Non è arrivato in Calabria soltanto per salire su un palco. Jovanotti ci è entrato in bicicletta, ha attraversato la costa ionica, è passato da Trebisacce e Acri, ha affrontato le salite della Sila e ha raggiunto Catanzaro raccontando ogni tappa. Si è fermato con la gente, si è affacciato da un balcone per cantare, ha raccolto sorrisi, peperoncini, dolci e l’entusiasmo spontaneo dei paesi incontrati lungo la strada. Soprattutto, ha guardato la Calabria con meraviglia e l’ha mostrata così com’è: faticosa da attraversare, sorprendente, selvaggia, accogliente.
Più del classico spot patinato
Questo vale più del classico spot patinato. Non perché ogni iniziativa debba essere accettata senza discutere costi e modalità, ma perché la promozione di un territorio non si misura soltanto dal luogo nel quale si svolge un evento. Un concerto può essere in Calabria, mentre le immagini, i racconti e le emozioni che produce viaggiano ovunque.
Il messaggio rivolto ai calabresi
E c’è anche un altro effetto, forse ancora più importante. Jovanotti non sta dicendo soltanto agli altri: «Venite in Calabria». Sta dicendo ai calabresi: “Guardate dove vivete”. Potremmo chiamarlo “Calabria Pride”: non una celebrazione retorica, ma un recupero dell’orgoglio e della consapevolezza di abitare una terra straordinaria. Perché una regione non diventa attrattiva se i primi a raccontarla con rassegnazione sono proprio quelli che la abitano.
Uno sguardo capace di cambiare il racconto
Certo, non dovrebbe servire un personaggio famoso per ricordarci quanto sia bella la Calabria. Ma quando uno sguardo conosciuto riesce a farci vedere con occhi nuovi ciò che abbiamo davanti ogni giorno, non sta facendo soltanto pubblicità. Sta cambiando il racconto. E, almeno per qualche giorno, anche il modo in cui noi calabresi guardiamo noi stessi.


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