31 Ottobre 2026
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Stipendi fermi e prezzi alle stelle, le famiglie italiane non riescono più a risparmiare. I dati Eurostat

Il carovita continua a erodere il potere d'acquisto degli europei. Nel secondo trimestre del 2026 il reddito reale delle famiglie cresce soltanto dello 0,1%, mentre aumentano i consumi e diminuisce la capacità di mettere soldi da parte

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I prezzi continuano a salire, gli stipendi faticano a tenere il passo e per milioni di famiglie arrivare alla fine del mese diventa sempre più complicato. La fotografia scattata da Eurostat racconta un’Europa in cui il potere d’acquisto cresce appena dello 0,1%, mentre i consumi aumentano e i risparmi si assottigliano. A preoccupare è soprattutto la situazione dell’Italia, dove nel secondo trimestre del 2026 il tasso di risparmio delle famiglie è diminuito di 1,2 punti percentuali, una delle contrazioni più consistenti registrate nell’Unione europea. Il quadro si inserisce in una fase caratterizzata da forti pressioni inflazionistiche, con l’energia che continua a pesare sui bilanci domestici.

Eurostat, redditi delle famiglie quasi fermi: appena +0,1%

I dati pubblicati dall’istituto europeo di statistica mostrano una crescita estremamente contenuta dei redditi familiari, una volta considerato l’effetto dei prezzi. Nel secondo trimestre del 2026, il reddito reale pro capite delle famiglie dell’eurozona è aumentato soltanto dello 0,1%, lo stesso incremento già registrato nei primi tre mesi dell’anno. Nell’intera Unione europea, la crescita è stata ugualmente dello 0,1%, dopo il +0,3% del trimestre precedente. Si tratta di variazioni minime che evidenziano quanto sia debole il miglioramento del potere d’acquisto. In sostanza, anche quando le entrate nominali aumentano, l’inflazione può assorbire gran parte del beneficio, lasciando alle famiglie margini economici molto limitati.

Le famiglie spendono di più, ma riescono a mettere da parte sempre meno

Mentre i redditi reali avanzano lentamente, i consumi delle famiglie mostrano una crescita più sostenuta. Nell’area euro, la spesa reale pro capite è aumentata dello 0,3% nel secondo trimestre 2026, dopo essere rimasta invariata nel trimestre precedente. Nell’insieme dei Paesi dell’Unione europea, l’incremento è stato dello 0,4%, a fronte di una diminuzione dello 0,1% nei primi tre mesi dell’anno. La distanza tra l’andamento dei redditi e quello dei consumi contribuisce a spiegare la riduzione della propensione al risparmio. Le famiglie continuano a spendere, ma la crescita delle loro disponibilità economiche non procede allo stesso ritmo.

Italia, crolla la capacità di risparmio: -1,2 punti percentuali

Il dato più significativo per il nostro Paese riguarda il tasso di risparmio delle famiglie italiane, che nel secondo trimestre del 2026 ha registrato una flessione di 1,2 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti. Una diminuzione particolarmente marcata nel confronto europeo. Nello stesso periodo, il tasso di risparmio è sceso di 0,2 punti percentuali nell’eurozona e di 0,3 punti percentuali nell’intera Unione europea. La contrazione italiana risulta quindi nettamente superiore alla media. Il dato non significa che ogni famiglia abbia perso il 1,2% dei propri risparmi accumulati: indica invece una riduzione della quota di reddito destinata al risparmio. Un segnale che evidenzia la pressione esercitata dalle spese correnti sui bilanci domestici.

Inflazione, nuova accelerazione dei prezzi: eurozona al 3,8% e Italia al 5,4%

A rendere ancora più difficile la situazione è la ripresa dell’inflazione, alimentata anche dall’andamento dei prezzi energetici. Secondo i dati riportati da Eurostat, a settembre 2026 il tasso annuo di inflazione nell’eurozona ha raggiunto il 3,8%, in aumento rispetto al 3,2% di agosto e al 2,2% registrato a settembre 2025. Per l’Italia, la stima provvisoria riferita a ottobre 2026 indica un incremento dei prezzi del 5,4%. È un dato che, se confermato, segnala una pressione particolarmente forte sul costo della vita. L’inflazione non significa che tutti i prodotti aumentino nella stessa misura, ma indica un rincaro medio che incide sulla capacità di acquisto delle famiglie, soprattutto quando le entrate non crescono in maniera adeguata.

Mattarella lancia l’allarme: inflazione e salari deboli colpiscono il tenore di vita

Sul deterioramento delle condizioni economiche dei cittadini è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la Giornata del Risparmio. Il Capo dello Stato ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze delle tensioni internazionali e della debolezza salariale, sottolineando come i conflitti geopolitici e geoeconomici, insieme all’inflazione, stiano mettendo sotto pressione il tenore di vita delle famiglie. Un richiamo che si inserisce nel dibattito sul costo della vita e sulla necessità di tutelare il potere d’acquisto, in una fase in cui la crescita dei redditi reali rimane estremamente contenuta.

Carovita e salari, perché i dati preoccupano soprattutto le famiglie italiane

Il confronto tra i numeri di Eurostat restituisce un quadro preciso: redditi reali quasi immobili, consumi in aumento e minore capacità di risparmio. Per l’Italia, la flessione di 1,2 punti percentuali del tasso di risparmio rappresenta un segnale particolarmente significativo, soprattutto in presenza di una nuova accelerazione dell’inflazione. Quando i prezzi aumentano più rapidamente del potere d’acquisto, una quota crescente delle risorse disponibili rischia di essere assorbita dalle necessità quotidiane, riducendo la possibilità di accantonare denaro per imprevisti e progetti futuri.

La questione non riguarda soltanto le statistiche economiche, ma la sicurezza finanziaria delle famiglie, la loro capacità di affrontare spese straordinarie e le prospettive delle nuove generazioni. I dati del secondo trimestre e le successive rilevazioni sull’inflazione indicano una pressione persistente sui bilanci domestici. La sfida sarà capire se nei prossimi mesi la crescita dei redditi riuscirà finalmente a recuperare terreno rispetto all’aumento del costo della vita.

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