5 Settembre 2026
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Il bando “La mia estate” della Regione Calabria e l’illusione dell’inclusione: “Quando la propaganda calpesta la dignità e i diritti dei nostri figli”

Debora Falcone e Paolo Barone, genitori di un bambino neurodivergente sottolineano: "Dopo mesi di sacrifici il messaggio ricevuto è chiaro: se vuoi il voucher, devi strapparlo dal suo ambiente sereno e inserirlo dove diciamo noi"

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“Scriviamo questa lettera aperta mossi dal più profondo rammarico, ma anche dalla fermissima volontà di non tacere di fronte a quella che riteniamo una grandissima presa in giro nei confronti dei nostri figli e delle nostre famiglie”. Così Debora Falcone e Paolo Barone, genitori di un bambino neurodivergente.

“I soldi torneranno indietro”

I due genitori aggiungono: “Nostro figlio è risultato idoneo al voucher del bando regionale “La mia estate”, l’iniziativa sbandierata con tanto entusiasmo dall’Assessore Regionale al Welfare Pasqualina Straface. Tuttavia, nostro figlio di quei fondi non potrà usufruirne. I soldi pubblici destinati al suo benessere torneranno indietro. Il motivo? Una burocrazia cieca e un impianto normativo rigido, confermato ufficialmente dalla risposta di diniego che abbiamo ricevuto dalla Regione Calabria il 31 agosto 2026. La Regione impone come obbligo inderogabile che il voucher debba essere speso esclusivamente all’interno dell’Ambito Territoriale Sociale di residenza. Le due associazioni “accreditate” al bando la mia estate con cui nostro figlio porta avanti con successo le sue attività ludico-ricreative, il campo estivo e lo sport si trovano al di fuori del nostro Ambito di residenza. Attualmente, nel nostro Ambito non esistono strutture adeguate al suo specifico percorso. E laddove ci fossero, la Regione pretende davvero che due genitori , per usufruire di un contributo economico, debbano sradicare il proprio figlio da contesti in cui si sente accolto, protetto e compreso? Nostro figlio viene da un anno scolastico difficile nella scuola pubblica, un anno in cui abbiamo vissuto l’inferno ( qui dovremmo aprire un altro capitolo ma sorvoliamo). Dopo mesi di sacrifici per ricostruire il suo equilibrio emotivo e relazionale, il messaggio che la Regione ci manda è chiaro: se vuoi il voucher, devi strapparlo dal suo ambiente sereno e inserirlo dove diciamo noi”.

“Dov’è finito l’orientamento alla persona?”

Dicono ancora Debora e Paola: “Dov’è finito l’orientamento alla persona? La Regione pretende così che sia la persona con disabilità ad adattarsi all’ambiente e non che l’ambiente si adatti alla persona con disabilità. Dove sono le belle parole tanto declamate sul “Progetto di Vita” dei ragazzi con disabilità? Dove sta l’attenzione alle reali e complesse esigenze della neurodivergenza, se poi un ragazzo viene ridotto a una casella amministrativa e a un confine geografico? A questo si aggiunge la beffa dei tempi e dei costi: I sacrifici delle famiglie e l’inganno dell’assegno estivo: Per un ragazzo riconosciuto con Legge 104, art. 3 comma 1, il sostegno economico dello Stato (l’indennità di frequenza) è legato esclusivamente ai mesi di scuola o di frequenza dei centri convenzionati. Questo significa che nei mesi di luglio e agosto l’assegno di disabilità viene totalmente sospeso. Durante l’estate si azzera la copertura dell’assistenza scolastica, non ci sono aiuti e le famiglie restano completamente sole ad affrontare spese enormi. Per non lasciarli isolati quattro mesi, noi genitori sosteniamo interamente a nostro carico sia le terapie private (logopedia, psicomotricità, terapia comportamentale) sia le attività sportive. Questo voucher avrebbe dovuto essere una boccata d’ossigeno in un momento di totale assenza di sussidi; si è rivelato solo cenere negli occhi. Il bando a stagione finita: I genitori di ragazzi con fragilità iniziano a pianificare l’estate a gennaio o febbraio. Presentare un bando sui campi estivi in piena estate e inviare le conferme di idoneità ad agosto inoltrato è un paradosso. Estendere l’utilizzo del voucher fino a dicembre non risolve il problema se le regole di fondo impediscono di usarlo”.

“Con quali criteri è stato pensato il bando?”

Poi concludono: “Ci chiediamo, e chiediamo pubblicamente alla Giunta Regionale: con quali criteri è stato pensato questo bando? Per aiutare concretamente le famiglie o solo per fare propaganda politica sulle spalle di chi vive quotidianamente immense difficoltà? Prima di scriverlo questo bando vi siete veramente confrontati con chi vive la disabilità ogni giorno? E soprattutto: che fine faranno i fondi pubblici destinati a nostro figlio e a tutti i ragazzi nelle sue stesse condizioni che torneranno indietro perché non fruibili? Non stiamo combattendo solo per nostro figlio. Sappiamo con certezza che non siamo gli unici genitori in questa situazione. Troppi genitori soffrono in silenzio di fronte a bandi “vetrina” strutturati in maniera frettolosa e del tutto avulsa dalla realtà. I nostri figli non sono numeri di pratica, né spot elettorali. Meritano rispetto, continuità educativa, dignità e misure strutturate sulle loro reali esigenze, non elemosine burocratiche condizionate da confini di mappa”.

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