29 Luglio 2026
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Turismo da record in Calabria ma solo d’estate: l’85% delle presenze in quattro mesi, Vibo prima per permanenza

Oltre due milioni di arrivi e nove milioni di pernottamenti, ma i flussi restano concentrati tra giugno e settembre. Nel Reggino il soggiorno medio si ferma a 2,42 notti, contro le 5,55 del Vibonese

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La Calabria ha imparato ad attirare i turisti. Adesso deve convincerli a restare, muoversi sul territorio e spendere fuori dalle strutture ricettive. Dietro i numeri da record dell’ultima stagione emerge infatti una regione turistica a più velocità: province capaci di richiamare molti visitatori ma soltanto per pochi giorni, territori con meno arrivi ma soggiorni più lunghi e una concentrazione estiva che continua a comprimere lavoro, investimenti e servizi dentro quattro mesi. Il paradosso più evidente è quello tra Reggio Calabria e Crotone. La provincia reggina registra un numero di arrivi nettamente superiore, ma alla fine dell’anno conta meno pernottamenti. Crotone richiama meno persone, ma riesce a trattenerle più a lungo. Tradotto: Reggio viene raggiunta, visitata e spesso lasciata nel giro di un fine settimana; nel Crotonese la vacanza assume invece una dimensione più stabile. È la fotografia che emerge dal primo focus di Osserva Calabria, l’osservatorio economico e territoriale promosso da Confesercenti Calabria per misurare non soltanto i flussi, ma anche il valore prodotto dal turismo nei diversi territori.

Nel 2025 oltre nove milioni di pernottamenti

I numeri complessivi indicano una crescita robusta. Secondo i dati regionali provvisori, nel 2025 la Calabria ha registrato 2.070.887 arrivi, il 15,8% in più rispetto all’anno precedente, e 9.113.532 presenze, con un incremento del 9,7%. Le presenze straniere hanno raggiunto quota 2.160.042, aumentando del 28,5%. Il sistema aeroportuale, nello stesso periodo, ha superato i 4,36 milioni di passeggeri. Una tendenza confermata anche dai primi sei mesi del 2026: i dati diffusi dal ministero del Turismo collocano la Calabria al primo posto in Italia per crescita degli arrivi, con un aumento del 10,54%, e per incremento dei visitatori stranieri, saliti del 23,19%.

Numeri che certificano una maggiore capacità di attrazione, ma che non raccontano da soli quanta ricchezza rimanga realmente sul territorio. Un arrivo misura una persona entrata in una struttura ricettiva; una presenza indica una notte trascorsa. Nessuno dei due indicatori, isolatamente, dice quanti ristoranti, negozi, musei, guide, produttori e attività locali siano stati coinvolti.

Reggio si ferma a 2,42 notti, Crotone supera le cinque

È il confronto provinciale a mostrare le differenze più profonde. Reggio Calabria ha totalizzato 491.759 presenze, pari al 6% del dato regionale, con una permanenza media di appena 2,42 notti, la più bassa della Calabria. Crotone, pur partendo da un numero inferiore di arrivi, ha raggiunto 670.041 pernottamenti e una permanenza media di 5,54 notti.

Il divario suggerisce due modelli differenti. Reggio beneficia dell’aeroporto, dello Stretto, degli attrattori culturali e di una maggiore mobilità, ma fatica a trasformare il passaggio o la visita breve in una vacanza strutturata. Il Crotonese, sostenuto dalla sua offerta balneare, riesce invece a trattenere più a lungo chi lo sceglie.

Ancora più forte è la capacità di permanenza della provincia di Vibo Valentia: 2.463.657 presenze, il 30,3% del totale regionale, e una media di 5,55 notti. Il Vibonese registra anche la percentuale più alta di turismo internazionale, con gli stranieri che rappresentano il 37,5% delle presenze.

Cosenza resta il sistema turistico più grande della regione con 3.329.526 pernottamenti, pari al 40,9% del totale, e una permanenza media di 4,82 notti. Catanzaro raggiunge invece 1.188.987 presenze e una media di 4,09 notti.

La permanenza media non è il vero problema

Il dato regionale obbliga però a correggere una convinzione diffusa: nel complesso la Calabria non è una destinazione “mordi e fuggi”. Nel 2024 il soggiorno medio è stato di 4,65 notti, contro le 3,34 della media italiana. La durata delle vacanze calabresi risulta quindi superiore a quella nazionale. Il problema principale non è quanto restano i turisti, ma quando arrivano e quanta parte della loro spesa riesce a uscire dagli alberghi e dai villaggi per raggiungere il resto dell’economia.

Una permanenza di cinque o sei notti può produrre ricadute limitate quando il visitatore consuma quasi tutto all’interno della struttura. Al contrario, anche una vacanza più breve può generare valore diffuso se coinvolge ristoranti, botteghe, trasporti, musei, guide, artigiani e produttori agroalimentari.

L’85% delle presenze concentrato in quattro mesi

Il vero tallone d’Achille rimane la stagionalità. Nel 2024 il 58,8% dei pernottamenti si è concentrato soltanto tra luglio e agosto. Considerando anche giugno e settembre, la percentuale sale all’85%. La Calabria risulta così la prima regione italiana e la terza nell’Unione europea per concentrazione delle presenze nei due mesi centrali dell’estate. Il problema non è avere un agosto fortissimo, ma arrivare a ottobre con alberghi chiusi, collegamenti ridotti, lavoratori fermi e servizi turistici sospesi.

La conseguenza è un’economia che corre per poche settimane e rallenta bruscamente per il resto dell’anno. Diventa più difficile programmare gli investimenti, mantenere il personale, trattenere le professionalità e garantire continuità alle attività. Nel comparto dell’ospitalità il lavoro a tempo parziale raggiunge in Calabria il 70% degli addetti dipendenti, contro il 52% della media nazionale.

Arrivare è più semplice, spostarsi resta difficile

Gli aeroporti calabresi sono cresciuti, ma la difficoltà comincia spesso dopo l’atterraggio. Nell’ultimo confronto omogeneo disponibile, l’offerta di trasporto pubblico locale nei capoluoghi calabresi si ferma a 1.583 posti-chilometro per abitante, contro i 2.085 del Mezzogiorno e i 4.623 della media italiana. Non basta quindi portare il turista a Lamezia, Reggio o Crotone. Bisogna consentirgli di raggiungere facilmente la struttura, visitare i borghi, spostarsi tra costa e aree interne, acquistare un’esperienza e costruire un itinerario senza essere obbligato a noleggiare un’automobile.

La sfida della Calabria non consiste più soltanto nel battere un nuovo record di arrivi. Il prossimo traguardo dovrà essere una stagione più lunga, una mobilità più efficiente, un’occupazione meno precaria e una quota maggiore della spesa turistica trattenuta nei territori. I flussi si possono contare. Il valore, invece, deve essere costruito.

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