mia filosofia di vita: ‘Io resto in Calabria‘. Non uno slogan ma un impegno concreto per investire nella mia terra, dare lavoro, dimostrare che anche in Calabria è possibile costruire, creare occupazione e futuro”, spiega Callipo.
L’imprenditore ha acquistato un magazzino-frigo di circa 5.000 mq al Porto di Gioia Tauro, “struttura ferma che rischiava di diventare l’ennesimo simbolo di potenzialità inespresse”. “Oggi è pienamente operativo e vi lavorano quattro collaboratori provenienti dal territorio di Gioia Tauro, più stagionali nei periodi di maggiore attività”.
Capannone Lamezia: 14 assunzioni e magazzino automatico
“Cinque anni fa, per far fronte alla crescita dell’attività, abbiamo deciso di ampliare ulteriormente la nostra presenza sul territorio, spostando una parte del lavoro nella zona industriale di Lamezia Terme“, prosegue Callipo.
“Abbiamo acquistato un capannone chiuso da anni, lo abbiamo rimesso a norma con interventi strutturali e impiantistici significativi e realizzato un magazzino completamente automatico, con una capacità di circa 7.500 posti pallet, tecnologicamente avanzato. Questo ampliamento ha comportato l’assunzione di 14 persone tutte provenienti dal territorio lametino. Un investimento non solo economico ma anche sociale: famiglie che trovano stabilità, giovani che possono restare”.
“Corap chiede 11mila euro ma servizi inesistenti”
“Tuttavia, operiamo in una zona industriale praticamente abbandonata dalle istituzioni, priva di servizi primari essenziali”, denuncia l’imprenditore. “Lunedì 9 febbraio 2026, alle ore 16:20, tramite Pec, ho ricevuto tre lettere con richiesta di pagamento di € 10.942,03, calcolati secondo il Regolamento consortile che prevede un importo di € 0,15 al metro quadrato.
Il Commissario liquidatore del Corap, Sergio De Felice, definisce tale importo un ‘corrispettivo‘”. “Ma un corrispettivo presuppone un servizio, una prestazione, un beneficio concreto. Mi chiedo quindi a fronte di cosa dovremmo pagare questa somma? Per quale servizio effettivamente reso?”, chiede Callipo.
“Telecamere su ogni palo ma nessuna funziona”
“In questi anni abbiamo subito due furti e diversi tentativi di furto. L’assenza di un sistema di controllo e sicurezza è evidente: su quasi ogni palo dell’impianto di illuminazione pubblica è installata una telecamera ma nessuna risulta funzionante. Una presenza solo formale che non garantisce alcuna tutela reale alle aziende insediate in detta zona industriale”, spiega l’imprenditore vibonese.
“Per la sicurezza inesistente? O per la manutenzione delle strade non effettuata? Per servizi che non vengono garantiti? Paghiamo l’acqua al gestore competente, la Tari al Comune, la tassa di circolazione allo Stato, l’energia elettrica all’Enel e persino l’acqua per irrigare le piante al Consorzio di bonifica (150 euro annue)”.
“Servizi efficienti, non richieste burocratiche”
“Ogni servizio ha un costo ed è giusto che sia così quando il servizio viene erogato. Non è questo il modo di pensare a uno sviluppo reale della Calabria. Lo sviluppo non si costruisce con richieste burocratiche scollegate dalla realtà operativa delle imprese, ma con servizi efficienti, sicurezza, infrastrutture funzionanti e un rapporto corretto tra istituzioni e imprenditori”, attacca Callipo.
Un atto d’accusa che va oltre la singola richiesta economica e investe il modello di gestione delle zone industriali calabresi, dove secondo l’imprenditore le istituzioni sono assenti ma pretendono comunque i pagamenti.
“Senza visione concreta, giovani continueranno ad andare via”
“Se continuerà a mancare questa visione concreta e responsabile, lo sviluppo tanto proclamato, spesso solo nei periodi elettorali, resterà un’illusione e i nostri giovani continueranno ad andare via, non per mancanza di capacità ma per mancanza di condizioni adeguate“, conclude Callipo.
Un appello che richiama le istituzioni alle proprie responsabilità: creare le condizioni perché chi investe, assume e crede nel territorio possa operare in sicurezza e con servizi adeguati, altrimenti anche gli imprenditori radicati come il gruppo Callipo potrebbero essere costretti a ripensare le proprie scelte.









