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29 Maggio 2026
29 Maggio 2026
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La politica dei cloni: tutti vogliono parlare, camminare e respirare come Occhiuto

Dalla “narrazione Occhiuto” agli emulatori col telefonino in mano: la comunicazione politica calabrese è diventata un karaoke social. Ma gli originali funzionano, le copie spesso no

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Andrebbero arrestati per i ‘danni’ arrecati ad un’intera comunità politica, Veronica e Fabrizio. Il ‘reato’ è tra i più odiosi che si possano commettere nella comunicazione politica: induzione all’emulazione. Non si contano tra azzurri, neri e pure qualche rosso sbiadito, quelli che vogliono hablar come Roberto Occhiuto. La cosa terrificante è che, certuni, vogliano muoversi, riprendersi, respirare come Occhiuto; farsi la “scrima” (i capelli) alla Roberto.

Gli originali e le imitazioni

Il problema è che gli originali funzionano quasi sempre meglio delle imitazioni. E infatti oggi la Calabria è piena di emulatori tragici che camminano col telefonino in mano credendo di stare girando House of Cards, mentre in realtà sembrano tutorial motivazionali registrati nel parcheggio del Conad.

Veronica Rigoni, Fabrizio Augimeri e il format Occhiuto

Ripetiamo magna parte della della colpa va a scritta alla coppia che più di tutti ha costruito la “narrazione Occhiuto”, quantunque il presidente la mastichi da sempre , essendo stato editore: Veronica Rigoni e Fabrizio Augimeri. Sono loro che hanno trasformato il gubernator in un format comunicativo perfetto: ritmo veloce, telefono frontale, tono da manager internazionale prestato temporaneamente alla Regione Calabria, lessico semplice ma deciso, hashtag istituzionali e quell’aria perenne da “stiamo chiudendo una cosa importantissima”. Funzionava. E funziona ancora, perché Occhiuto, nel bene o nel male, ha personalità, velocità mentale e soprattutto una caratteristica rarissima in politica: sembra credere davvero a quello che dice.

La politica col telefonino in mano

Il dramma nasce dopo, perché in Forza Italia, e dintorni, si è diffusa l’idea che bastasse prendere un iPhone, fare due passi nervosi in corridoio e dire “ragazzi vi aggiorno rapidamente” per diventare statisti. E così assistiamo a scene meravigliose.

Parlamentari, consiglieri regionali e comunali che spiegano la chiusura di una buca come fosse un vertice NATO, assessori che si riprendono entrando negli uffici con la stessa tensione narrativa di un blitz antimafia, salvo poi comunicare che è stata sostituita una panchina sul lungomare. Esponenti politici che parlano con tono grevissimo davanti alla fotocamera per annunciare… l’inaugurazione di una rotatoria. Il tutto rigorosamente in soggettiva, col telefono troppo vicino alla faccia e quella camminata veloce da “uomo impegnato”, anche quando stanno andando semplicemente a prendere il caffè.

Il karaoke della comunicazione politica

La verità è che la comunicazione politica è diventata la nuova karaoke. Uno vede Sanremo e pensa di poter cantare. Uno vede Occhiuto e pensa di poter fare il presidente social. Ma la personalità non si scarica da Instagram. E infatti i risultati si vedono: una generazione di politici-clone che usano le stesse pause, gli stessi gesti, le stesse musichette motivazionali, persino gli stessi “vi porto con me”. Manca solo che inizino a contendersi pure il tono di voce.

Gli occhiutini tutti uguali

L’ altra cosa divertente poi è che, nel tentativo di sembrare modernissimi, gli occhiutini finiscono tutti per sembrare identici. Quando invece la politica, come tutte le cose vive, funzionerebbe molto meglio se ciascuno avesse il coraggio di essere sé stesso. Anche perché Occhiuto può fare Occhiuto. Gli altri, spesso, sembrano solo parenti lontani che provano a rifare le stories dopo aver visto il tutorial. Arrestate Augimeri e Rigoni.

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