Il problema del caro materiali rischia di avere conseguenze concrete anche sulla Calabria. A rilanciare l’allarme è Roberto Rugna, presidente di Ance Calabria. Il tema riguarda da vicino una regione nella quale gli investimenti infrastrutturali sono considerati fondamentali per ridurre il divario storico con il resto del Paese e sostenere occupazione e sviluppo.
“La crescita dei prezzi dei materiali, dei prodotti energetici e dei carburanti sta mettendo sotto pressione l’intero sistema delle costruzioni. In una regione come la Calabria, nella quale la realizzazione delle infrastrutture è decisiva per colmare ritardi storici, non possiamo permetterci rallentamenti o interruzioni dei lavori”, afferma Rugna.
Due miliardi ancora da pagare
Secondo i dati richiamati da Ance nazionale, le imprese devono ancora ricevere circa 2 miliardi di euro di compensazioni maturate a fronte del caro materiali negli anni 2024 e 2025. Per il 2026, inoltre, la normativa sulle compensazioni è stata prorogata senza l’istituzione di un nuovo fondo statale. L’onere viene così trasferito alle stazioni appaltanti, aumentando le difficoltà finanziarie per le aziende del settore.
Nel frattempo, i costi continuano a crescere e incidono mediamente tra il 20 e il 25% sul valore della produzione. Per alcune grandi opere, soprattutto nel comparto ferroviario, l’incremento può arrivare fino al 40-50%. A determinare la pressione sui bilanci delle imprese sono soprattutto i rincari di bitume, materie plastiche, derivati del petrolio e gasolio, ai quali si aggiungono le maggiori spese per i trasporti.
Rugna: “Le imprese non possono anticipare continuamente le risorse”
Per il presidente di Ance Calabria, il sistema non può continuare a scaricare sulle imprese il peso dell’aumento dei costi. “Le imprese non possono continuare ad anticipare risorse e portare avanti i lavori senza avere certezza sui tempi delle compensazioni. Non chiediamo misure assistenziali, ma il riconoscimento di costi straordinari e imprevedibili che non possono essere scaricati esclusivamente sugli operatori economici”.
Il nodo, dunque, non riguarda soltanto la sostenibilità economica delle singole aziende, ma la continuità dei cantieri e la possibilità di portare a termine una stagione di investimenti particolarmente importante per la Calabria.
Dalla Statale 106 al Ponte sullo Stretto
La questione assume un peso ancora maggiore considerando la quantità di opere programmate o già in corso in Calabria e nel Mezzogiorno. Tra gli interventi interessati dal quadro infrastrutturale regionale figurano l’ammodernamento della Statale 106, le opere ferroviarie, gli interventi sulla viabilità e gli investimenti promossi dagli enti locali.
A questo scenario si aggiunge la prospettiva dell’apertura dei cantieri del Ponte sullo Stretto, che rende ancora più importante, secondo Ance Calabria, disporre di un quadro finanziario stabile e sostenibile. “Ogni rallentamento in Calabria produce conseguenze più pesanti che altrove perché si inserisce in un territorio che deve ancora recuperare un forte deficit di collegamenti e servizi”, sottolinea Rugna.
“Fermare un cantiere significa rinviare sviluppo”
Il rischio evidenziato dall’associazione dei costruttori riguarda quindi l’intera filiera. “Fermare o rallentare un cantiere significa rinviare occasioni di sviluppo, mettere in difficoltà le imprese e creare incertezza per migliaia di lavoratori e per l’intera filiera”. Per Ance Calabria, la risposta deve arrivare attraverso lo sblocco delle risorse necessarie a coprire le compensazioni arretrate e attraverso un meccanismo adeguatamente finanziato anche per il 2026.
La richiesta: risorse subito e una programmazione pluriennale
Ance Calabria condivide la richiesta avanzata a livello nazionale affinché vengano reperite immediatamente le risorse per saldare le somme ancora dovute alle imprese e finanziare le compensazioni relative al 2026. Secondo l’associazione serve inoltre una programmazione pluriennale degli investimenti, in grado di garantire continuità alle opere anche dopo la conclusione del Pnrr.
L’obiettivo è evitare che l’attuale stagione di infrastrutturazione della Calabria possa essere rallentata proprio dalla difficoltà delle imprese di sostenere costi crescenti senza tempi certi per il riconoscimento delle compensazioni.
Rugna: “La Calabria non può perdere il treno degli investimenti”
Il presidente di Ance Calabria richiama infine il ruolo che il comparto delle costruzioni continua ad avere nell’economia regionale. “Il settore delle costruzioni ha dimostrato di poter sostenere l’economia e l’occupazione. Ora servono decisioni rapide, regole certe e risorse adeguate”.
La richiesta dei costruttori è quindi quella di intervenire prima che il problema dei rincari possa trasformarsi in un freno alla realizzazione delle opere. “La Calabria non può perdere il treno degli investimenti né vedere compromessa, a causa del caro materiali, una stagione di opere pubbliche attesa da decenni”.












