5 Agosto 2026
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Più occupati, ma stipendi più poveri: “L’inflazione si mangia gli aumenti e la narrazione del Governo si scontra con i numeri”

Per l’Osservatorio “Anna Kulischioff”, la crescita nominale delle retribuzioni non basta: i prezzi corrono più degli stipendi e il racconto dei successi economici si allontana dalla vita reale delle famiglie

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di Annunziata Paese* – Nelle stesse ore in cui, pochi giorni fà, i principali tg nazionali e non rilanciavano le dichiarazioni della Presidente del Consiglio sui risultati raggiunti dal Governo in materia di occupazione e salari, il principale quotidiano economico italiano, Il Sole 24 Ore, apriva con una notizia che racconta una realtà molto diversa.

Gli stipendi aumentano, il potere d’acquisto diminuisce

Secondo i dati diffusi dall’ISTAT, infatti, nel secondo trimestre del 2026 la crescita delle retribuzioni continua a rallentare e risulta inferiore all’inflazione. Tradotto in termini concreti significa che, pur aumentando nominalmente, gli stipendi perdono potere d’acquisto. Le famiglie possono acquistare meno beni e servizi rispetto a un anno fa. Non si tratta di un’opinione politica, ma di un dato statistico ufficiale.

I dati di ISTAT, OCSE e INPS

L’ISTAT evidenzia come la crescita delle retribuzioni stia rallentando ormai da diversi trimestri. Anche l’OCSE, poche settimane fa, ha previsto per l’Italia una nuova riduzione dei salari reali nel 2026, evidenziando come il nostro Paese continui a registrare una delle peggiori dinamiche di potere d’acquisto tra le principali economie avanzate. Anche il Rapporto INPS ha sottolineato una contraddizione evidente: l’occupazione aumenta, ma gli stipendi rimangono strutturalmente bassi e continuano a risentire dell’effetto dell’inflazione.

Questi documenti non appartengono all’opposizione politica. Sono elaborati da istituzioni indipendenti. Quando il Governo afferma che gli stipendi stanno aumentando, dice una cosa formalmente corretta. Il problema è che gli italiani non fanno la spesa con le percentuali nominali. Se gli stipendi aumentano del 2,4% e i prezzi crescono del 3%, il risultato è una perdita di ricchezza reale.

È questo il dato che incide sulla vita quotidiana delle famiglie. È questo il motivo per cui molti lavoratori, pur avendo uno stipendio leggermente più alto rispetto allo scorso anno, continuano ad avere maggiori difficoltà ad arrivare alla fine del mese.

La distanza tra il racconto politico e la vita reale

La politica ha il diritto di valorizzare i risultati raggiunti. Ma quando la comunicazione enfatizza esclusivamente gli aspetti positivi e trascura gli indicatori meno favorevoli, si crea una distanza crescente tra il racconto istituzionale e l’esperienza concreta delle persone. Chi vede aumentare il costo della spesa, dell’energia, degli affitti e dei mutui difficilmente percepisce un miglioramento del proprio tenore di vita solo perché il numero complessivo degli occupati è cresciuto. Ed è probabilmente questa distanza tra statistiche selezionate e vita quotidiana che alimenta il crescente sentimento di sfiducia verso la politica.

Il lavoro non si misura soltanto con il numero degli occupati

Un esecutivo dovrebbe misurare il proprio successo non soltanto dal numero di occupati, ma dalla qualità del lavoro creato, dalla produttività delle imprese, dalla crescita dei salari reali, dalla capacità dei giovani di costruire il proprio futuro in Italia, dalla riduzione delle disuguaglianze territoriali e dall’aumento del potere d’acquisto delle famiglie. Se questi indicatori continuano a mostrare fragilità, parlare esclusivamente di “successo” rischia di trasformare la comunicazione politica in una narrazione autoreferenziale. Le statistiche ufficiali non negano che alcuni risultati siano stati ottenuti. Ricordano però che la fotografia dell’economia italiana è molto più articolata di quanto emergano dagli slogan. Ed è proprio questa complessità che dovrebbe guidare il dibattito pubblico, molto più delle dichiarazioni pronunciate davanti alle telecamere.

*Osservatorio per il Socialismo Riformista “Anna Kulischioff”

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