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21 Aprile 2026
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Klaus Davi, l’innamorato della Calabria: “A Reggio partita nazionale. Io? Non mi sono proposto, mi hanno cercato”

Le Comunali in riva allo Stretto, la possibile candidatura, il giudizio su Occhiuto tra risultati e limiti della cabina di regia, il racconto della regione: "Qui scopro il mondo, questa terra ha tutto"

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È più calabrese di tanti di noi, ha una buona padronanza della nostra terra, tanto da sentirsene, legittimamente, figlio adottivo. E vorremmo ben vedere il contrario. Klaus Davi non ci fa, ma c’è davvero: è sinceramente innamorato della Calabria. E continua ad esserlo, anche dopo che gliel’ ha data (la fiducia), la Calabria. Per vari anni, sbagliando, non ho mai creduto che il suo interesse per noi fosse sincero.

Abituato a giunte regionali, amministratori locali, dirigenti piccoli piccoli, editori che si fanno abbagliare dal fascino straniero e che han coltivato per decenni il provincialismo più tamarro (alcuni lo fanno anche adesso) andando a cercare fuori professionalità che abbiamo in abbondanza dalle nostre parti, pensavo da calabrese con la ‘corchia suspettusa’ che ce lo avessero imposto dall’alto a fini, appunto, pedagogici. Ma non era così, oggi posso dirlo e faccio pubblica ammenda. Davi è un corchiuluto come noi, infatti ‘mmisca pure l’inflessione svizzerota con il dialetto nostrano: una goduria del creato per deliziare l’udito. No no, non è un antipatico in gessato che vuole insegnarci a vivere e a pensare. Tant’è che in molti lo vorrebbero sindaco di Reggio Calabria.

Klaus, su Reggio si gioca una partita politica per nulla scontata, anche perché il valore del test elettorale è nazionale. Concordi?

“Concordo, la Calabria è un crocevia di sensibilità che si rimescolano con frequenza, e questo, naturalmente, la rende una realtà laboratorio. In tale cotesto il centrodestra tenterà una riscossa, dopo anni di candidati sbagliati e la sconfitta referendaria. Il test dunque è nazionale, ma è anche una verifica politica sul ponte, un dato questo per nulla trascurabile.”

Il tuo intendimento di partecipare alla contesa reggina viene letto dai soliti faciloni quale velleitario, o peggio provocatorio..

“Attenzione, io non mi sono proposto a nessuno. Sono stati due poli a contattarmi e a chiedermi una disponibilità; non è contemplata dal mio stile la provocazione in questi casi. Ricordo, altresì, ai portatori “sani” di letture leggerine che io già mi sono candidato raccogliendo 5mila voti, non proprio bruscolini. Adesso sto riflettendo, c’è ancora un pò di tempo.”

Te lo avranno chiesto mille volte, ma io sono duro di comprendonio: questo tuo attaccamento alle sorti della Calabria da cosa nasce esattamente?

“Non sono calabrese, ma quando vengo in Calabria scopro il mondo; la vostra gente lo sa, ma dovrebbe esserne più consapevole e, allo stesso tempo, vogliosa di cambiare certe narrazioni correnti, vedi quella secondo cui il calabrese sia aggressivo, cosa assolutamente sbagliata. Il calabrese è timido e rispettoso, e ciò gli conferisce il crisma di una umanità elegante e discreta con la quale ho grande sintonia e che è la veste ideale quando ci si presenta al turista. E’ vero, agli inizi di un percorso conoscitivo c’è una naturale diffidenza che però poi si supera, con la forza della umanità, e dell’amore.”

Come giudichi l’esperienza del governo Occhiuto, e come la leggi nel contesto dell’opera di rinnovamento radicale che il casato berlusconiano ha inteso aprire per superare l’era Tajani?

“Occhiuto ha fatto delle cose importanti, anche nella città dello Stretto che vivo con intensità, essendo un reggino ormai di adozione. E’ chiaro che qualche passo falso lo abbia fatto pure, tuttavia io non lo ascriverei in automatico alla sua persona politica, ma forse alla mancanza all’interno della cabina di regia interlocutori sufficientemente dialettici, che possano stemperare decisioni emotive. Detto questo, l’esecutivo Occhiuto ha fatto cose che in Calabria non si vedevano da decenni.”

Quanto pesa oggi la Calabria sul piano mediatico: la narrazione è cambiata, sta cambiando?

“Si, in buona parte sì. A mio modo di vedere, una delle cose più importanti tra quelle fatte è la promozione del turismo delle origini, e quindi la possibilità di fare perno sui tanti calabresi all’estero per indurre una sana voglia di riscoperta e scoperta in tutte le parti del mondo dove esiste una calabresità vivace, sia dal punto di vista culturale, che da quello imprenditoriale. Un’altra cosa che sta agevolando un racconto nuovo è la presenza discreta di un turismo che comincia a vivere tutti gli aspetti della Calabria, non solo quelli legati al binomio sole-mare. Vai sull’Aspromonte, nelle Serre o sul Pollino e ti trovi turisti che vengono dal nord Europa con il sorriso sulle labbra e con la consapevolezza che abbiano trovato tutto in questa terra: natura, culture diversissime, arte, insomma hanno tutto in una sola realtà, una cosa bellissima.”

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