Una vera e propria organizzazione aziendale ombra, secondo gli investigatori, avrebbe preso il controllo operativo di una serie di importanti appalti pubblici tra Sicilia e Calabria.
L’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Messina ha portato il gip ad applicare misure cautelari nei confronti di 12 persone: sei agli arresti domiciliari, ritenute dagli inquirenti figure centrali del presunto gruppo, e sei colpite dal divieto temporaneo di contrarre con la pubblica amministrazione.
Le contestazioni, formulate allo stato delle indagini, riguardano l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla gestione illecita della fase esecutiva degli appalti, con il coinvolgimento di imprese formalmente aggiudicatarie dei lavori.
Dalle autostrade ai cantieri pubblici: il sistema contestato
Nel mirino sono finiti lavori affidati da diversi enti, tra cui il Consorzio Autostrade Siciliane, il Genio Civile di Trapani, il Comune di Brolo e la Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Secondo la ricostruzione investigativa, le aziende vincitrici degli appalti avrebbero affidato parte delle attività a una struttura esterna non autorizzata, che avrebbe gestito direttamente:l’organizzazione dei cantieri; il reclutamento della manodopera; il reperimento dei mezzi; alcune forniture.
Tra le opere finite sotto osservazione figurano interventi di manutenzione sulle autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo, lavori sul torrente Pozzo a Brolo, interventi sul fiume Belice e opere per l’efficientamento energetico del Centro direzionale di Reggio Calabria.
L’ombra della criminalità organizzata
L’indagine è partita nel novembre 2021 da una denuncia presentata da un rappresentante di un consorzio di imprese, che aveva segnalato la presenza anomala in un cantiere pubblico di un imprenditore messinese già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa con riferimento alla famiglia dei barcellonesi.
Da quella segnalazione è nato un complesso lavoro investigativo fatto di intercettazioni, verifiche economico-finanziarie e controlli fiscali.
Il procuratore di Messina Antonio D’Amato ha definito quella denuncia “rivelatrice del concreto rischio di un’infiltrazione della criminalità organizzata tirrenica nel settore degli appalti pubblici”.
Forniture irregolari e denaro riciclato
Secondo gli investigatori, il presunto gruppo avrebbe utilizzato anche un sistema di false fatturazioni e autoriciclaggio per nascondere la provenienza delle somme movimentate.
Nel dettaglio, sarebbero state emesse fatture per forniture di carburante mai effettuate: i pagamenti venivano formalmente tracciati tramite bonifici, ma successivamente parte del denaro sarebbe tornata in contanti ai soggetti coinvolti, trattenendo una percentuale.
Il circuito finanziario ritenuto fittizio dagli investigatori ammonterebbe a circa 377 mila euro.
La sicurezza dei cantieri nel mirino
Oltre alla gestione degli appalti, gli investigatori hanno contestato presunte frodi nelle pubbliche forniture e irregolarità nella realizzazione delle opere.
Nei cantieri autostradali sarebbero state rilevate, secondo l’accusa, installazioni non conformi ai capitolati, materiali di qualità inferiore rispetto a quelli previsti e l’impiego di lavoratori irregolari.
La linea della Procura: difendere le risorse pubbliche
L’inchiesta punta ora a ricostruire l’intera rete di rapporti tra imprese, intermediari e soggetti ritenuti coinvolti nel sistema.
Le accuse sono ancora nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.












