Una rete consolidata capace di condizionare procedure amministrative e concessorie, pilotare affidamenti e incarichi, ottenere vantaggi economici, nonché sanatorie edilizie irregolari. Il tutto, grazie a relazioni personali, scambi di favori, corrispettivi illeciti o incarichi retribuiti agganciati a interessi privati. I sostituti procuratori della Repubblica di Catanzaro, Silvia Peru, Irene Crea, Elio Romano, hanno chiesto il rinvio a giudizio per 25 indagati tra dirigenti regionali, professionisti, politici e due finanzieri finiti nell’inchiesta che ruota intorno ad un sistema illecito stabile e strutturato, attivo su più livelli amministrativi, in particolare nei settori dell’urbanistica, dell’edilizia, della protezione civile e della pianificazione territoriale.
Tra coloro che rischiano il processo Domenico Maria Pallaria, 66 anni, domiciliato a Lamezia Terme, dirigente generale della Regione Calabria; l’ex governatore Gerardo Mario Oliverio, 72 anni, residente a San Giovanni in Fiore; Luigi Incarnato, 69 anni, residente a Rende, all’epoca dei fatti il liquidatore della Sorical, oggi ricopre un incarico nell’ufficio di gabinetto del sindaco di Cosenza; i finanzieri Ercole D’Alessandro, 68 anni, di Fuscaldo e Franco Albano Formoso, 55 anni, di Cervicati; l’ex assessore regionale Alfonso Dattolo, 60 anni, di Rocca di Neto; l’imprenditore Francescantonio Stillitani, 70 anni, residente a Pizzo.
Tutti i nomi degli indagati
Rischiano il processo Giovanna Belvedere, 57 anni, residente a Lamezia Terme; Ercole D’Alessandro, 68 anni, di Fuscaldo; Luciano D’Alessandro, 48 anni, residente a Isola Capo Rizzuto; Alfonso Dattolo, 60 anni, di Rocca di Neto; Giovanni Forciniti, 59 anni, residente a Crosia; Franco Albano Formoso, 55 anni, di Cervicati; Giada Fulini, 42 anni, residente a Pieve Santo Stefano; Odeta Hasaj, 58 anni, residente a Simeri Crichi; Luigi Incarnato, 69 anni, residente a Rende; Gregorio Lillo Odoardi, 61 anni, residente a Cosenza; Salvatore Madia, 65 anni, di Catanzaro; Matteo Magni, 43 anni, residente a Usmate Velate; Giovanni Marra, 46 anni, residente a Rende; Angelina Molinaro, 63 anni, residente a Lamezia Terme; Antonio Nisticò, 49 anni, di Cardinale; Gerardo Mario Oliverio, 72 anni, residente a San Giovanni in Fiore; Marco Paladino, 35 anni, residente a Sala Consilina; Domenico Maria Pallaria, 66 anni, domiciliato a Lamezia Terme; Cristian Pancotti, 55 anni, residente a Piacenza; Salvatore Rotundo, 53 anni, residente a Catanzaro; Nazzareno Giuseppe Rudi, 54 anni, di Santa Caterina dello Ionio; Alessandro Rugolo, 46 anni, residente a Oppido Mamertina; Luigi Russo, 37 anni, residente a Rossano Calabro; Francescantonio Stillitani, 70 anni, residente a Pizzo; Sergio Vittadello, 88 anni, residente a Selvazzano Dentro.
Le ipotesi di accusa
Una sfilza di reati sono contestati a vario titolo agli indagati: l’associazione a delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, corruzione, turbata libertà degli incanti, riciclaggio, omissioni di atti di ufficio, falsità ideologica e materiale in atti pubblici, omissione di atti d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, riciclaggio, concussione, ricettazione, accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico.
Le parti offese
Sei le parti offese individuate individuate dalla Procura: la Regione Calabria, l’Agenzia delle Entrate, il Ministero dell’interno, Cataldo Basile, Carmine Basile, Antonio Pilato, Maurizio Rudi.
Assunzioni in cambio di favori sessuali
Secondo le ipotesi di accusa Pallaria in qualità di dirigente Generale reggente del Dipartimento di Presidenza e della struttura Unità Organizzativa Autonoma “Protezione Civile” avrebbe pilotato l’assunzione di Giovanna Belvedere nell’Azienda Calabria Lavoro in cambio di favori sessuali. La procedura sarebbe stata completamente elusa: niente concorso pubblico, nessuna verifica sull’impossibilità di utilizzare risorse interne, nessuna necessità effettiva del profilo tecnico. Ad avallare l’operazione anche Giovanni Forciniti, allora dirigente di Calabria Lavoro. Quest’ultimo, su istigazione di Pallaria, avrebbe firmato un decreto in cui dichiarava il falso: l’ente non avrebbe avuto le risorse umane sufficienti per soddisfare la richiesta, sostenendo che la Belvedere fosse la persona maggiormente qualificata per ricoprire l’incarico
Le proroghe illecite dei contratti e il ruolo dell’ex presidente Oliverio
Ancora Pallaria, insieme ad altri dirigenti, tra cui Antonio Nisticò, avrebbe attestato il falso, la necessità di prorogare quattro contratti co.co.co, tra cui quelli di Marra, Rotundo, Rugolo e Russo. A istigare la proroga, anche l’allora Presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio, in un gioco di pressioni clientelari e favoritismi personali. Nel mirino anche l’uso personale dell’auto di servizio e dei rimborsi spese. Pallaria si sarebbe fatto accompagnare in fisioterapia e per motivi privati con l’auto della Protezione Civile, sottraendola al servizio pubblico. Non solo. Avrebbe chiesto rimborsi per un viaggio a Roma in realtà effettuato per incontri personali, alterando i fogli di missione e inventando finalità istituzionali.
Fatture false e taxi della moglie
Con la complicità della moglie Angelina Molinaro, Pallaria avrebbe anche chiesto un rimborso per un taxi mai preso: in realtà, a viaggiare era stata la consorte. Un comportamento sistemico che avrebbe portato un ingiusto profitto al dirigente.
Favori agli amici degli amici: il caso Stillitani
Nella rete anche l’imprenditore Francesco Stillitani, ex assessore regionale. Pallaria si sarebbe messo a disposizione per sbloccare un finanziamento da oltre 9 milioni di euro destinato alle sue strutture alberghiere. In cambio, soggiorni gratuiti, assunzioni pilotate e trattamenti di favore per amici e conoscenti del dirigente. Un vero sistema di scambio occulto tra potere e affari. Altro capitolo inquietante è l’intreccio tra Pallaria e il gruppo Vittadello, attivo nel settore dei rifiuti e delle dighe. Pallaria e Luigi Incarnato, liquidatore della Sorical, avrebbero ricevuto utilità e soggiorni pagati in cambio di agevolazioni negli appalti, come quello per la diga del Menta e per l’impianto di Alli a Catanzaro.
Finanza deviata: D’Alessandro e il sistema delle interrogazioni
Una vera bomba riguarda il ruolo di Ercole D’Alessandro, ex luogotenente della Guardia di Finanza in servizio al Goa di Catanzaro. Il militare è accusato di una lunga serie di accessi abusivi alle banche dati riservate su richiesta di imprenditori, conoscenti e amici, tra cui Cristian Pancotti e Nazzareno Rudi. Le verifiche sarebbero state giustificate con finalità istituzionali inesistenti, ma in realtà servivano a fornire informazioni riservate a fini privati o imprenditoriali. Le interrogazioni abusive sarebbero servite anche come merce di scambio o strumento di pressione. D’Alessandro avrebbe minacciato imprenditori con fotografie compromettenti, richieste di denaro o assunzioni. In un caso, avrebbe persino falsificato documenti giudiziari per simulare l’esistenza di indagini. Non mancavano attività di autoriciclaggio: secondo gli inquirenti, i proventi illeciti sarebbero stati reimpiegati da D’Alessandro in un bar a Catanzaro intestato formalmente ad altra persona, ma di fatto gestito con i fondi provento di corruzione e di concussioni.
Il collegio difensivo
Il gup del Tribunale di Catanzaro Sara Merlini ha fissato l’udienza preliminare il 9 dicembre prossimo e nel contraddittorio tra accusa e difesa, (rappresentata dagli avvocati Vincenzo Cicino, Lucio Canzoniere, Gregorio Viscomi, Enzo De Caro, Arcangelo De Caro, Vincenzo Ioppoli, Giuseppe Peluso, Francesco Gambardella, Sebastiano Flora, Francesco Alessandro Caruso, Ferdinando Palumbo, Antonio Lomonaco, Giro Pasquale Sepe, Francesco Iacopino, Crescenzo Santuori, Antonino Tillieci, Armodio Migali, Vincenzo Belvedere, Michele Di Iesu, Massimo Di Bella, Aldo Ferraro, Davide De Caro, Giuseppe Dametti, Giuseppe Rugolo, Vincenzo Comi, Vincenzo Gennaro, Salvino Mondello e Monica Giovenco), deciderà se accogliere o meno la richiesta formulata dai magistrati di mandare a processo gli imputati, sempre che nei termini di legge gli stessi non optino per il giudizio abbreviato.
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