Nella tradizione popolare calabrese esiste un personaggio, Jugale, protagonista di racconti nei quali la sua ingenuità e la disarmante semplicità con cui accetta anche le affermazioni più improbabili finiscono per suscitare incredulità e ilarità. Un personaggio che ha fatto sorridere intere generazioni e che oggi sembra trovare una singolare attualità nel rapporto tra politica e cittadini. Viene infatti il sospetto che una parte della classe politica abbia finito per considerare gli elettori proprio come Jugale, persone alle quali si possa raccontare qualunque cosa, confidando nella loro disponibilità a crederci senza troppe domande.
La politica sul palco e il consenso degli applausi
È sufficiente osservare il linguaggio e gli atteggiamenti di tanti rappresentanti politici. Dichiarazioni autoreferenziali, celebrazioni personali, congressi e manifestazioni organizzati soprattutto per esibire la forza di un partito o, ancora più frequentemente, quella del singolo personaggio che ne è protagonista.
Si convocano assemblee, si allestiscono palchi, si susseguono interventi nei quali ciascuno celebra i risultati propri e quelli degli amici di partito. Tutti soddisfatti, tutti protagonisti, tutti convinti di avere interpretato perfettamente le esigenze dei cittadini. Il consenso sembra misurarsi attraverso gli applausi di chi è già convinto, mentre il confronto con chi esprime dubbi o dissenso trova sempre meno spazio.
La corsa a incarichi e candidature
A rendere ancora più singolare questa rappresentazione è l’impressione che una parte crescente delle energie politiche venga impiegata nella difesa delle posizioni personali. Chi ha avuto la fortuna di entrare nei circuiti della rappresentanza istituzionale sembra talvolta impegnato soprattutto a conservare il proprio posto al sole, consolidare relazioni, costruire alleanze e garantirsi nuove opportunità.
Si assiste così a una competizione continua per incarichi, candidature e riconoscimenti, accompagnata da dichiarazioni nelle quali ogni protagonista rivendica la propria centralità. Una rappresentazione che finisce per dare l’impressione di una politica sempre più occupata a parlare di sé stessa.
I partiti nel circuito chiuso e gli elettori lontani
Nel frattempo, gli elettori partecipano sempre meno alle tornate elettorali e la distanza tra cittadini e organizzazioni politiche appare sempre più evidente. Anche tante manifestazioni di partito sembrano ormai rivolgersi prevalentemente a iscritti, amministratori e sostenitori, in una sorta di circuito chiuso nel quale gli stessi protagonisti si incontrano, si ascoltano e si applaudono reciprocamente. Eppure, a giudicare dai racconti che accompagnano questi appuntamenti, sembrerebbe di assistere ogni volta a straordinarie dimostrazioni di partecipazione popolare. Viene spontaneo chiedersi quanto di questa rappresentazione sia realmente condiviso dai cittadini e quanto, invece, risponda al bisogno di chi organizza tali iniziative di dimostrare la propria forza e la propria indispensabilità.
L’astensionismo ha certamente cause diverse, ma la progressiva disaffezione verso la partecipazione politica dovrebbe indurre almeno a qualche riflessione. Continuare a celebrare il consenso senza interrogarsi su chi ha smesso di partecipare rischia di rendere ancora più profonda la distanza tra rappresentanti e rappresentati.
Il rispetto dell’intelligenza degli elettori
La questione riguarda soprattutto il rispetto dell’intelligenza degli elettori. Chiedere fiducia e difendere il proprio operato appartiene naturalmente al confronto democratico. Pretendere che ogni dichiarazione venga accolta senza obiezioni e che gli applausi dei sostenitori siano sufficienti a dimostrare l’esistenza di un consenso diffuso rivela invece una concezione piuttosto singolare del rapporto con i cittadini. Forse sarebbe utile che qualcuno, prima di organizzare l’ennesima celebrazione, si domandasse perché tante persone non avvertano più il desiderio di parteciparvi.
Jugale e la barzelletta che non fa più ridere
Jugale, in fondo, era ingenuo per natura e per questo faceva sorridere. Pensare che un’intera comunità possa essere trattata allo stesso modo è una questione decisamente meno divertente. E chissà che, alla fine, il vero equivoco non sia proprio questo: interpretare il silenzio, la mancata partecipazione e la crescente diffidenza dei cittadini come segnali di disinteresse, senza considerare che potrebbero essere anche la conseguenza di una valutazione assai lucida di ciò che viene loro continuamente raccontato. Forse qualcuno continua a cercare Jugale tra gli elettori, senza accorgersi che gli elettori hanno ormai imparato a riconoscere molto bene chi sta raccontando loro la barzelletta.
*Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna Kulischioff”














