5 Agosto 2026
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Violenza e atti persecutori sul lavoro, chi si dimette può avere diritto alla disoccupazione: l’Inps da il via libera

I casi vengono equiparati alle dimissioni per giusta causa e garantisce il sostegno economico previsto dalla legge. La tutela riguarda situazioni oggettive e documentate che compromettono sicurezza e serenità della persona

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Anche chi è costretto a lasciare il proprio posto di lavoro per motivi legati a violenza o atti persecutori potrà accedere alla Naspi, l’indennità di disoccupazione riconosciuta dall’Inps. L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha chiarito che le dimissioni possono essere considerate una forma di disoccupazione involontaria quando rappresentano una scelta obbligata per salvaguardare la propria incolumità personale. La precisazione arriva con il Messaggio Inps numero 2540 del 3 agosto 2026, che fornisce indicazioni operative sul riconoscimento della prestazione in questi casi particolari.

Le dimissioni diventano un atto di autodifesa

Secondo l’Inps, episodi di violenza o comportamenti persecutori possono rendere impossibile la prosecuzione dell’attività lavorativa, anche quando tali condotte provengono da persone esterne all’ambiente professionale. “Le violenze e le condotte persecutorie – anche se provenienti da soggetti estranei all’ambiente professionale – possono determinare un’oggettiva impossibilità di proseguire l’attività lavorativa”, spiega l’Istituto.

In queste situazioni, la decisione di interrompere il rapporto di lavoro non viene considerata una scelta volontaria del dipendente, ma una misura necessaria di protezione personale. L’Inps equipara quindi queste dimissioni alle dimissioni per giusta causa per fatto del terzo, riconoscendo il diritto al sostegno economico senza penalizzazioni.

Servono prove e condizioni verificabili

Il riconoscimento della Naspi non avviene automaticamente, ma richiede la presenza di elementi concreti e documentati. L’Inps sottolinea infatti che deve essere dimostrato che le condotte subite abbiano compromesso la sicurezza della persona o il suo equilibrio psicofisico. Tra le situazioni considerate rientrano anche episodi di molestie o minacce durante il tragitto casa-lavoro, quando tali comportamenti rendano impossibile raggiungere il luogo di lavoro in condizioni di sicurezza.

La tutela per le vittime di violenza di genere

Nel definire il quadro applicativo, l’Inps ha coinvolto anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha confermato la possibilità di riconoscere la tutela della disoccupazione involontaria nei casi di violenza di genere. Il principio richiamato è quello della protezione delle vittime, in linea con le indicazioni europee, garantendo una tutela concreta della salute, della dignità e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori.

Pratiche gestite con priorità e riservatezza

Le sedi territoriali dell’Inps saranno chiamate a gestire le richieste relative a queste situazioni con particolare attenzione, prevedendo corsie prioritarie e il massimo livello di riservatezza. L’obiettivo dichiarato dall’Istituto è garantire il rispetto delle norme accompagnandolo a un approccio orientato alla protezione delle persone che si trovano in condizioni di vulnerabilità.

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