La Calabria si conferma all’ultimo posto in Italia per valore medio dell’Isee. È quanto emerge dal rapporto 2025 dell’Inps sulle dichiarazioni presentate, che fissa la media nazionale a 17.639 euro, mentre nella regione il valore si ferma a 13.141 euro.
Un dato che, secondo Antonio Belmonte, direttore dell’Osservatorio regionale sulle nuove povertà, rappresenta “la certificazione di un fallimento sociale e di una frattura strutturale che sta spaccando in due l’Italia”.
Il confronto con il Trentino-Alto Adige – dove l’Isee medio supera i 23.000 euro – evidenzia un divario che sfiora i 10.000 euro. “Una distanza non solo numerica – afferma Belmonte – ma che incide concretamente sull’accesso ai diritti, alla salute, all’istruzione e alle opportunità future”.
Sud e Isole: il 43% delle dichiarazioni Isee
Il rapporto evidenzia inoltre che il 43% delle dichiarazioni Isee nazionali proviene dal Sud e dalle Isole, a fronte di una popolazione che rappresenta circa un terzo del totale italiano.
Per l’Osservatorio, questo dato non va interpretato come segnale di assistenzialismo, bensì come conseguenza di un mercato del lavoro incapace di garantire autosufficienza economica. “In Calabria – sostiene Belmonte – il welfare è diventato l’unico ammortizzatore sociale contro salari insufficienti, part-time involontario e precarietà diffusa”.
Il basso valore Isee sarebbe quindi lo specchio di un sistema produttivo fragile, segnato da lavoro sommerso e occupazione instabile.
“Non solo sussidi, ma lavoro stabile”
L’Osservatorio chiede interventi strutturali che vadano oltre il sostegno economico diretto. “Servono misure immediate che puntino alla creazione di occupazione stabile e regolare”, sottolinea Belmonte.
In questo contesto viene citata anche la proposta di legge regionale depositata dalla Lega, che mira a un utilizzo coordinato delle graduatorie vigenti nei concorsi pubblici, valorizzando gli idonei per evitare nuovi bandi sovrapposti e dispendiosi.
“Un Patto sociale per evitare l’irrilevanza”
Il messaggio finale è un appello istituzionale: “La Calabria non chiede ulteriore assistenza, ma dignità. Non possiamo accettare che la povertà diventi un destino ereditario”.
Da qui la richiesta di un Patto sociale che coinvolga Governo, Regione e sistema imprenditoriale per invertire una tendenza che, se confermata, rischia di condannare il territorio a una marginalità economica e sociale sempre più profonda.








