Secondo il report dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, le politiche protezionistiche messe in atto dal Presidente Trump potrebbero condizionare nel medio-lungo periodo il commercio estero anche del nostro Paese sia per gli effetti diretti (mancate esportazioni), sia per quelli indiretti (riduzione margine di profitto delle imprese che continueranno a vendere nel mercato USA, trasferimento delle imprese o di una parte delle produzioni verso gli USA, il trade diversion4, etc.). Oltre a queste due fattispecie non va sottovalutata anche quella congiunturale (legata alla svalutazione del dollaro nei confronti dell’euro). Ricordiamo, infatti, che dall’inizio di quest’anno il dollaro si è deprezzato nei confronti dell’euro di 12 punti percentuali.
Luci ed ombre
Nonostante ciò, se nei primi 9 mesi le nostre vendite ne mercato statunitense sono aumentate del 9 per cento, questo vuol dire che il risultato ottenuto è stato significativamente importante. Dazi, crisi internazionali e svalutazione del dollaro non hanno fermato il nostro export. Tuttavia, vogliamo ribadirlo ancora una volta, è sicuramente prematuro formulare valutazioni definitive su questo fenomeno; anche se i primi dati statistici a disposizione fotografano una situazione estremamente positiva. Prendendo in esame i primi 50 gruppi di prodotti esportati che rappresentano il 90 per cento del totale, nei primi 9 mesi del 2025 gli incrementi di vendita nei mercati di tutto il mondo hanno interessato, in particolare, la nostra produzione di navi e imbarcazioni (+51,6 per cento), i medicinali e i preparati farmaceutici (+37,6), i metalli preziosi (+32,4) e gli aeromobili (+25,5). Male, invece, la gioielleria (-14,7 per cento), i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (-13,6) e le auto (-10).
Crotone fanalino di coda
Sempre nei primi tre trimestri di quest’anno, a livello provinciale spiccano gli incrementi di vendita nei mercati internazionali delle merci prodotte a Palermo (+160,6 per cento), a Vibo Valentia (+151,2), Sud Sardegna (129,5) e a Trieste (+118,7). In affanno, invece, Caltanissetta (-24,2 per cento), Isernia (-27,3) e Crotone (28,1).
La crescita esponenziale di Vibo Valentia
Nei primi 9 mesi di quest’anno, l’incremento record dell’export verso gli Stati Uniti ha visto primeggiare Trieste. Nel capoluogo giuliano la crescita è esplosa del 1.080 per cento, passando da quasi 107 milioni di euro di esportazioni riconducibili ai primi 9 mesi del 2024, a quasi 1,3 miliardi nello stesso periodo di quest’anno. La produzione di navi e imbarcazioni è il settore che ha trainato questa impennata. Seguono la provincia di Enna che ha visto aumentare le vendite del 582,4 per cento, grazie all’agroalimentare (miele, legumi, confetture di frutta, formaggi, funghi, etc.) e Vibo Valentia con il +434,5 per cento. Anche per la provincia calabrese a spingere all’insù le vendite nel mercato a stelle e strisce è stato l’agroalimentare (salumi, formaggi, vino e olio). La provincia italiana più “proiettata” nel mercato statunitense è Firenze. Tra gennaio e settembre di quest’anno il capoluogo regionale toscano ha esportato negli USA prodotti per 5,7 miliardi di euro (+30 per cento).









