8 Novembre 2026
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“Scelgo di restare in Calabria, ma il lavoro mi costa 200 chilometri al giorno”: la lettera di un giovane infermiere a Occhiuto

Un professionista di 26 anni, originario di Locri e attualmente in servizio a Vibo Valentia, racconta le difficoltà economiche legate al pendolarismo e chiede di poter lavorare più vicino a casa

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Gentile Presidente Occhiuto,

Le scrivo attraverso questa lettera aperta, con la speranza che possa arrivare alla Sua attenzione e che possa rappresentare non soltanto la mia storia personale, ma anche quella di tanti giovani professionisti che ogni giorno affrontano sacrifici per continuare a lavorare nella propria terra.

Ho 26 anni, sono originario di Locri, in provincia di Reggio Calabria, e nel 2024 ho conseguito la laurea in Infermieristica presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro.

Sin da sempre il mio sogno è stato quello di vivere nella mia Calabria, rimanere vicino alla mia gente e mettere la mia professionalità al servizio di chi ha bisogno. Per questo, subito dopo la laurea, ho iniziato a mettermi in gioco, partecipando a concorsi pubblici anche nel Nord Italia, lontano dalla mia famiglia e dai miei affetti.

Attraverso diverse procedure di mobilità compensativa sono finalmente riuscito a rientrare nella mia regione, raggiungendo la mia attuale sede lavorativa a Vibo Valentia.

Ma, Presidente, essere tornato in Calabria non significa ancora essere riuscito a tornare davvero vicino a casa.

Ogni mattina percorro circa 100 chilometri per raggiungere il mio posto di lavoro e altrettanti per fare ritorno a Locri. Sono circa 200 chilometri al giorno, affrontati con impegno, responsabilità e senso del dovere.

Tuttavia, oggi questo sacrificio sta diventando sempre più pesante. Il costo del carburante, l’assicurazione, la manutenzione e l’usura dell’automobile incidono profondamente sul mio stipendio. In sostanza, una parte considerevole di ciò che guadagno lavorando viene assorbita dalle sole spese necessarie per raggiungere il luogo in cui presto servizio.

Ed è proprio questo il paradosso: ho studiato, ho cercato lavoro, ho affrontato concorsi e trasferimenti, ho fatto sacrifici per tornare nella mia terra, ma oggi mi ritrovo a dover destinare gran parte del mio stipendio a spese che mi consentono semplicemente di continuare a lavorare.

Presidente, non Le sto chiedendo un privilegio, né di sottrarmi ai miei doveri professionali. Le sto chiedendo di guardare anche alla condizione di quei giovani che scelgono di restare in Calabria, che vogliono contribuire al miglioramento della sanità regionale e che desiderano costruire qui il proprio futuro.

Il mio desiderio sarebbe quello di poter prestare servizio più vicino alla mia residenza, nella provincia di Reggio Calabria, continuando a svolgere con passione e dedizione la professione che ho scelto.

Credo che una Regione che vuole trattenere i propri giovani debba anche creare le condizioni affinché questi possano vivere dignitosamente del proprio lavoro, senza essere costretti a sostenere sacrifici economici così importanti soltanto per raggiungere il proprio posto di servizio.

La sanità calabrese ha bisogno di giovani infermieri motivati, ma anche di attenzione verso le loro difficoltà quotidiane.

Ho soltanto 26 anni, tanta voglia di lavorare e il desiderio di non dover scegliere tra il mio lavoro e la possibilità di vivere dignitosamente nella mia terra.

Presidente, non lasciamo che chi sceglie la Calabria debba pagarne il prezzo ogni giorno, anche soltanto facendo il pieno di carburante.

Con la speranza che questa mia testimonianza possa trovare ascolto e attenzione, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Un giovane infermiere calabrese

Residente a Locri (RC)

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