Gli italiani continuano a mettere da parte denaro, ma la capacità di risparmio corre a due velocità: se il Nord vola, il Mezzogiorno resta pericolosamente indietro.
Secondo l’ultimo report di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, la quota di reddito disponibile risparmiata dalle famiglie nel quinquennio 2019-2024 è salita a livello nazionale dall’7,55% all’8,28%. Tuttavia, mentre al Nord si registrano picchi che sfiorano l’11%, nel Sud la crescita risulta decisamente “tiepida”, passando appena dal 5,67% al 6,08%.
Calabria ultima in classifica: Crotone fanalino di coda
La fotografia scattata dall’analisi è impietosa per il nostro territorio. Le province che incontrano le maggiori difficoltà nel conservare parte delle proprie entrate sono quasi esclusivamente meridionali.
Crotone si piazza all’ultimo posto della classifica nazionale, con una propensione al risparmio ferma al 4,30%. La situazione non migliora guardando al resto del Sud, dove Siracusa e Ragusa chiudono il gruppo insieme alle realtà calabresi. Il divario è certificato dal fatto che le ultime sedici posizioni della graduatoria italiana sono occupate interamente da province del Sud.
Il confronto impietoso con il Nord: Milano “stacca” il Sud
Il confronto numerico evidenzia una disparità economica strutturale che penalizza pesantemente le famiglie calabresi. Basta guardare al caso emblematico di Milano: nel 2024, i cittadini meneghini hanno risparmiato in media 3.920 euro a testa.
Si tratta di una cifra che rappresenta oltre il doppio della media nazionale (1.918 euro) e quasi il quadruplo di quella meridionale, che si attesta su una media di appena 1.081 euro pro capite. Il dominio del Nord è totale, con le prime 21 province della classifica tutte collocate sopra il Po.
Smartworking e risparmio: il fattore lavoro che divide l’Italia
Tra le cause di questo profondo scarto, l’indagine mette in luce un dato interessante legato alle nuove modalità lavorative. La diffusione dello smartworking sembra essere un vero e proprio volano per la capacità di accantonare risorse: nei territori dove il lavoro da remoto è più frequente, i lavoratori hanno risparmiato il 9,45% delle proprie entrate.
Al contrario, nelle aree dove il ricorso a questo strumento è stato più basso — una condizione che purtroppo caratterizza ampie zone della nostra regione — la quota di risparmio scende drasticamente al 7,67%.









