28 Luglio 2026
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Sgominata rete di prostituzione a Milano: l’ombra della ‘Ndrangheta e il riciclaggio di denaro

Arrestato il presunto capo dell'organizzazione criminale. Le indagini rivelano la disponibilità di armi e un giro d'affari illecito gestito tra centri benessere e case d'appuntamento

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Come cita l’Ansa, un’operazione delle forze dell’ordine ha portato alla luce una complessa rete di sfruttamento della prostituzione operante a Milano. Al centro dell’inchiesta figura Lorenzo Polli, cinquantasettenne ritenuto il presunto capo dell’associazione per delinquere, finito in carcere insieme ad altre quattro persone, tra cui la sua compagna marocchina di trentaquattro anni, mentre altre due persone sono state poste agli arresti domiciliari. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Rossana Mongiardo, emerge un chiaro profilo di pericolosità dell’indagato, il quale avrebbe gestito l’illecito business attraverso vari centri benessere e appartamenti privati fin dal 2021.

Le connessioni pericolose e la disponibilità di armi

Il quadro delineato dalle oltre novanta pagine del provvedimento giudiziario è aggravato da inquietanti retroscena criminali. L’organizzazione non si limitava allo sfruttamento sessuale, ma mostrava contorni ben più oscuri. Polli avrebbe infatti avuto la disponibilità di armi da fuoco e mantenuto stretti collegamenti con un pluripregiudicato per traffico di stupefacenti, a sua volta legato a note cosche della ‘ndrangheta. Tutte le attività tecniche e le intercettazioni hanno documentato come i vari indagati mantenessero rapporti costanti e quotidiani, fondamentali per coordinare in maniera capillare i centri, le ragazze (molte delle quali di origine sudamericana) e tutte le decisioni organizzative.

Il flusso di denaro e l’acquisto di beni di lusso

Un aspetto centrale dell’inchiesta riguarda la gestione degli ingenti profitti derivanti dall’attività illecita. Tra le condotte contestate al presunto vertice dell’associazione vi è il versamento di denaro contante per quasi duecentocinquantamila euro su carte prepagate e conti correnti intestati a lui o alle sue società. Queste somme venivano poi tempestivamente trasferite, spesso lo stesso giorno o in quelli immediatamente successivi, tramite bonifici volti a coprire spese di varia natura. I fondi servivano non solo per il pagamento dei canoni di locazione dei centri benessere e per retribuire le ragazze per le prestazioni sessuali effettuate, ma anche per finanziare l’acquisto di beni sfarzosi come orologi di lusso, a dimostrazione dell’elevato giro d’affari generato dalla rete criminale.

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