28 Settembre 2026
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Portuali in sciopero a Gioia Tauro, adesione al 75%: “Il lavoro è usurante, il tavolo ministeriale non arriva”

Or.S.A. e USB Calabria rivendicano un'alta partecipazione contenstando l'emendamento sulla somministrazione di manodopera e chiedono di salvaguardare l'articolo 17

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Circa il 75% di adesione allo sciopero tra le maestranze operaie dei primi turni. È il dato comunicato da Or.S.A. Mari e Porti e Usb Calabria al termine della mobilitazione nazionale di 24 ore che ha coinvolto i lavoratori portuali italiani.

A Gioia Tauro la protesta è stata accompagnata da un presidio all’ingresso doganale del porto. Secondo le organizzazioni sindacali, la partecipazione allo sciopero ha raggiunto livelli particolarmente significativi nonostante, nei giorni precedenti, fossero state sollevate contestazioni sulla legittimità della mobilitazione.

“Stamattina tre operai su quattro si sono fermati“, sostengono Or.S.A. e Usb, che rivendicano il diritto dei lavoratori ad aderire alla protesta indipendentemente dall’organizzazione sindacale che l’ha proclamata.

Una stima diffusa nel corso della giornata da Usb Calabria aveva indicato un’adesione “prossima all’80 per cento”, mentre l’USB nazionale ha successivamente parlato di percentuali superiori al 70% a Gioia Tauro. I dati sono quindi riferiti dalle organizzazioni sindacali e possono differire in base ai turni e alle modalità di rilevazione.

Il presidio davanti all’ingresso doganale

Il presidio organizzato davanti all’ingresso doganale del porto di Gioia Tauro ha rappresentato il momento centrale della mobilitazione calabrese.

Al centro della protesta c’è soprattutto la richiesta di riconoscere il lavoro portuale come usurante ai fini previdenziali. I sindacati sostengono che chi opera sulle banchine e nelle stive sia sottoposto a turni distribuiti sulle 24 ore, movimentazione di carichi pesanti e presenza di mezzi e attrezzature che comportano rischi specifici.

Secondo Or.S.A. e Usb, inoltre, più della metà degli addetti operativi avrebbe superato i 50 anni, elemento che, nella loro valutazione, renderebbe ancora più urgente un intervento sul sistema previdenziale.

Il tavolo sul lavoro usurante mai convocato

Uno dei principali motivi della mobilitazione riguarda il tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro. Le organizzazioni sindacali ricordano che il 7 maggio era stata annunciata la convocazione di un confronto sul riconoscimento della particolare gravosità del lavoro portuale.

“A quasi cinque mesi di distanza quel tavolo non è mai stato convocato”, denunciano Or.S.A. Mari e Porti e Usb Calabria.

La richiesta avanzata dalle sigle è quindi quella di fissare una data certa per l’apertura del tavolo e avviare il confronto sulle possibili forme di tutela previdenziale per i lavoratori portuali. La stessa questione è indicata dall’Usb nazionale tra le ragioni dello sciopero del 28 settembre.

Nel mirino anche l’articolo 17 della legge 84/94

L’altro fronte della protesta riguarda la riforma della legislazione portuale e, in particolare, un emendamento parlamentare che secondo i sindacati inciderebbe sulle modalità di reperimento della manodopera da parte delle imprese terminaliste.

Or.S.A. e Usb contestano la possibilità, prevista dall’emendamento nella loro ricostruzione, di ricorrere direttamente alle agenzie per il lavoro, superando il sistema disciplinato dall’articolo 17 della legge 84 del 1994.

Per le organizzazioni sindacali, la modifica rischierebbe di aumentare il ricorso a personale precario e di ridurre il peso dell’esperienza maturata dai lavoratori portuali. Una posizione che accompagna la richiesta di ritiro dell’emendamento.

“La sicurezza dipende dall’esperienza”

Il tema della sicurezza sul lavoro è strettamente collegato alla contestazione sulla somministrazione di manodopera.

Secondo Or.S.A. e Usb, nelle attività portuali la conoscenza delle procedure e dei rischi specifici rappresenta un elemento fondamentale e l’eventuale maggiore ricorso a personale interinale potrebbe, nella loro valutazione, incidere negativamente sulle condizioni di lavoro.

“A Gioia Tauro sappiamo bene dove porta questa strada, perché la precarietà sulle banchine esiste già”, affermano le due organizzazioni, richiamando anche la situazione dei giovani che, secondo la loro denuncia, entrerebbero nel porto attraverso percorsi temporanei senza una successiva stabilizzazione.

Le richieste dei sindacati

Al termine della giornata di mobilitazione, Or.S.A. Mari e Porti e Usb Calabria rilanciano quindi le proprie richieste: convocazione del tavolo tecnico al Ministero del Lavoro, riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante ai fini previdenziali e ritiro dell’emendamento contestato sull’articolo 17.

“Non ci fermeremo finché il lavoro portuale non sarà riconosciuto come usurante e finché l’articolo 17 non sarà messo al riparo da ogni tentativo di smantellarlo“, concludono i sindacati.

Lo sciopero di Gioia Tauro si inserisce nella mobilitazione nazionale dei lavoratori portuali, proclamata per il 28 settembre e registrata anche dal prospetto ufficiale degli scioperi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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